MILZIADE. - Scrittore cristiano del sec. II del-l'Asia Minore. Avversario letterario dei valentiniani (Tertulliano, Adv., 5) e dei monnastini (anonimo antimonantista, in Eusebio, Hist. eccl., 5, 17, 1).
Affermò contro i monnastini il principio, che un profeta non deve parlare in estasi (Eusebio, ibid.). Eusebio conosce di M. alcuni scritti apologetici, un'opera contro i Greci e un'altra contro i Giudei e finalmente una apologia della sua filosofia (= cristianesimo) di fronte ai governanti del mondo (Eusebio, op. cit., 5, 17, 5). Di tutti i suoi scritti niente è conservato.
MILZIADE, PAPA, santo. - Il Liber Pontificalis lo dice di origine africana. Il suo pontificato, utilizzando i dati forniti dal Catalogo Liberiano e dal Liber Pontificalis, ma correggendone gli errori, si può fissare dal 2 luglio 311 al 10 (11) genn. 314, quindi proprio negli anni che videro la vittoria di Costantino su Massenzio e l'Editio di Milano, la fine delle persecuzioni e la vittoria del cristianesimo.
Già nell'apr. 311 era stato promulgato da Galeorio l'Editio di tolleranza (Lattanzio, De mort. persecut., 34), che anche Massenzio, sebbene non l'avesse sottoscritto, applicò estensivamente, restituendo a M., per mezzo della prefettura urbana, i beni confiscati alla Chiesa romana all'inizio della persecuzione (s. Agostino, Brevic. Collat., III, 18, 34).
M. ben presto dovette occuparsi dello scisma donatista. Avendo i dissidenti richiesto a Costantino come giudici i vescovi della Gallia, l'Imperatore incaricò, con lettera, il Papa dell'esame della controversia (Eusebio, Hist. eccl., X, 5). M. celebrò nell'ott. 313, con la partecipazione di tre vescovi galli e quindici italiani, un conto, nel palazzo donatogli da Fausta in domum Fausta in Laterano, che riconobbe la regolarità dell'elezione e la validità dell'ordinazione di Ceciliano a vescovo di Car
tagine e condannò invece Donato, succeduto all'intruso Maggiorino nella sede cartaginese (Ottato di Milevi, De schismate donat., I, 23-24; s. Agostino, Brevic. Collat., III, 12, 24 e III, 17, 32). I donatisti non perdonarono mai a M. questa sentenza, e verso la fine del sec. IV lo accusarono di aver consegnato le Scritture e di aver offerto incenso nella persecuzione di Diocleziano, o almeno di «tradizione» indiretta, in quanto aveva conservato nel clero, ed inviato a ricevere la restituzione dei beni confiscati, due chierici rei di «tradizione», accuse che s. Agostino dimostrò infondate (s. Agostino, De unico baptismo, 27; Brevic. Collat., III, 18, 34-46).
Il Liber Pontificalis gli attribuisce decreti disciplinari e liturgici: il divieto di digiunare la domenica e il giovedì e l'introduzione dell'uso di portare alle varie chiese urbane una particella di Eucaristia consacrata dal Papa («fermentum»). Altri decreti gli sono attribuiti dallo Pseudo-Isidoro. M. fu sepolto nel cimitero di Callisto e il suo nome fu iscritto nella Deposito episcoporum al 10 genn.