MICHELE SCOTO (Scotto). - Filosofo e astrologo, scozzese d'origine, m. ca il 1236.
Nel 1217 recava a compimento con l'aiuto d'Abuteus levita la Sphaera di al-Bitrûgi detto comunemente Alpetragio o Avenalpetras. Poco prima del 1220 tradusse dall'arabo il De animalibus di Aristotele, comprendendo sotto questo titolo i 10 ll. delle Hist. anim., i 4 ll. del De part. animal. e i 5 ll. del De genere animalium. A Toledo iniziò anche la traduzione del commento d'Averroè ad Aristotele. Dal 1220 fu in Italia alla Curia papale e quindi alla corte di Federico II, del quale divenne l'astrologo e al quale dedicò il suo commento alla Sphaera del Sacrobosco. Secondo il De Vaux, alla corte di Sicilia egli avrebbe tradotto la maggior parte dei commenti averroistici, in collaborazione con altri, e sarebbe stato inviato dall'Imperatore a far dono delle nuove traduzioni all'Università di Bologna. Nel 1230, dedicò a Federico la Avicenna (v.). Egli è autore anche di un trattato di Physionomia, di un De secretis naturae e d'altri scritti, per i quali si acquistò fama, oltre che d'indovino e d'astrologo, anche di negromante. Il commento Super auctorem Sphaere, ove all'esposizione letterale son frammezzate quacestiones sul testo del Sacrobosco, servì di modello nelle scuole a molti commenti che si fecero poi su opere di filosofia, di medicina, ecc.