MEZZAQUARESIMA

MEZZAQUARESIMA. - Per il rigore della Quaresima s'è introdotto l'uso d'inserirvi alla giusta metà

che cade di giovedì un giorno di baldoria carnevalesca. Un grande fantoccio, variamente adorno, figurante la vecchia, esposto sopra un palco della pubblica piazza o condotto in giro con un carro, e poi bruciato o segato (onde il nome di Segavecchia dato alla m.), tra il tripudio della moltitudine e in specie dei ragazzi, costituisce il centro della festa. In vari luoghi della Francia e dell'Italia settentrionale invece di una ci sono più vecchie, con le stesso carattere e la stessa fine. Il significato dell'usanza coincide con quello del bruciamento del carnevale: nel fantoccio sono idealmente concentrati tutti i mali, fisici e morali, della comunità, accumulati durante l'anno e con la sua distruzione si intende eliminarsi. Né di verso è il significato dell'uso, in quel giorno, nell'Europa nord-orientale di gettare dentro l'acqua un pupazzo rappresentante la morte. È dunque un rito di Capodanno, di eliminazione e di rinnovamento, anche se oggi il popolo non ne ha più la minima coscienza.

Carattere carnevalesco ha pure la baldoria di tale giorno, con la processione di carri dai quali comitive di bontemponi gettano aranci, confetti e coriandoli (Romagna), con balli, scene di soggetto allegorico o satirico (Reggio Emilia), con il testamento e la morte della Vecchia (Verona). Anche i cibi tipici della m. richiamano quelli del carnevale: i crostoli in Friuli, il polentone a Stradella (Piemonte). In Toscana si recitano befanate profane i cui personaggi principali sono il vecchio, la vecchia e il loro figlio, che si concludono con il segamento della vecchia: simili rappresentazioni avevano luogo anche nel veronese. Nelle Marche si usava fare la scampanata al donne attempate in cerca di marito. In Francia, al Passadena-Calais, si mettevano all'asta le ragazze: la cerimonia avveniva in un prato e le giovani venivano date in sposa al maggiore offerente. A Firenze tuttora i ragazzi attaccano delle scalette di carta nella schiena della donnicciole accompagnano lo scherzo con urla e beffe.

A Parigi e in tutta l'Italie, la festa era organizzata dalla corporazione dei lavandai, così pure a Monaco di Baviera gli apprendisti promessi lavandai portavano in processione una coppa-mastello e una botte di vino e andavano a brindare al re e ai maggiorenti della città. In questa occasione veniva eletta una regina di m. e in alcuni luoghi, come Bruges e Anversa, si fabbricavano dolci grandissimi raffiguranti il conte e la contessa di m. con evidente trasferimento di usi relativi al calendario. Ad essi possono anche ricondursi le gare dei balestrieri, i palii e le altre sfide di carattere guerresco in varie località della Francia, del Piemonte e altrove.

BML.: L. Maini, Dei sollazzi profani a m. ed in ispecie delle vecchie in Reggio di Lombardia, Reggio 1843 (con una Giunta all'opuscolo, Modena 1855); C. Pigorini Beri, Costumi e superstizioni dell'Appennino marchigiano, Città di Castello 1889, pp. 159-62; A. Balladoro, Folklore veronese: la vecchia, Torino 1912, pp. 257-58; M. Rossi, La caccia della morte a m. in una Sinodo boemo del 300, in Bilychius, 7 (1918), p. 153 seg.; P. Toscani, Romagna solitaria, Milano 1927, p. 17; F. Pfister, Deutsches Volkstum, in Glauben und Aberglauben, Berlino 1936; G. C. Pola, Falletti di Villafalletto, Associazioni giovanili e feste antiche, III, Torino 1942, pp. 232-37; G. Perusini, Uganze quaresimali friulane, in Ce fattu?, 23 (1947), pp. 29-32; A. Van Gennep, Manuel de folklore français contemporain, III, Parigi 1947, pp. 1064-68.