MILLENARISMO

MILLENARISMO. — Errore escatologico, secondo cui Gesù Cristo deve regnare visibilmente

mille anni su questa terra, alla fine del mondo. Fu detto anche chiliesmo (dal gr. χιλιάς : migliaio). Secondo le diverse forme che l'errore assunse, gli avvenimenti della fine del mondo avrebbero una successione alquanto diversa. Per i più antichi propugnatori del m., il regno terreno di Cristo si inserirebbe tra la prima resurrezione, propria dei giusti (i soli partecipi delle gioie del regno millenario) e la seconda, riservata ai dannati, cui seguirebbe il giudizio universale e l'assegnazione eterna delle pene (inferno) e dei godimenti (paradiso). Presso i millenaristi posteriori vige una certa incertezza sulla cronologia del regno: alcuni lo ritengono antecedente al giudizio universale, altri successivo. Ma il punto capitale, in cui i millenaristi si dividono è costituito dai godimenti, che secondo alcuni sarebbero d'indole sensuale (m. carnale), secondo altri d'ordine spirituale (m. spirituale).

I. IL M. CARNALE. — Il m. carnale è di origine giudaica. Secondo un'antica tradizione rabbinica la storia del mondo si deve concludere nell'ambito di settemila anni, di cui i primi sei rappresenterebbero la prima parte della settimana mosaica (l'età premissa), l'ultimo il sabato, il millennio del riposo e della festa, in cui si sarebbe instaurato il regno messianico, nel pacifico godimento di tutti i beni temporali (ricchezze, soggezione di tutti i popoli, trionfo di Israele). Nel sec. II d. C. Cerinto (v.) applicò questa teoria al cap. 20 dell'Apocalisse di S. Giovanni e, peggiorando l'esegesi giudaica, asserì: «post resurrectionem regnum Christi in terris futurum ac rursus homines Hierosolymis degentes cupiditatibus et voluptati corporis obnoxios fore» (Caio Romano, in Eusebio, Hist. ecc., III, 28; PG 20, 274-75). L'errore ripreso, con leggere sfumature, nel sec. III da Nepote vescovo di Arsinoe e da Coracio (Eusebio, op. cit., 7, 27; ibid., 691), nel sec. IV da Apollinare di Laodicea (v.), fu confutato dai Padri e dagli scolastici; nel sec. XVI riapparve presso alcuni protestanti e fu largamente diffuso dai pietisti e da altre sette (mennoniti, mormoni, invigiani, avventisti).

II. IL M. SPIRITUALE. — Il m. spirituale ebbe origine da Papi, che, in opposizione a Cerinto, intese nel cap. 20 dell'Apocalisse un regno pieno di gioie spirituali anche se ricco di beni temporali (Eusebio, op. cit., III, 39; ibid., 374). S. Ireneo, seguace di Papi, annunziava che sarebbe venuto un giorno, nel quale «viene nascenut singulae decem millia palmium habentes et in uno palpite dena millia brachiorum... et cum apprehenderit aliquis sanctorum botrum, alius clamabit: botrus ego melior sum, me sum, per me Dominum benedic» (Adv. Haeres., 5, 33; PG 7, 1213). Questa forma di m., più o meno temperata, appare presso S. Giustino, Tertulliano, Commodiano, Vittorino di Petabio, Ilarione, Metodio di Olimpo, Zenone di Verona, e anche in S. Girolamo e in S. Agostino, i quali poi nella maturità rigettarono tale concezione (cf. F. Alcañiz, Ecclesia patristica et millenarismus, Granata 1933; l'autore simpatizza per il m. spirituale). Nel medioevo si verificò un fanatico ritorno a FIORE, IL (v.), Gerardo Segarelli (m. nel 1260), fra' Dolcino (cf. Dante, Inferno, XXVIII, 55-60) e Ubertino da Casale (cf. F. Callaey, L'idéalisme franciscain spirituel au XIVe siècle; Etude sur Ubertin da Casale, Lovanio 1911, pp. 121-31). Dalla fine del sec. XVIII non sono mancati teologi ed esegiti, che hanno fatto buon viso al m. mitigato: ad es., M. Lacunza (cf. A. F. Vaucher, Une célébrité oubliée: Le p. M. Lacunza y Diaz [1731-1801], Collonges-sous-Salève 1941), R. Eizaguirre (Apocalipsis interpretatio litteralis, Roma 1911), C. Morrondo (Estudios millenarios, Jaén 1922), I. Ramos (Summa iasogico-exegetica in libros N. T., II, Roma 1940, pp. 340-77), B. Ughi (La via, 2ª ed., Firenze 1949, passim: all'Indice 20 luglio 1950).

III. VALUTAZIONE

Il m. carnale, essendo diametralmente opposto allo spirito cristiano (cf. Mt. 22, 30; Rom. 14, 17; I Cor. 15, 50), fu rigettato fin dal suo nascere come un'eresia. Cerinto venne con

futato da Caio Romano e da Origene (De principiis, 2, 11; PG 11, 241). Nepote e Coracio furono con-vinti di errore da S. Dionigi di Alessandria (Eusebio, op. cit., VII, 24; ibid., 20, 691). Apollinare di Laodicea fu combattuto, anche in questo errore, dai più grandi scrittori cristiani dei sec. IV e V (Basilio, Gregorio Nazianzeno, Girolamo, Epifanio, Teodoreto). Anche il m. spirituale, che affascinò tante intelligenze, non gode di prova alcuna, anzi è direttamente opposto al'insegnamento dei simboli della fede (cf. Denz-U, 423), nei quali non si parla che di due venute di Cristo, quella in humilitate e quella in gloria, allo scopo di compiere il giudizio universale, cui seguirà immediatamente la retribuzione finale per ciascuno: Mt. 16, 27: «Filius hominis venturus est in gloria Patris sui cum Angelis, tunc reddet unicuique secundum opera sua». In questa prospettiva il millenario non può aver luogo.

Tali e altri argomenti biblici e patristici hanno indotto i più gravi teologi (s. Tommaso, IV Sent., 4, 43, q. 1, a. 3, qc. 1; s. Roberto Bellarmino, De Romano Pontifice, 1, 3, cap. 17) a considerare il m. mitigato come temerario, anzi erroneo. Recentemente il S. Uffizio (21 giugno 1944) ha dichiarato: «Sistema millenarismi mitigati tuto doceri non potest» (AAS, 36, [1944], p. 212; cf. G. Gilleman, Condamnation du millénarisme mitigé, in Nouvelle revue théologique, 67 [1945], pp. 239-41).

IV. ERRORI CONNESSI

In rapporto con il m. è la teoria dell'età aurea della Chiesa. Secondo un anonimo anglicano (Of the State of the Church to future age, Londra 1964) deve venire un tempo in cui, tolto di mezzo il papato e la prepotenza dei governi assoluti, sarà stabilita una decorazione universale civile-religiosa, in cui i cittadini godranno di una pace duratura, non turbata da alcun male fisico e morale, tutti protesi al godimento dei benefici arrecati dal progresso delle scienze e delle arti. Questo «sole dell'avvenire» attraversa l'attenzione di molte persone dall'anglicanesimo (ad es., Tommaso Newton, vescovo di Bristol) e nel sec. XIX fu largamente diffuso in Inghilterra da Waughan e in Francia da Agier (cf. E. Mèric, L'altra vita, II, trad. it., Torino 1927, pp. 393-411). Alla fine dello stesso secolo la rosa concezione fu accolta, con diverse modifiche (specialmente per quanto concerne le sorti del papato) da vari autori cattolici (ad es., Callegari, Courtrai, Bigou, Schneider, Caballero Infante, Alvarez Navarro). Alquanto diverso è il sistema del rinnovamento esocytologico, propugnato dal can. E. A. Chaubaty in tre ponderosi tomi (Etudes... sur l'avenir de l'Eglise catholique selon le plan divin ou la régénération de l'humanité et la rénovation de l'univers, Poitiers 1890-93). Alla fine del mondo gli uomini presenti ai cataclismi previsti dalla S. Scrittura sopravvivranno alla conflagrazione universale e daranno origine ad una progenie pura, senza peccato originale, destinata a costituire la nuova Gerusalemme, in cui regnerà visibilmente Gesù Cristo, coadiuvato dal suo vicario, il Papa.

Tali concezioni sono fondamentalmente erronee perché contrarie al concetto evangelico del regno di Dio in terra, in cui ci saranno sempre sofferenze (Mt. 5, 11; Lc. 9, 23; Io. 15, 20; Act. 14, 25; Rom. 8, 29) e imperfezioni (Mt. 13, 24-30, 47; Lc. 10, 3). L'opinione del Chaubaty è da ritenere un grave errore, poiché nega quanto è definito nel Concilio di Trento intorno al peccato originale, che intaccherà tutte le generazioni discendenti da Adamo (Denz-U, 792). Del resto l'opera del canonico andegavense fu posta all'Indice il 18 dic. 1896.

BIBL.: S. Drey, Observata quaedam ad illustrandam Iustini M. de regno millenario sententiam, Gmund 1814; H. Klee, De christianismo primorum saeculorum, Würzburg 1825; S. Lescour, Le règne temporel de Jésus Christ. Etude sur le millénarisme, Paris 1868; A. Chiappelli, Le idee millenarie dei cristiani, Napoli 1888; L. Abzberger, Geschichte der christlichen Eschatologie in derhalb der vornicänischen Zeit, Friburgo in Br. 1896; V. HERMON, Les phases successives de l'erreur millénariste, in Revue

des questions historiques, 69-70 (1901), pp. 353-88; L. Gry, Le millénarisme dans ses origines et son développement, Parigi 1904; E. Buonaiuti, Il tramonto del m. nella Chiesa d'Oriente, Roma 1913; T. Halusa, Das tausendjährige Reich Christi, Graz 1924; R. Janin, Le millénarisme et l'Eglise Grecque, in Echos d'Orient, 27 (1928), p. 201 sgg.; C. I. Plessis, Le sens de l'histoire. Les deux sieurs temps, Parigi 1936; C. Algermissen, La Chiesa e le Chiche, trad. it., Brescia 1944, passim; G. Bardy, Millénarisme, in D'Italie, X, coll. 1700-63; A. Piolanti, De novissimis, 3a ed., Roma 1950, pp. 156-63.