MINA (ehr. mānēh; gr. μνᾶ; lat. mina o mna). - Unità di peso, usata nell'età biblica per l'oro (I Reg. 10, 17) e per l'argento (Esd. 2, 69; Neh. 7, 71) ed improntata al sistema ponderale babilonese, dove la m. (manā «contare») era di gr. 502,2 e corrispondeva ad 1/60 di talento (kg. 30,13) diviso in 60 sicli (gr. 8,37). La m. grave era il doppio. Presso gli Ebrei il talento valeva pure 60 m., ma soltanto 3000 sicli (in luogo di 3600, cf. Ex. 38, 25-27), riducendo così la m. a 50 sicli come in Siria ed a Rās Šamrah.
In alcuni testi legislativi si è conservata la traccia dell'antica m. di 60 sicli (Ex. 21, 32), mentre nei testi deuteronomici sembra doversi riconoscere l'uso corrente della m. di 50 sicli. Ez. 45, 12 sembra voler riportare, con un computo un po' strano, la m. di uso corrente di 50 sicli al valore primitivo di 60 per l'uso del Santuario. I pesi di pietra e di piombo con o senza iscrizione, ritrovati durante gli scavi, non permettono alcuna approssimazione, perché di uso locale, e diversi per età.
Nel tempo ellenistico il talento attico usato in Palestina (I Mach. 11, 18) sembra diviso in m. 60 o drame 6000 (ibid. 14, 24; 15, 18; Lc. 19, 13-25) e quindi il valore della m. di 10 drame. Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., 14, 7, 1) scrive che il talento del peso di 43 kg. era diviso in 50 m., ciascuna del valore di ca. 2 libbre e mezza romane.

Milziade, papa, santo - Medaglione della serie dei papi nella basilica di S. Paolo (sec. ix) - Roma.