M E Z U Z A H («stipite della porta»). - Rotolino di pergamena in una capsula di vetro o di metallo che si applica sullo stipite; contiene in ebraico i brani Dent. 6-4-9; 11, 13-21; il primo tratta dell'infinito amore per il Signore, il secondo del premio per l'obbedienza ai suoi voleri. La m. va applicata sullo stipite, a destra di chi entra, all'ingresso nelle case e nelle corti; restano quindi esclusi i magazzini, le stalle, le cantine, ma anche le sinagoghe e le scuole. I fedeli osservanti, sull'entrare, toccano con il dito la m. e si baciano poi il dito.

le corti; restano quindi esclusi i magazzini, le stalle, le cantine, ma anche le sinagoghe e le scuole. I fedeli osservanti, sull'entrare, toccano con il dito la m. e si baciano poi il dito.
(1st. Bellerini Fratini, Firenze) Meyerbeer, Jango - Ritratto da liturgiahi contemporanca.
Dal sec. III in poi, le credenze popolari ridussero la m. ad una specie di amuleto e perciò si aggiunsero vari nomi di Dio e di angeli. Maimonide (v.) nella sua opera Mano forte. Tra il popolo incolto, l'uso della m. non era ancora diffuso nel periodo talmudico. CARAITI (v.) non conoscono tale uso. Iscrizioni sugli stipiti erano in uso già presso gli antichi Egizi, e anche i maomettani usano collocare dei detti del Corano sugli ingressi delle case. Nell'ambiente ebraico si motivava l'uso della m. richiamandosi ai brani del Pentateuco di cui sopra.