MODULAZIONE. - Questo termine indica sostanzialmente il passaggio da una tonalità a un'altra.
I mezzi con i quali tale passaggio può effettuarsi sono svariatissimi e diversi nei singoli casi, in ragione del numero degli accordi impiegati, del carattere che si vuol dare alla m., della sua durata e complessità, del suo stile e del suo valore espressivo: e più tecnicamente, in ragione delle dissonanze che vi concorrono, della maggiore o minore prevalenza del diatonismo o del cromatismo, dei
diversi procedimenti con cui si introducono, successivamente o simultaneamente, le note della tonalità di arrivo, cancellando gradualmente o subitamente quelle della tonalità di partenza, con o senza uso di ritardi, di disegni simmetrici, di elaborazioni ritmiche e melodiche. Pertanto si usa distinguere le m., secondo la loro durata, in momentanee, provvisorie, definitive. Le momentanee abbandonano la tonalità di arrivo subito dopo averla raggiunta; le provvisorie vi restano per un tempo più o meno esteso senza eliminare il bisogno del ritorno alla tonalità principale; le definitive sostituiscono alla tonalità principale un'altra tonalità principale. Le m. possono essere immediate (transizioni); ma è sostenibile il concetto che la vera m. è sempre mediata, e consiste nel trovare uno o più anelli di concatenamento tra due tonalità. Quanto al rapporto di tonalità, le m. si distinguono in vicine e lontane. Tonalità vicine sono quelle aventi alla chiave un accidente in più o in meno della tonalità presa per base. Si può modulare a una tonalità vicina toccando momentaneamente tonalità lontane. Si distinguono quindi ancora m. dirette e m. indirette. Per es.: da do maggiore a la bemolle maggiore attraverso la minore: m. diretta; da do maggiore a la bemolle maggiore attraverso mi maggiore, sol minore e mi bemolle maggiore: m. indiretta, ossia a tonalità vicina attraverso tonalità lontane. Nei grandi autori la m. non è mai fine a se stessa, ma ha sempre un intimo rapporto con la struttura del pezzo, oppure un particolare carattere espressivo, descrittivo, allusivo, giustificato dalle parole nel caso di musica su testo dato. Nei recitativi obbligati dei grandi ottocentesimi italiani ricorrono spesso esempi di m. aderenti, con il più felice effetto, ai moti dell'animo di un dato personaggio; nei maestri del lied, squisita e raffinatissima è l'arte del modulare secondo i suggerimenti del testo poetico. Nella musica sinfonica vi sono m. necessarie allo stesso costruirsi del pezzo, cioè m. volute dalla forma musicale che porta in sé le proprie leggi tonali. Così, ad es., il primo tempo di sonata, o di quartetto, è impostato su due principali idee sinfoniche, delle quali la seconda si presenta nella tonalità della dominante maggiore o del cosiddetto relativo maggiore (e talvolta in altre tonalità, subordinata alla principale). L'evoluzione del linguaggio musicale nell'ultimo cinquantennio ha arricchito enormemente la tecnica della m. sia nel campo politonale (m. simultanee) sia in quello modale (m. unimodale, intermodale, polimodale).

sonata, o di quartetto, è impostato su due principali idee sinfoniche, delle quali la seconda si presenta nella tonalità della dominante maggiore o del cosiddetto relativo maggiore (e talvolta in altre tonalità, subordinata alla principale). L'evoluzione del linguaggio musicale nell'ultimo cinquantennio ha arricchito enormemente la tecnica della m. sia nel campo politonale (m. simultanee) sia in quello modale (m. unimodale, intermodale, polimodale).