MONOCORDO. - Il m. è stato per la musica lo strumento che ebbe le più svariate applicazioni: prima strumento sperimentale per l'acustica, fu, dal sec. IX in poi, strumento didattico; infine, dopo il sec. XIV, sotto il nome di tromba marina (Trum-scheit), diventò strumento ad arco usato nelle chiese durante il sec. XVIII, specialmente dalle monache, donde il nome di Nonnengeige che ebbe nei paesi germanici.
Il m. consiste essenzialmente in una corda tesa su una cassa da risonanza, di lunghezza variabile, per mezzo di un cavalletto. Le tradizioni orali, riportate negli scritti di Oddone, Ubaldo, Guido, Adelboldo, Bernone, Not:er Labeo, Guglielmo di Hirsau, Walter Odington, Joannes de Muris, ecc., determinavano la qualità, la lunghezza, lo spessore della corda e della cassa, i vari procedimenti per ottenere le divisioni della corda tali da produrre i vari intervalli, generalmente di toni, possibili nel diagramma di un'ottava e una quinta o due ottave.
L'invenzione del m. è attribuita a Pitagora, il quale l'avrebbe conosciuto dagli Egiziani. Il primo trattato che ne parla è quello di Euclide (ca. il 300 a. C.) sotto il nome di Sectio canonis. Boezio (De institutione Musicae, IV, capp. 6-12) deriva gli intervalli cromatici e enarmonici dalle divisioni del m. Mentre Boezio e Ubaldo adoperano lettere greche e latine per segnare i successivi suoni, dopo Oddone si usò segnare sulla cassa stessa, con le 7 prime lettere latine, i vari punti dove appoggiare il cavalletto prima di imprimere vibrazioni alla corda con il dito o con un plettro.
L'uso del m. come strumento pedagogico si sviluppò con il progredire della notazione musicale, prima imprecisa in molti neumi (v. NOTAZIONE), poi scritta su rigo e decifrabile senza più l'aiuto della memoria del maestro. La moltiplicazione dei tentativi di notazione alfabetica alla fine del sec. X e nel sec. XI va messa in relazione con la maggior facilità per l'allievo di ritrovare sul m. la lettera alfabetica letta prima sulla pergamena e quindi il suono desiderato. Un trattato, Musica theo-retica, falsamente attribuito a Beda il venerabile (PL 110, 911-20) e riconosciuto a un maestro Lambert (cf. K. Schlesinger, The Greek Foundations of the Theory of Music, in The Musical Standard, 27 [1926], p. 198 e sgg.), dimostra come nel sec. XIII si controllasse sul m. l'esattezza delle intonazioni nella polifonia dell'Ars nova, poiché questo autore spiega come ottenere sul m. consonanze simultanee.