MICHEA (EBR. MIKHAH)

MICHEA (ebr. Mikhah). - Profeta di Giuda, nativo di Môrešeth, nella šéphélâh (Mi. 1, 14), a sud di Bejt Gibrin. Contemporaneo di Isaia, svolse la sua attività sotto i re (ibid. 1, 1) Ioatham, Achaz ed Ezechia (ca. 740-700 a. C.). Il libro dà solo i temi essenziali dei suoi oracoli; non si può pertanto, per discutibili criteri interni, ridurre l'attività di M. al solo Regno di Ezechia. M. molto contribuì alla riforma di questo pio Re (II Reg. 18, 3-7; cf. Ier. 26, 18 sg.); la caduta di Samaria (722) da lui predetta colpì fortemente quei di

Giuda, i quali dovevano temere la medesima sorte, loro minacciata egualmente da M. Così Ezechia poté operare la sua riforma senza gravi difficoltà (II Par. 30, 1-12). Essa però ebbe effetti e durata limitati.

Si è concordi nel rimettere gli oracoli dei primi tre capitoli un po' prima del 722; e inclini a ritenere quelli dei capp. 4-5 quasi contemporanei della riforma; mentre gli ultimi dei capp. 6-7 sarebbero anteriori ai primi (Van Hoonacker, A. Clamer, J. Chaine, ecc.) o posteriori ai secondi. È difficile precisare.

La religione popolare (sincretismo religioso, idolatria e depravazione morale), che aveva raggiunto nel Regno del nord la sua perversa perfezione al tempo di Osca, era già sviluppata in Giuda. Il patto del Sinai era inteso ormai alla stregua delle relazioni culturali esterne che legavano gli altri popoli con le loro divinità; un'obbligazione reciproca: sacrifici da una parte, impegno automatico di salvezza, di protezione dall'altra; basta la presenza del Tempio e l'immolazione rituale delle vittime, fatta in esso, per tener lontana da Giuda ogni minaccia (Mi. 2, 7; 3, 11). M., come gli altri profeti, combatte tale deviazione.

Il libro di M. fu composto dallo stesso profeta o da qualche suo discepolo (cf. Ier. 26, 18 sg. = Mi. 3, 11 sg.). Esso si divide in tre parti. La prima contiene l'annuncio della imminente distruzione di Samaria (Mi. 1, 2-9a): monito per quella di Giuda (ibid. 1, 5, 9b-16), cui ormai M. riserva il termine Israele, Giacobbe, quale unico erede del patto (ibid. 1, 14 sg.; 3, 1. 8b. 9a in stretto parallelismo con Sion, Gerusalemme, V. 10). Le colpe di Giuda, rapacità e violenze (ibid. 2, 1-6), non possono restare impunite, nonostante le assicurazioni dei falsi profeti (ibid. 2, 7-11). Un resto tuttavia si salverà e sarà ricondotto in patria da Jahweh (ibid. 2, 11 sg.). M. denuncia e attacca con veemenza i responsabili della depravazione morale di Giuda: capi e magistrati (ibid. 3, 1-4), falsi profeti (ibid. 3, 5 sgg.). Sion diverrà un mucchio di rovine (ibid. 3, 8-12).

Nella seconda parte la prospettiva è grandiosa e splendida: da Gerusalemme il patto si estende a tutte le genti (ibid. 4, 1-5 = Is. 2, 2-4); è il trionfo di Jahweh, realizzato contro la coalizione dei popoli (Mi. 4, 6-14 [Volg. 4, 6-5, 1]), ad opera del Messia, di stirpe davidica, che nascerà a Betlemme (ibid. 5, 3-4). Per esso, Giuda è liberato dal giogo straniero (ibid. 5, 5 sg.) e domina come-

Article illustration
[Non-Text]
[Non-Text]
(fot. Alinari) MICHEA - Il profeta M. Bassordievo di A. di Duccio (ca. 1455) - Rimini, Tempio Malatestiano.
[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

[Non-Text]

il leone sulle belve della foresta (ibid. 5, 7 sgg.; cf. Gen. 49, 9). Caratteristiche messianiche: pace sovrana e un culto immacolato (Mi. 5, 10-14).

Nella terza parte si ritorna alla depravazione di Giuda. Storia del patto del Sinai: benefici da parte di Jahweh, fedele alle promesse, e scelleratezza del popolo eletto (ibid. 6, 1-5). La quantità delle vittime (con l'insana pratica dei sacrifici umani presa dai Cananei: cf. F. Spadafora, Ezechiele, Torino 1948, p. 164 sgg.) è abortita da Dio; si ritorni alla pratica della giustizia e alla obbedienza ai precetti del patto (Mi. 6, 6 sgg.). Invece regnano la frode, le violenze, la menzogna (ibid. 6, 9-12); il castigo pertanto si abbatterà inesorabile (ibid. 6, 13-16). In vista di esso, la nazione lamenta la corruzione dei suoi figli (ibid. 7, 1-6); esprime in un canto, eco della poesia dei Salmi, la ferma speranza nella misericordia, nella bontà di Jahweh verso il suo popolo; le genti riconosceranno la potenza del vero Dio (ibid. 7, 7-20).

Il testo (spec. 1, 10-14) è il più corrotto tra i libri profetici, dopo quello di Oscar; e di poco aiuto sono le versioni. La critica riconosce l'autenticità della prima parte; ha alternative per la terza; si accaniva (specie la scuola wellhauseniana) contro la seconda. Oltre ai falsi postulati sull'essenza del patto del Sinai, e sugli studi della religione israelitica, questi critici incorrono in un errore di prospettiva: considerano il libro profetico alla stregua di un trattato dottrinale. E non si hanno invece che e brani di una predicazione varia e molteplice. Lo stile di M. è vivido e drammatico. Tanta fu l'impressione che produsse sui suoi contemporanei, che anche un secolo dopo gli anziani di Gerusalemme lo ricordano quale preclaro esempio di santa arditezza (Jer. 26, 17-19).

BIBL.: introduzioni: A. Clamer, s.V. in DThC, X, coll. 1652-68; J. Chaine, Introduction à la lecture des prophètes, 2e ed., Parigi 1932, pp. 79-84; H. Höpfl-A. Miller-A. Metzinger, Introduction, 5e ed., Roma 1946, pp. 516 sgg. Commenti (v. : PROFETI MINORI): J. M. P. Smith, Edinburgo 1912; J. H. Hennessy, Cambridge 1919; A. Posner, Fraccoforte 1924; G. W. Wada, Londra 1925; J. Lindblom, Helsinki 1929; G. Luzzi, La Bibbia, V. Firenze 1929, pp. 347-79. Studi: S. Protin, La Vierge-mère chez Michée (3, 2), in Rev. august., 15 (1909, 11), pp. 589-92; H. Hunkel, Der Micha-Schluss, in Zeitschrift für Semitistik, 2 (1924), pp. 145-78; P. Van Imschoot, Le prophète Michée et son temps, in Collat. Gaudon., 17 (1930), pp. 176-182; J. Jeremias, Moraseth-Gath, Heimat des Propheten M., in Palästina-Jahrbuch, 29 (1933), pp. 42-53; A. Skrinjar, Origo Christi temporalis et aeterno, in Verbum Domini, 13 (1933), pp. 8-16; K. Elliger, Die Heimat des Propheten M., in Zeitschrift des Deutschen Palästina-Vereins, 57 (1934), pp. 81-152; H.M. Weil, Le chapitre 2 de Michée expliqué par le premier livre des Bois ch. 20-22, in Revue de l'histoire des religions, 121 (1940, 1), pp. 146-161; A. Gil Ulecia, Imperio mesianico en la profecía de M., Saragezza 1941. Francesco Spadafora

ARCHEOLOGIA. - I sommi sacerdoti e gli scribi alla richiesta dei Magi dove era il neonato re dei Giudei risposero: in Bethlehem (nella [tribù] di Giuda perché così è scritto dal profeta: «e tu Bethlehem, terra di Giuda, non sei la più piccola tra i principi di Giuda, poiché da te uscirà chi dovrà reggere il mio popolo di Israele» (Mi. 5, 2; Mt. 2, 2 sgg.). Tale profezia fu rappresentata in un affresco del cimitero di Domitilla della fine del sec. IV, in un cubicolo indicato dal Bosio con il n. IV. M. barbato in tunica e pallio indica con la destra la città di Bethlehem (due edifici turriti); avanti ad essa è la Madonna con il Bambino.

BIBL.: A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1634, p. 355; Wilpert, Pitture, p. 185 e tav. 229. Enrico Josi
Cite this article

“MICHEA (EBR. MIKHAH).” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 558. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/michea-ebr-mikhah.