
nominato cronista e segretario per le lettere latine dal re Juan II.
Subi il fascino della Commedia dantesca, da cui, oltre che dall'Enedie e dalla Farsalia, derivò suggestioni per il poema allegorico in ottave di dodecasillabi El laberinto de Fortuna: viaggio alla «gran casa» ultraretrrena, dove, guidato dalla Provvidenza in sembianza di bella donna, il poeta scorge la «màquina mundana», fatta di ruote e circoli denominati dai pianeti e popolati di spiriti. Dell'Alighieri, M. persegue anche la tendenza a riconnettersi con la vita terrena mediante episodi attinti alla leggenda o alla storia, che costituiscono la sezione artisticamente più felice del ponderoso lavoro e il primo tentativo di una celebrazione della vicenda nazionale. Meno valido l'incompiuto sermone rimasto Cœlus contra los pecados mortales; ma tutta l'opera di M., dallo stile vigorosamente personale, s'intorrida spesso di iperbati e di esotismi, illimpidendosi solo nelle zone di raggiunta poesia.