MINNEGESANG. - Dall'antico tedesco Minne = amore, e Gesang = canto; corrente lirica monodica fiorita nei paesi di lingua tedesca (Germania, Svizzera e Austria) dal sec. XII al XV, dapprima con caratteri affini all'arte trobadorica francese, di cui subì l'influsso nelle sue origini, e in seguito con forme e caratteristiche proprie.
Nonostante la dipendenza originaria dalla poesia e dalla musica francese, si possono così riassumere brevemente le prerogative caratteristiche di quest'arte germanica. Il testo poetico è più narrativo e devoto c, mentre in Francia si hanno poesie più liriche ed amorose, qui abbondano i canti religiosi, specie dedicati alla Madonna.
Per la parte musicale, mentre nelle melodie trobadoriche fluisce anche una copiosa vena popolare, quelle dei Minnesänger traggono origine, per ispirazione, andamento e modalità, direttamente dal repertorio gregoriano, di cui risentono vivo l'influsso, sia talvolta per il ritmo, che per altre particolarità (ripercussioni della stessa nota, caratteristiche delle tonalità ecclesiastiche, ecc.). Le forme sono il Lied (canzone), lo Spruch e il Leich. Quest'ultimo trova il suo parallelo nel lai francese; lo Spruch (letteralm. «motto») è un componimento di carattere didattico e moraleggiante; il Lied segue lo schema detto Barform, formato di due sezioni: a) Aufgesang, composto di a Stollen (strofe); b) Abgesang. Questo schema a a b, che si può riallacciare al trittico «strofe-antiatrofe-epodo» dell'antica Grecia, trova riscontro nello schema della ballade dei ironcères, della canson dei trobadorici e della ballata italiana (2 piedi e volta). Veniva musicata solo la 1ª stanza; per la 2ª si ripeteva la musica della 1ª, mentre per il congedo si aveva una nuova melodia. Musicalmente si nota inoltre l'assenza di canti con ritornello (del tipo dei virelai e rondeaux francesi) e la notevole frequenza dell'uso dell'intervallo di terza. L'ambito è talvolta assai esteso: (cf. la melodia con ambito re-sib. trascritta da H. Moser nella sua Geschichte der deutschen Musik, I, Stoccarda-Berlino 1930, p. 161). La notazione è quadrata (come nel manoscritto di Jena del sec. XIV) oppure neumatica gotica diastematica (come nei manoscritti di Colmar, Donaueschingen, ecc. del secc. XV-XVI). Quanto al ritmo le teorie sono tuttora molteplici. Molitor, Ursprung, Wolf, Cesari, ecc. sostengono il ritmo libero, simile a quello del canto gregoriano; Riemann escogita una teoria che egli chiama Vierhebigkeit («quadruplice elevazione» teoria dei 4 accenti) troppo strettamente legata al testo poetico e che si dimostra inadatta quando la melodia da sillabica diventa fiorita e melismatica (questa teoria fu poi ripresa dal Liuzzi nella sua trascrizione dei laudari); Ludwig ammette la teoria modale per le melodie di origine francese, mentre Moser sostiene il ritmo binario e rigetta il ritmo modale, che trova invece un tenace assertore in F. Gemrich. Anche con i canti dei Minnesänger, come con quelli trobadorici, venivano usati degli strumenti, che accompagnavano la voce, o si alternavano ad essa, o eseguivano parti solistiche: erano per lo più strumenti a corda (arpa, fidula, ecc.). Nella canzone detta Tagelied (parallela della aube od aubade francese) lo strumento prende il nome di Wächter ed è in genere uno strumento a fiato (ad es. trombetta). Quanto al contenuto, i poemi sono amorosi, didattici, religiosi, morali, satirici, canti di maggio, canzoni a ballo, ecc. Nel genere religioso, che è quanto mai ricco, oltre alle bellissime lodi della Vergine, sono degni di nota i canti di crociata (Kreuzlieder o Palästinlieder) e i canti rievocanti la Passione e la Via Crucis (Kreuzzug, Kreuzfahrt).
I principali Minnesänger del sec. XII, nella fase che si può chiamare di preparazione (1150-90), in cui ancora forte è l'influsso francese, sono Dietmar von Eist, Heinrich von Weldecke (Belga), Friedrich von Husen (m. nel 1190), che cantò bellissime canzoni su melodie trobadoriche di Guiot de Provins e Bernard de Ventador, e Spervogel, a cui appartiene l'unica melodia conosciuta in questo genere prima del 1200 (manoscritto di Jena). Al principio del sec. XIII, in quella che può dirsi l'epoca classica del M. (1190-1230) si trovano Reinmar der Alte, ed il suo grande allievo Walther von der Vogelweide (c. 1167-1230) che giganteggia su tutti gli altri anche per l'arte letteraria. Di lui si conserva (in un frammento a Münster) un famoso canto, composto per la V Crociata (1228): «Nu alerst leb'ich mir werde». Altro grande artista che ben gli si può affiancare per bellezza di melodie è Neidhart von Reuenthal (ca. 1180-1240) vissuto alle corti di Baviera e d'Austria, cantore di canzoni a ballo e liriche umoristiche, la cui vena canta volentieri l'amore e il risveglio primaverile della natura (i caratteristici Mailleder, canti di maggio, forma tipica dell'arte monodica medievale e rinascimentale, dalla Provenza del sec. XI alla Firenze del sec. XV); ca. 50 sue composizioni (manoscritti in frammenti a Francoforte e Berlino) sono stampate nel XXXVII vol. dei Denkmäler der Tonkunst in Österreich (parte 1ª). Ancora nel sec. XII Hartmann von der Aue, con un Kreuzlied, Konrad von Würzburg, Tannhäuser, nato presso Salisburgo e che forse partecipò alla Crociata del 1228, a cui è attribuito il Busselied («canto di penitenza») del manoscritto di Jena. La decadenza era già iniziata, ma l'arte del M. era ancora splendida, e prima di spegnersi mandava ancora vivissimi bagliori quali i canti del Markgraf Heinrich von Meissen (Magonza, 1260-1318) detto Frauenlob per aver cantato la donna coll'appellativo di Frau («signora») invece di Weib («donna»), contribuendo ad idealizzare il simbolo della femminilità che, mentre nella galante lirica francese rimane tutto immerso in una pur delicata sensibilità terrena, qui si libera dai sensi e si sublima spesso nella soave figura della Vergine. Nello stesso scorcio del sec. XIII e l'inizio del XIV bisogna ricordare ancora Witzlaw von Rügen (m. nel 1325) ed Herrmann der Damen, entrambi rappresentati nel grande manoscritto di Jena, mentre in pieno '300 e nella 1ª metà del '400 si trovano altri interessanti compositori quali Heinrich von Müglin, Hermann Mönch von Salzburg (1350-1410) che scrisse le prime polifonie con testo tedesco, il conte Hugo von Montfort (m. nel 1423) i cui Lieder furono musicati dal suo minstrel Burk Mangolt, ed infine Oswald von Wolkenstein (1367-1445), ultima grande figura di artista di cui 86 composizioni monodiche e 37 polifoniche sono contenute in una raccolta manoscritta del tempo parte a Vienna e parte a Innsbruck. Su questi due nomi si chiude anche la pagina della tarda ripresa di fulgore del M., e la vena lirica si estingue sfociando nella corrente dei Meistersinger, cantori-poeti che costituiscono nella Germania del secc. XV-XVI una corporazione chiusa, con tutto un complesso codice di pedanti regole e norme che non era lecito trasgredire né dimenticare, detto Tabulatur. Dopo un lungo tirocinio gli allievi, iniziati ai segreti dell'arte, venivano sottoposti a severe prove, superate le quali, attraverso i vari gradi di Schüler, Schulfreund, Singer, Dichter, venivano dichiarati Meister. Le figure più importanti di questa corrente sono: Conrad Nachtigall, Hans Sacha, Hans Folz, tutti di Norimberga; Sebastian Wilde (di Augsburg); Adam Puschmann (di Breslavia 1532-1600); Benedikt von Watt, di S. Gallo (ca. 1606). La forma-base usata nel ricco repertorio musicale dei Meistersinger è la Barform, tramandata loro dagli aristocratici Minnesänger, di cui questi artigiani erano una diretta ma sterile filiazione, sebbene, come recenti studi provano, essi avessero nelle loro melodie (tutte monofoniche, scritte in notazione quadrata con ritmo più o meno libero) elementi derivati anche da altri movimenti, quali i laudesi italiani, ecc. La corrente dei Meistersinger arrivò, nelle sue ultime e più lontane propaggini, quale la scuola di Ulm, spentasi nel 1839, fino al sec. XIX; ma già nel sec. XVII era
cominciata la rapida decadenza che ridusse i tentativi dei rari epigoni ad accademiche ed affettare esercitazioni.