MINISTRO DELLA CAPPELLA PONTIFICIA. - Si chiama più propriamente ministro assistente alle sacre funzioni (v. ANNO. Pont., 1951, p. 912). Oltre al monsignore sacrista di S. Santità, sono annoverati tra questi ministri (cost. Pro pastorali officii di Alessandro VII, in data 10 dic. 1655), con il titolo specifico di ministri sacri alla Messe della Cappella pontificia, tre canonici delle patriarcali basiliche, e cioè quello di S. Giovanni in Laterano, come prete assistente, quello di S. Pietro, come diacono, quello di S. Maria Maggiore, come suddiacono.
Due dei cantori pontifici, quando erano anche capellani del Papa e suddiaconi apostolici, ministravano come diacono e suddiacono nel solenne Pontificale del Papa e nelle altre Messe celebrate da cardinali e da vescovi nella Cappella papale; ciò, però, avveniva prima della cost. Nuper, certis ex causis di Alessandro VII (26 ott. 1655), poiché con questa costituzione il Papa affidò le funzioni di suddiacono apostolico agli uditori di
Rota, già cappellani del papa, e le funzioni di accolito ai prelati votanti della Segnatura Apostolica (cf. cost. Ad incrementum decoris, di Pio XI, 15 ag. 1934: AAS, 26 [1934], p. 497 sgg.).
I cappellani comuni di S. Santità sono anche m. delle c. p. ed inservienti di esse e vi esercitano l'ufficio di accoliti ceroforarii (v. FAMIGLIA PONTIFICIA).