MOLTIPLICAZIONE DEI PANI

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MOLTIPLICAZIONE DEI PANI. - La rappresentazione del miracolo della m. dei pani e dei pesci narrata dai quattro Evangelisti (Mt. 14, 13-21; Mc, 6, 32-44; Lc. 9, 10-17; Io. 6, 1-13) fu rappresentata ben presto nell'arte funeraria cristiana primitiva.

Si trova l'atto della m. nella parete di fondo del cubicolo A. 3 in Callisto, dell'inizio del sec. III; il tripode con

MOLTIPLICAZIONE DEI PANI - MUSAICO (sec. VI) - Ravenna, chiesa di S. Apollinare Nuovo.

Il pane e il pesce fiancheggiato da sette cesti colmi di pane si ha nell'attiguo cubicolo A. 2 (Wilpert, Pitture, tav. 38); i cofani colmi di pani variano nel numero, per lo più sono sette; in un caso dodici (id., ibid., tav. 15, 2). Si ha poi una serie di rappresentazioni di banchetti simbolici per lo più con sette persone assise a mensa, con pesci nei piatti e cofani con pani, fin dalla metà del sec. II a Priscilla, e nei cubicoli A. 2, A. 3, A. 6 in Callisto. G, Cristo opera il miracolo o toccando i pani con la virga virtutis, per lo più negli affreschi cimiteriali, o imponendo le mani su i pani raccolti nei cesti che gli sono presentati dagli Apostoli, come in genere nei sarcofagi e in un affresco del cubicolo, detto «delle pecorelle», in Callisto, della fine del sec. IV (id., ibid., pp. 276-77, tav. 237, 1). In molti sarcofagi G. Cristo impone le mani da una parte sul cesto dei pani e dall'altra sul piatto con i pesci presentati ai lui da due discepoli (id., Sarcofagi, tav. 96 e 218, 1); in altri invece il Redentore tiene con la destra la vera taumaturgia e con questa tocca i cesti che sono ai suoi piedi, mentre con la sinistra benedice il piatto dei pesci presentato da un discepolo (id., ibid., tav. 104, 6; 111, 1; 128, 2; 180, 2). In altri sarcofagi invece tocca con la verga taumaturgia i cesti dei pani posti ai suoi piedi (id., ibid., tav. 127, 2).

La folla riunita a banchetto nel deserto è rappresentata nei frammenti policromi del Museo delle Terme; vi sono sei cesti colmi di pani e sei convitati, tra questi due giovani, l'uno in atto di bere, l'altro mentre riceve un pane da G. Cristo che vi impone la mano benedicendolo; su questo pane è in parte inciso, in parte dipinto, il monogramma di Cristo (G. Wilpert, I due frammenti di sculture policrome del Museo delle Terme, in Römische Quartalschrift, 35 [1927], pp. 273-85; id., Sarcofagi, p. 343, tav. 220, 1). Nell'arte non cimiteriale la m. è rappresentata a Ravenna in uno dei musei del ciclo in S. Martino in caelo aureo, ora S. Apollinare nuovo, ca. il 520 (Wilpert, Mosaiken, tav. 98).

Fin dal 1911 P. Karge aveva iniziato ricerche archeologiche, poi sospese, sul luogo stesso dove, secondo la tradizione, G. Cristo aveva operato il miracolo della m. dei pani e dei pesci presso il Lago di Genesareth, distinto con la denominazione el-tàbga dal greco ἐπτάσχηγον (Χωρίον) cioè regione delle sette fonti. Nel 1932 una completa esplorazione mise in luce una basilica singolare a tre navate e transetto lunga m. 56, larga ad ovest m. 33 e soli m. 24,30 ad est, per l'impedimento della natura del terreno e per la grande strada di Cafarnao. Il luogo corrisponde esattamente alla descrizione di Paolo Diacono (sec. XII) desunta da quella, oggi perduta, della Peregrinatio Etheriae della fine del sec. IV; ivi si indicava che la pietra «super quem dominus panem posuit» era divenuta un altare e che i pellegrini ne distaccavano frammenti per ricordo e venerazione. Lo scavo rimise in luce questa pietra che presenta segni di asportazioni e presenta agli angoli quattro fori per fissarvi i piedi dell'altare.

Il museico pavimentale rappresenta un cesto con pani e un pesce da ciascun lato; il resto della decorazione è ornamentale. Il materiale costruttivo e la tecnica musiva sono stati datati alla fine del sec. IV con restauri della fine del V o degli inizi del VI sec.; la chiesa fu distrutta fin dalle guerre del 614 (A. M. Schneider, Die Brotvermehrungskirche von el-tàbga am Genesarethsee und ihre Mosaiken [Collectanea Hierosolymitana, 4], Paderborn 1934). Enrico Joni