MEROVINGICA SCRITTURA e MINIA-TURA. - Con il nome di m. fu indicata dal Ma-billon la scrittura sviluppatasi nel Regno franco fino all'età di Carlomagno, e usata tanto per le scritture documentarie quanto per quelle librarie. Oggi si dà al termine un significato più ristretto, intendendo con esso la scrittura derivata in territorio franco lungo il corso del sec. vi dalla minuscola corsiva, usata particolarmente nella Cancelleria dei Merovingi e dei primi Carolingi, raramente adattata a forme librarie (semicorsiva m.); nella scrittura dei codici si ricono-scono invece tipi vari di precarolina (v. CURIALE, SCRITTURA), con influssi ora più o meno accentuati di m. Tra le scritture nazionali è quella di più breve durata: nel sec. IX sopravvive, accanto alla carolina, in alcuni diplomi regi e imperiali di esecuzione par-ticolarmente artificiosa; nel sec. X se ne trovano solo tracce sporadiche.
Nella formazione della m. l'elemento cancelleresco ha una parte preponderante: il frammento papiraceo della Omelie di s. Avito (Biblioteca nazionale di Parigi, ms. lat. 8o13, f. 15; prima metà del sec. vi), in cui i paleografi riconoscono il più antico esempio di tale scrittura, rivela un tipo di corsiva minuscola in evolu-zione, dove gli elementi merovingici sono accennati come tendenza più che fissati nella loro caratteristica. Questa canonizzazione degli elementi merovingici si opera invece nell'ambito della Cancelleria regia, con una spiccata ten-denza verso forme artificiose, con forte sviluppo dei tratti lunghi, specie superiori, abbondanza di legature talora assai complesse, inclinazione delle aste a sinistra, tratteggio ondulato o addirittura spezzato. Le lettere risul-tano molto strette, assai accostate tra loro e di grandezza ineguale. Particolarmente caratteristiche (v. tabella) sono: la a aperta, con i due tratti rigidi in alto: in legamento è tracciata spesso sopra il rigo e di minori dimensioni; la b, che presenta spesso sopra la pancia un tratto orizzontale, con cui si lega alla lettera seguente; la c, la quale accanto alla forma comune della minuscola ha una forma particolare come di due semicerchi sovrapposti; la d, quasi sempre di forma minuscola, con l'asta che discende sotto il rigo: la pancia rimane aperta in alto quando la let-tera lega con la precedente; la e, simile a un e greco, che sovrasta le altre lettere brevi e si lega a destra con una lin-guetta; la g, di tipo semiconicale, con la coda aperta e la testa ora ondulata, ora piegata ad anello verso sinistra; la h, dall'asta fortemente inclinata a sinistra; la i, sovente di forma allungata, verso l'alto in principio di parola, ver-solà il basso in legatura; la m e la n con le gambe molto accostate e l'ultima spesso ripiegata: la n conserva tut-tavia di frequente la forma maiuscola; la o, che presenta due apici, in continuazione della linea curva che descrive l'anello, da sinistra a destra, derivati dalla forma minuscola corsiva in legamento sia con la lettera precedente sia con la seguente: con il sec. VIII il prolungamento della curva di destra tende a sovrastare l'altro, sicché la o assume la forma di un 8 o di una d onciale; la r con l'elemento supe-riore curvo se isolata, rigido se in legamento; la t con il

\[
\begin{array}{c}
\text{(a. Malton.-Pertat.-Marichal. L'écriture latine de la capitale romaine à minuscule, Parigi 1939, taur. 7, 35)} \\
\text{MEROVINGICA SCRITTURA e MINIATURA - Diploma di Childel-} \\
\text{berto III, datato da Compiègne, il 23 dic. 695 - Parigi, Archives} \\
\text{nationales, K. 3, n. 9.}
\end{array}
\]
tratto orizzontale che ripiega a sinistra verso l'interno, ta-lora tracciando un vero e proprio anello: in legamento il tratto verticale si piega descrivendo un'ellisse dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra, mentre il tratto superiore s'incurva nella stessa direzione ma dal basso verso l'alto: ne risulta una specie di e le cui curve vengono chiuse dall'asta verticale della lettera con cui la t viene a legarsi; la u, a volte in posizione di lettera soprascritta.
Nei diplomi dei Carolingi, sotto l'influenza della minuscola carolina, gli elementi merovingici vengono via via attenuandosi. Negli atti privati la m. presenta in ge-nerale forme più libere; verso la fine del sec. VIII si rag-giunge però un'esecuzione più accurata, che si accentua al principio del sec. IX, finché anche qui la m. cede com-pletamente il campo alla carolina.
La MINIATURA. - Dato il carattere cancelleresco di questa scrittura, non si può a rigore parlare di m. M. Tuttavia si è soliti indicare con questo ter-mine l'ornamentazione dei codici franchi dei secc. VII e VIII e cioè la miniatura precarolina della Fran-cia. Essa del resto si limita a disegni decorativi intorno alle iniziali, ottenuti ora con semplici fregi, ora con elementi fantastici (soprattutto uccelli e pesci), in cui è evidente, specie per alcuni centri, l'influsso insulare. In genere l'ornamentazione spic-ca per vivacità di colori e per bizzarra di architet-ture, ma insiste sempre sugli stessi motivi, trattati per giunta con una tecnica piuttosto rozza. Tavole figure non compaiono nei codici franchi anterior-mente all'età carolingia.