FAMIGLIA PONTIFICIA. - È la famiglia, in largo senso, del Romano Pontefice, come capo di tutta la Chiesa, e perciò stesso rivestito di prerogative sovrane.
I. NOZIONE
Si compone di persone ecclesiali, stiche e laiche, addette al servizio personale e domestico del Sommo Pontefice, siano esse effettive o d'onore: da qui la distinzione tra familiari di numero soprannumerari. Questa f. p. è proporzionata all'importanza del Capo della Chiesa cattolica e del Sovrano dello Stato della Città del Vaticano.La f. p. ha la sua gerarchia interna e la qualifica di famigliare del papa è assai onorevole. Suole chissi morsi anche Corte pontificia, sebbene il vocabolo sia meno adatto, venendo piuttosto adoperato per i sovrani temporali: ed a volte in senso ambiguo sotto il nome di Corte romana ROMAGNA (v.) che invece indica ben altra cosa. A questa confusione si presta il fatto di una comune origine storica; una vera distinzione si fa solo più tardi percettibile tra f. p. e Curia Romana. Anche il fatto, ancora attuale, che molti membri della Curia Romana fanno parte della f. p. favorisce lo scambio dei termini. Era logico che gli ecclesiastici ed anche i laici, presenti in palazzo, prendessero parte alle funzioni sacre che vi si celebravano, specie quando era presente o celebrava lo stesso pontefice. Da ciò l'altro termine di Cappella pontificia (ben distinta dalla Cappella musicale pontificia) per dicere il complesso di ecclesiastici e laici, partecipanti al servizio liturgico solenne, a cui è presente o potrebbe essere presente il Sommo Pontefice (Cappella papale).
II. NOTIZIE STORICHE
La prima memoria storica, contenuta nel 1882, è la prima memoria storica completa, che è stata dall'Ordo Romanus. I. sec. VIII (cf. M. Andrieu, Les Ordines Romani, II, Lovanio 1948, pp. 38-45). Vi vengono ricordati diversi funzionari, dal vice-dominus, capo della f. p., al primicerius, cui era emanato la direzione del personale, al sacellarius, incaricato della cappella, al paraphonista, direttore del canto, al vice-dominus, incaricato delle udienze, al primicerio dei noti apostolici, al primicerio defensorum, ai veteranari, addetti alla custodia del guardaroba e spesso quindi anche terzi, agli ostari e portieri, agli aventi cura dell'alimen-tazione della casa, al prior stabuli, sovraintendente alle scuderie.FA

MIGLIA PONTIFICIA. - Il prefetto delle cerimonie pontificali.
Il mantenimento della f. p. era fatto con le offerte dei pellegrini, le entrate del ducato di Roma, praticamente amministrato dai papi, e con le entrate provenienti dai possedimenti che la S. Sede aveva nel sud ed in Sicilia. A difesa del patrimonio ecclesiastico si trova nel sec. IX costituita una milizia pontificia. Le ulteriori notizie che hanno della f. p. sono anch'esse dell'epoca carolingia. A capo si trova ancora il vicendiminus (vicendimino), da cui dipendevano i cubiculari (cambellani), i cellerari (cellerari), gli stiratori (scudieri). Il nomenclator è il grande maestro delle cerimonie, il vestiarius o prior vic-tuari è il tesoriere. Gli impiegati della Cancelleria sono chiamati notarii o scrimari, fra cui importanti i notarii regionali; i primi due del gruppo, il primicerius e sen-tu-dicerius erano nel numero dei grandi dignitari della Chiesa. Al primicerius succederà più tardi il primicerius, come capo della cancelleria. Addetti all'amministrazione sono l'arcerarius (cassiere) e il sacellarius (pagatore), che hanno alla loro dipendenza un corpo di causidici, chierici e laici. I chierici daranno poi vita al corpo dei sette giudici palatini (primicerius, secundicerius, arcarus, sacellarius, pro-toscurius, primicerius defensorum, nomenclator). Ci vengono ancora ricordati il consiliarius e l'ordinator, figure presto scomparse dalla f. p. L'insieme delle persone di palazzo sono ricordate col nome di familia s. Petri, per quanto sembri che il vocabolo avesse un significato più vasto come sinonimo di burocrazia ecclesiastica.
Con l'estendersi dello Stato pontificio e degli affari ecclesiastici la f. p. crebbe progressivamente.
In un documento del 19 anno di pontificato di Niccolò III (1277) vien dato il quadro della composizione della f. p. (P. L. Galletti, Memorie di tre antiche chiese di Rieti, Roma 1765, pp. 171-83); sono ricordati il camer-lengo, ora a capo dei SS. Palazzi, 5 maestri di camera, l'ultimo dei quali è l'auditor camere, il vice cancelliere, il marescalus rusticus, ecc. E inoltre vengono ricordati i: domicili, camerari, cappellani, cubiculari, ostarii mai-
res et minores, officiales domicilii, servientes nigri et albi, cursores; si fa pure menzione della; cancellaria, elenostyna, coquina magna et parv, maverstalia alba et nigra.
- maggior sviluppo della f. p. si ebbe durante il periodo avignonese (1306-76), in cui affluirono a corte anche molti vescovi e abati, tanto che innocenzo VI (1352-62) si sentì in dovere di rinviarli alle proprie dimore. Durante questo periodo la direzione della f. p. è affidata al magister sacri hospitii Palatii Apostolici, che è un laico, essendo stato il cardinal camerlengo dispensato dal risiedere a corte (cf. S. Fantoni Castrucci, Istoria d'Avignone, Avignone 1678, p. 163 sgg.). Ma appunto per non lasciare la f. p. in mano un laico, Martino V istituì la prefettura del S. Palazzo Apostolico, affidandola ad un ecclesiastico. Ma il prefetto sotto Urbano VIII avrà il titolo di maggiordomo pontificio, a volte prefetto dei SS. Palazzi maggiordomo saranno due cariche distinte.
Per il sec. XV si riscontra una descrizione della f. p. nel manoscritto dal titolo Ministeria et officia domus pontificalis Pii II anno MCCCXLV da cui il Marini trasse e pubblicò uno stato del personale (cf. G. Marini, Architavi pontifici, II, Roma 1825, p. 152 sgg.). I familiari di prima categoria erano 63, ciascuno con propri familiari; quelli di seconda categoria assai di più. Tra i primi si trova un cipriano (poi segretario della Cifra), ma la sua esistenza alla corte pontificia dev'essere assai anteriore.
La collezione dei registri pontifici, completa da Paolo IV (1555) in poi, ci dà man mano lo stato ed il progresso della f. p. nei secoli successivi. Sotto il medesimo Pontefice facevano parte della f. p.: 10 prelati; 6 segretari; 11 presidente della Camera apostolica, il confessore, il maestro di camera; 5 camerieri di rango superiore; 12 altri camerieri con due domestici ciascuno; 24 altri camerieri, appartenenti alla nobiltà con un servitore ciascuno; 5 aiutanti di camera; 7 medici; 1 farmacista; 1 gran panettiere; 24 cappellani; 2 piombatori; 3 scudieri trincianti; 28 scudieri semplici; diversi impiegati come sensali, corrieri ecc.; 50 palafrenieri; 2 mazzieri; 2 mastri uscirei de virga rubae; uscirei; revisori delle suppliche; orologiai; computisti, bibliotecari; copisti per manoscritti latini, greci ed ebraici, ecc.; complessivamente sulle 800 persone, che con altri impiegati vari portavano ad un migliaio il numero degli appartenenti alla f. p. Questi, almeno in parte, seguivano il Pontefice anche nei suoi viaggi (cf. G. Moroni, Dizionario di erudizione storico ecclesiastica, XCVII, pp. 279-84). Prendevano vitto a corte e venivano ricompensati in natura fino ad Urbano VIII, che vi sostituì parzialmente il pagamento in denaro, reso esclusivo poi da Pio VI.
III. STATO ATTUALE DELLA F. P. - Il CIC non ha apportato alcuna modifica negli uffici di Palazzo. Il can. 328 dichiara: «Circa i famigliari del Romano Pontefice, sia che godano o no del titolo di prelato, si deve stare ai privilegi, alle regole ed alle tradizioni della f. (domus) p.».
Privilegi, regole e tradizioni sono contenute principalmente nelle costituzioni di: Pio IV Circumspedta del 12 apr. 1562; Gregorio XV Venerabili fratii del 23 marzo 1621; Alessandro VIII Venerabilibus fratribus del 12 gen. 1690; Innocenzo XIII Venerabilibus fratribus del 26 maggio 1721; Benedetto XIII, Circumspedta Romani del 15 dic. 1724; il breve di Pio VI del 22 giugno 1775; il suo chirografio del 6 apr. 1775; il mato-proprio di Pio VII del 3 maggio 1800; quello di Leone XII del 23 nov. 1824; di Gregorio XVI del 10 dic. 1832; di Pio X del 21 feb. 1903 (cf. Bullarium Romanum... ed. Taurinensis, VII [1862], p. 110 sgg.; XII [1867], p. 509 sgg.; XX [1870], p. 231 sgg.; XXII [1871], p. 120; Bullarii Romani continuati, VI [Prato 1847], pp. 106 sgg., 35 sgg.; VII [IV 1850], p. 9 sgg.; VIII [IV 1854], p. 12 sgg.; Acta Gregori XVI, ed. A. M. Bernasconi, I [Roma 1901], p. 203 sgg.; Pii X Acta, II [IV 1907], p. 26 sgg.; P. Gasparri, Codices turis canonici fontes, III, Roma 1925, p. 633). Le funzioni dei membri principali della f. p. sono normalmente trattate alle rispettive voci; si darà qui una visione di insieme, accennando a quelle figure che non hanno altrove una trattazione propria.

1. Il ruolo della f. p. si apre con i cardinali palatini, che sono i primi familiari del Papa: infatti essi (v. Roma, a. 1724), sono notati per i primi sotto il titolo: f. p.
S. Gregorio III, nel 735, vedendo che i cardinali diaconi regionari da 7 erano divenuti 14, ne aggiunse altri 4 con il nome di cardinali palatini; questi dovevano assistere il Papa mentre celebrava nelle Basiliche Lateranense e Vaticana e cantare il Vangelo nel Laterano. I cardinali palatini perdettero poi la loro primitiva funzione e assunsero le principali cariche nella f. p., che prima erano esercitate da prelati. Si comprendevano negli antichi ruoli del Palazzo Apostolico i cardinali palatini che fossero registrati nella classe dei camerieri segreti partecipanti.
I cardinali palatini che vengono designati da ogni nuovo papa, a meno che non confermi quelli del suo predecessore, variarono spesso di numero. Vi furono così compresi il datario, il segretario di Stato, il segretario per gli affari di Stato interni, il segretario dei nemici, il segretario dei brevi pontifici, nonché i cardinali nepoti. Il prelato uditore dei papa, se elevato alla porpora, conservando la qualifica di cardinale produttore, era considerato palatino, e così anche il bibliotecario, qualora risiedesse nel Vaticano. Quando Pio IX assegnò la prelatura dei SS. Palazzi Apostolici ad un cardinale (il 1 nov. 1848 la conferì al card. Antonelli) creò un altro cardinale palatino.
Attualmente i cardinali palatini sono due: il datario di S. Santità ed il segretario di Stato.
2. Il distintissimo numero di ecclesiastici e laici, che ora si prenderà in esame costituisce quella che viene in linguaggio aulico chiamata la nobile antica-mestra segreta (Camera secreta SS.III Domini Nostri Papae). Con questa denominazione si svolgono in-
dicare i primari ed intimi ministri famigliari del papa, che hanno posto nell'anticamera segreto e nelle altre diverse e distinte anticamere del Palazzo Apostolico.
Questa denominazione non deve essere molto antica, dato che il Lunedoro nella sua Relazione della Corte di Roma (Roma 1664) non accenna ad essi, e lo Zaccaria nella sua Ratio instii. studi riutalis, art. I (v. RITUALISTI, Faenza 1787) nomina la camera segreto del papa dove tratta degli uffici propri del palazzo papale. Nel Diario di Roma, iniziati a pubblicare nel 1716, si chiama ripetutamente camera segreta la generalità delle persone addette al servizio immediato del papa.
I primi componenti l'anticamera segreta hanno anche la qualifica di prelati palatini ed i primi tre il titolo di eccellenza reverendissima e sono: i maggiordome di S. Santità (Praefectus Palatii Apostolici), il maestro di camera (Praefectus Cubiculi Secreti Pontificis), che attualmente esercita anche le voci del maggiordome; l'uditore di S. Santità (Anditor SS.ni D.ni Nostri Papae), le cui funzioni sono demandate al segretario del Tribunale della Segnatura Apostolica, ed il maestro del S. Palazzo Apostolico (Magister S. Palatii Apostolici).
La carica laica più importante della f. p. è quella del gran maestro del S. Ospizio (Magister S. Hofspiti), che, ereditariamente ricoperta dalla famiglia Conti, per estinzione di questa passò ai Rùspoli, che egualmente la godono come carica ereditaria. Benedetto XV, con lettera apostolica del 28 maggio 1916 (AAS, 9 [1916], p. 72) separò la carica di maestro del S. Ospizio dall'ufficio di cubiculario intimo e dal numero dei camerieri di spada e cappa, di cui è il primo, lo costituì in proprio e singolare ordine il giù attribuì il titolo di gran maestro. Per decreto della S. Congregazione del Cerimoniale, del 29 apr. 1886 (cf. A. Rùspoli, Del maestro del S. Ospizio Apostolico, Vignanello 1925, pp. 71-75), spetta al gran maestro il ricevere, l'assistere, il servire reali personaggi o capi di Stato, che con solennità si recano all'udienza del sommo pontefice. Egli è il solo laico della corte nobile che abbia posto nella Cappella papale, ove nella quadratura, formato dai banchi, riservati ai cardinali, rimane in piedi presso il banco dei cardinali diaconi. Avendo affidata la custodia della detta cappella di dei costi storici pubblici, che debbono regolarsi e ad instar cappellae, ha anche il titolo di Custos S. Sacelli (v. S. Congregazione del Cerimoniale del 30 maggio 1901). Supplico in loro assenza i principi assistenti al Soglio. Ogni qual volta, in forma pubblica, si reca ad esercitare il suo ufficio, il gran maestro è accompagnato da quattro Svizzeri. Riceve la sua nomina, fatta dal sommo pontefice, con gli eletti del segretario di Stato e poi gli si spedisce il breve apostolico.
3. La classe dei cubiculari (syncelli), ecclesiastici, ai quali spetta il titolo di monsignore (all'elemosinio) e segreto ed al segretario della Cifra, anche quello di eccellenza reverendissima, ora chiamati camerieri segreti partecipanti, si inizia con l'elemosinio segreto (v. SANTITÀ), il segretario dei Brevi ai principi (Pro litteris in forma brevi ad Principes Secretarius; V. SEGRETERIA DELLE LETTERE LATINE), il segretario della Cifra (Notarum arcanarum S. P. Secretarius vulgo cifrarum Secretarius; V. SEGRETERIA DI STATO) ed il segretario delle lettere latine (Litterarum latinarum Scriba seu Secretarius; V. SEGRETERIA DELLE LETTERE LATINE).
I camerieri segreti partecipanti, prestando servizio direttamente presso la persona del papa, partecipavano anche alla sua mensa, di qui il loro nome. Alcuni di essi ricoprono le tre cariche stabili di: coppiere (pincerna),

Famiglia pontificia - Cameriere segreto di spada e cappa.
segretario d'ambasciate (munitis) e guardaroba (vestinius). Al coppiere incombe assistere nei pranzi solenni il sommo pontefice e porgergli le bevande; tiene la palma e la candela del papa nelle funzioni; in mancanza del maestro di camera ne fa le voci e ne esercita tutte le funzioni. Al segretario di ambasciate spetta presentare gli omaggi ed i doni che il pontefice soleva inviare ai sovrani, residenti in Roma, ai cardinali e spesso anche agli ambasciatori, al momento della loro partenza. Al guardaroba appartiene la custodia delle robe del sommo pontefice, per cui, ora, formalmente reca il cappello rosso (galero) ai novelli cardinali. Un quarto cameriere segreto partecipante non ha funzione particolare pubblica, ma è a disposizione del papa. Questi camerieri segreti talvolta furono tesorieri segreti a divano perciò i donativi e le elemosine particolari; alcuni furono segretari intimi (come ad es. nel pontificato di Pio XI) e bibliotecari domestici e molte volte esercitarono l'ufficio di scalchi segreti. Il loro numero variò a beneplicato dei pontefici. Prestano servizio per turno settimanale ed il loro ufficio cessa con la morte del pontefice. È cameriere segreto partecipante il sacrista (Praefectus Sarari Apostolici) ed il sottodatario di S. Santità (v. DATARIA APOSTOLICA), quando la carica è ricoperta.
4. Seguono, poi, altri camerieri segreti partecipanti laici, che dal loro vestito assumono il nome di camerieri segreti di spada e cappa partecipanti. Sono contraddistinti ognuno da uno speciale titolo, che, per secolari privilegi, è creditario in alcune delle prime famiglie nobili di Roma (Massimo, Barberini, Sacchetti, Serhupi Crescenzi, ecc.). Si ha così il foriere maggiore dei SS. Palazzi Apostolici.
(Ferrius maior), il cavalierizzo maggiore di S. Santità (v. Praefectus stabili), il sopraintendente generale alle poste (Praefectus tabellariorum), i latorii della rosa d'oro (v. ROSÁ D’ORO), il segretario di ambasciate. Sono innoverati tra questi camerieri segreti l'esente delle guardie nobili di servizio ed il colonnello della guardia svizzera.
Il sopraintendente generale alle Poste in antico veniva chiamato praepositus cursus publici; aveva sotto di sé in tutto lo Stato pontificio le staffette, i corrieri straordinari; sopraintendevano alle poste per il cambio dei cavalli; accompagnava il sommo pontefice nei viaggi, apriva i chiudeva lo sportello della carrozza pontificia. Si recava incontro ai sovrani, che venivano a Roma, fino verso i confini dello Stato. I papi, a cominciare da Sisto V, emanarono varie costituzioni per regolare le sue prerogative. Aveva poi affidata la sopraintendenza del servizio postale presso il Ministero delle finanze e le sue attribuzioni furono stabilite nel motu proprio di Gregorio XVI del 1840 (Acta Gregori XVI, IV, Roma 1904, p. 373).
I latorii della rosa d'oro, sono due principi romani, ai quali è affidato dal sommo pontefice l'incarico di rimettere la rosa d'oro, pontificio contrassegno o di particolare devozione a chiese cattedrali e santuari insigni, e di stima e di paterno affetto a cattolici sovrani e sovrane, principi e principiose, prodici capitani e personaggi, benemeriti della S. Sede, a repubbliche e città illustri parimenti cattoliche. Il 30 giugno 1948 Pio XII (AAS, 40 [1948], p. 345) istituiva un nuovo cameriere segreto di spada a cappa partecipante, conferendogli la carica di segretario d'ambasciate, lasciando al suo cameriere segreto partecipante ecclesiastico (munius) la stessa qualifica.
Il foriere maggiore dei SS. Palazzo Apostolici (Ferrus maior) è un ufficiale palatino, che con rango di cameriere segreto di spada e cappa partecipante appartiene alla famiglia nobile pontificia e fa parte di quella camera segreta, che precede e segue il papa, quando con solennità esce dai suoi privati appartamenti. L'origine di questa carica, che con la denominazione di Florinus Pelati trovasi già in un codice dei tempi di Alessandro V (I+09-10), cf. G. B. Gattico, Acta selecta caeremoniale S.R.E., Roma 1752, p. 268), deve con quasi certezza stabilirsi tra la fine del sec. XIV ed il principio del sec. XV. Tale carica fu anche ricoperta da un eccellente attuale amante e goduta in modo ereditario dalla famiglia dei marchesi Sacchetti. Al foriere maggiore, capo della floreria, appartiene la sopraintendenza delle fabbriche, delle acque e delle suppellettili del Palazzo. Spetta anche al foriere maggiore il precedere il sommo pontefice nei viaggi, la sovrintendenza di questi, il preparare gli alloggi e tutto l'occorrente sia al papa che alle sue carte. Attualmente il foriere maggiore ha un coadiutore che è della stessa famiglia Sacchetti. Nella floreria è coadiuvato da un reggente la floreria, e dai commessi. Le sue attribuzioni sono fissate nei motu proprio nei regolamenti che i sommi pontifici emanano per provvedere al retto funzionamento della loro floreria. Attualmente esse sono determinate dal regolamento di Leone XIII del 1882.
5. Seguono poi nell'ordine di precedenza della f. p. i prelati domestici (antistites urbani, V. prelati).
6. Seguono, poi, le Guardie nobili pontifice di cui il comandante, i tenenti e gli esenti sono camerieri segreti di spada e cappa partecipanti.
7. Sono pure camerieri segreti, ma ecclesiastici, i componenti di Collegio dei maestri delle cerimonie pontificali. In un documento del 710 si trova che in quell'epoca esistevano sotto il nome di Ordinatores, posteriormente vennero chiamati Clerici caeremoniarum, nel 1563 con un breve di Pio IV del 10 maggio cambiò uno questo nome ed assunsero l'attuale di Magistri caeremoniarum apostolicarum. Oltre a regolare le cerimonie papali essi assistono i cardinali di S. R. C. per solenni funzioni, cerimonie, ecc.; poiché il prefetto delle cerimonie assegnò a ciascun cardinale un cerimoniere pontificio. Fanno parte in qualità di notari, delle missioni pontificali, che accompagnano i cardinali legati del papa. Celebri sono i diarii e delle cerimonie papali, che i cerimoniere sono nove: i primi cingue sono - ex numero, - soprannumerari - gli altri. Nella cingue il Prefettus seu Antistes caeremoniarum, che è eletto dal sommo pontefice con speciale breve, ha rango di prelato domestico di protonotario apostolico - ad inserto nell'accampamento - nell'assistere il papa si pone sempre alla sua sinistra. Regola nelle funzioni tutti i movimenti, veglia sulle azioni dei maestri delle cerimonie e suggerisce al papa, quando occorra, il da farsi. Nei consistori intima a chi di ragione d'avvicinarsi al trono pontefice, di recedere da esso e di uscire dalla sala del consistorio (l'extra omnes), Le funzioni, i consistori sono intimati con scheda (intimatio) stampata, sottoscritta dal prefetto delle cerimonie. Gli ampi privilegi dei maestri delle cerimonie (anche essi hanno titolo di monsignore) furono confermati da Benedetto XV con decreto della S. Concessione del Cerimoniale del 27 giugno 1917. Essi non cessano alla morte del sommo pontefice, anzi durante la Sede vacante funzionano da camerieri partecipanti.
8. L'ultima classe dei camerieri segreti ecclesiastici è quella dei soprannumerari, il cui nome precece è a camerieri segreti soprannumerari di S. Santità (cubicularii inimici seu secreti). La loro istituzione è senza dubbio, come si è visto, antichissima; notizie certe però se ne hanno solo ai tempi di Urbano VIII. Dal pontificato di Pio VI prestato servizio nell'anticamera segreta e nelle cappelle e funzioni senza rimunerazione. Per il servizio di anticamera dipendono dal maestro di camera, per le altre funzioni da mons. maggiordono. Vengono nominati con biglietto della segreteria di Stato - cessano alla morte del pontefice. Spetta anche ad essi il titolo di monsignori.
9. Vi sono poi i camerieri segreti laici, che dal loro abito assumono il nome di camerieri segreti di spada e cappa (cubicularii inimici ab esse et lacerna), che si distinguono da quelli partecipanti, di cui si è già parlato, perché quelli hanno uffici ed attribuzioni proprie. La loro istituzione rimonta al sec. XVI (1573) secondo il Manuel des dates (Parigi 1839, camerieri segreti); al 1592, secondo F. Buonanni (s. V. Gerarchia ecclesiastica, Roma 1742). Hanno grado di ufficio di veri ciambellani sia in Corte che nelle funzioni celebrate dal sommo pontefice. Sono distinti in camerieri di numero, che sono quattro (essi sono nominati a vita dal sommo pontefice con biglietto della Segreteria di Stato e fanno servizio anche in tutto le cerimonie, che si svolgono in sede vacante) ed in camerieri soprannumerari, che coadiuvano i quattro suddetti in anticamera e in altre funzioni. Tutti i camerieri segreti di spada e cappa devono essere nobili o almeno distinti per posizione sociale. Il loro abito di chiesa è quello nero alla spagnola, hanno per il servizio di anticamera l'abito civile.
10. Seguono i camerieri d'onore ecclesiastici e laici. a) Primi di essi sono i camerieri d'onore in abito paonazzo, istituiti in epoca recente, benché non nettamente precisata (già erano numerosi al tempo di Benedetto XIV, 1740-58). Essi sono distinti con la qualifica di cubicularii honoris e prestano servizio nell'anticamera d'onore (sulla del trono). Accompagnano il sommo pontefice alla Basilica Vaticana in occasione di funzioni. Godono del titolo di monsignore e delle stesse insegne e dei medesimi privilegi dei camerieri segreti, che però seguono nel rango delle precedenze di Corte. Cessano alla morte del pontefice, che li nominò. b) Vengono, poi, i camerieri d'onore «extra urbem» (cubicularii honoris extra urbem), di recente istituzione, attribuita a Pio VI. Essi hanno insegnato e privilegi simili ai precedenti, ma il loro impiego è limitato alle residenze «extra urbem», affinché, ovunque il sommo pontefice trovi i suoi camerieri d'onore, che gli prestino servizio di Corte. La loro carica cessa alla morte del sommo pontefice, che l'ha conferita. c) Gli ultimi camerieri d'onore sono laici, che dal loro vestito assumono il nome di camerieri d'onore di spada e cappa (cubicularii honoris ab esse et lacerna). A causa delle devastazioni su-
bite dagli archivi pontifici la loro origine, pur essendo antichissima, è imprecisata, loro notizie certe si hanno sotto Paolo IV (1555). Nelle loro insegne che portano a forma di collana hanno sigla differente dai camerieri segreti e rango inferiore in Corte. Sono anche essi distinti in camerieri d'onore di numero (quattro) e sopranumerari. Quelli di numero prima erano scelti per anzi, zianità di nomina, ora, come tutti gli altri, per grazia sovrana. Prestano servizio nell'anticamera d'onore (sala del trono) e nelle altre funzioni secondo gli ordini dei superiori (maggiordomo e maestro di camera).
11. Nella f. p. tra i già esaminati camerieri d'onore le classi dei cappellani prendono luogo gli stati maggiori e gli ufficiali superiori delle Forze armate. La precedenza tra essi è così stabilita: stato maggiore ed ufficiali superiori della guardia svizzera pontificia; seguono, poi, quelli della guardia palatina d'onore ed infine quelli della gendarmeria pontificia.
12. I cappellani, componenti la f. p., compaiono fin dal sec. XII tra i familiari del papa. È da notare che sotto questo nome ebbero origine tra l'altro anche gli uditori della S. R. Rota, che sono riconosciuti per quelli cappellani del papa e ne esercitano le mansioni nelle cappelle pubbliche e nelle solenni funzioni, cui assiste o celebra il papa. Questi cappellani posteriormente secc. XVI-XVII hanno conservato costantemente le attuali qualifiche e prerogative, distinguendosi in segreti (cappellani segreti) ed in comuni (cappellani comunies).
a) I cappellani segreti prestano servizio di particolare fiducia ed assistono il sommo pontefice nelle funzioni. Quando il papa celebra la S. Messa nella sua cappella privata un cappellano subito dopo ne celebra un'altra sua graciosa actione. Al primo cappellano segreto è riservato l'ufficio di candidato, al secondo quello di cefere, cioè di portare la croce dinanzi al papa nelle funzioni pubbliche. Vi sono anche i cappellani segreti d'onore (cappellani segreti honoris) che furono istituiti da Clemente XIII, e formano una classe separata. Hanno l'albo come quelli effettivi ed intervengono presso di loro nelle cappelle pontificali e nelle funzioni per supplirli in caso di deficienza. Hanno titolo di monsignore. Pio nominò dei cappellani d'onore «extra urbem» (cappellani honoris extra urbem). Essi hanno titolo di monsignore e i privilegi pontifici solo fuori Roma. b) Come si è detto, i cappellani comuni formano collegio. La loro esistenza è accertata nel sec. XVI-XVII con uffici e prerogative di diverse dalle attuali (v. infatti la costituzione Grata militaris di Innocenzo X emanata il 18 genn. 1647; e la lettera apostolica di Clemente XII in data 18 maggio 1731 (Bullar. Roman., ed. H. Mainardi - C. Cocu-lines, Roma 1739-62, VI, p. 162; XIII, p. 255). Essi prestano servizio nella cappella comune. Sono nominati a vita con un breve e restano quindi in carica sede vacante. Si dividono in partecipanti e sopranumerari.
13. Prima del collegio dei cappellani comuni hanno luogo nella f. p. i chierici segreti, ecclesiastici addetti alla cappella privata del sommo pontefice, che ne adornano l'altare e preparano quanto serve alla celebrazione della S. Messa del pontefice e a quella di ringraziamento. Sono nominati dal maggiordomo e godono delle qualità e dei favori dei veri familiari. Vengono abito paonazzo con mantellone. Cessano alla morte del sommo pontefice, che li ha nominati.
14. Gli ultimi componenti la f. p. sono il predicatore, il confessore, il medico, l'aiutante di camera, lo scopo. Il predicatore apostolico (Pontificia aula orator, Con-cionator Palati Apostolici), che è un cappuccino, fu istituito con la bolla Inciyrum Fratrum Minorum di Neddto XIV del 2 marzo 1743. Egli predica nella sala del trono nei mercoledì di Avvento tutti i verdi di Quaresima al sommo pontefice, che l'ascolta dietro una bussola; al S. Collegio, ai vescovi ed ai prelati della Curia. Il confessore della famiglia è un teologo, religioso professo dell'Ordine dei Servi di Maria, per breve di Clemente XIII in data 17 genn. 1762. Attualmente esercita il suo ufficio quando la f. p. si riunisce in Vaticano, per ricevervi la S. Comunione dalle mani del papa. Il medico di S. Santità, anticamente veniva designato con
la particolare STATO PONTIFICIO (v.). L'antenne di camera presta servizio all'Augusta persona del sommo pontefice nelle sue cimere segrete: appartenente anche alla classe dei cubicani. Celebre aiutante di camera fu Gaetano Moroni, autore del Dictionario di erudizione storico-ecclesiastica (Venezia 1840-79). Lo stato segreto (tale carica è vacante dal 1923) sopraintendeva alla cura di quanto riguardava la messa domestica pontificia, presentando servizio anche nei pranzi solenni del sommo pontefice. Talora riunì l'ufficio di secreto maestro di casa del papa.
15. I bussolanti, così chiamati dal vocabolo bussola, che dal sec. XVII indica la porta delle aule palatine, sono altri addetti all'anticamera pontificia, ove hanno incombene di corte. Gregorio XVI nel 1832 li riunì in un'unica classe e li distinse in partecipanti e sopranumerari. L'ufficio di bussolante è a vita. Ultimo dei familiari pontifici il decano di sala (magister palafrenaria) capo dei palafrenieri e dei sediari (portatori della sedia pontificia), che prestano servizio nella prima anticamera pontificia.