Enciclopedia Cattolica vol. VIII, 1952

MOLTIPLICAZIONE DEI PANI

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Noto anche come: inglese: Feeding of the Five Thousand, Miracle of the Loaves and Fishes, Multiplication of the Loaves and Fishes; Moltiplicazione dei pani e dei pesci

MOLTIPLICAZIONE DEI PANI - Riquadro in avorio della cattedra di Massimiano (346-36) - Ravenna, arcivescovado.
MOLTIPLICAZIONE DEI PANI - Riquadro in avorio della cattedra di Massimiano (346-36) - Ravenna, arcivescovado.
MOLTIPLICAZIONE DEI PANI - Bassorilievo a sbalzo di M. Six.
MOLTIPLICAZIONE DEI PANI - Bassorilievo a sbalzo di M. Six.

MOLTIPLICAZIONE DEI PANI. - La rappresentazione del miracolo della m. dei pani e dei pesci narrata dai quattro Evangelisti (Mt. 14, 13-21; Mc. 6, 32-44; Lc. 9, 10-17; Io. 6, 1-13) fu rappresentata ben presto nell'arte funeraria cristiana primitiva.

Si trova l'atto della m. nella parete di fondo del cubicolo A. 3 in Callisto, dell'inizio del sec. III; il tripode con il pane e il pesce fiancheggiato da sette cesti colmi di
pane si ha nell'attiguo cubicolo A. 2 (Wilpert, Pitture,
tav. 38); i cofani colmi di pani variano nel numero, per
lo più sono sette; in un caso dodici (id., ibid., tav. 15,2).
Si ha poi una serie di rappresentazioni di banchetti sim-
bolici per lo più con sette persone assise a mensa, con
pesci nei piatti e cofani con pani, fin dalla metà del sec. II a
Priscilla, e nei cubicoli A. 2, A. 3, A. 6 in Callisto. G. Cristo
opera il miracolo o toccando i pani con la virga virtutis,
per lo più negli affreschi cimiteriali, o imponendo le mani
su i pani raccolti nei cesti che gli sono presentati dagli
Apostoli, come in genere nei sarcofagi e in un affresco
del cubicolo, detto « delle pecorelle », in Callisto, della
fine del sec. IV (id., ibid., pp. 276-77, tav. 237, 1).
In molti sarcofagi G. Cristo impone le mani da una parte
sul cesto dei pani e dall'altra sul piatto con i pesci presen-
tati a lui da due discepoli (id., Sarcofagi, tavv. 96 e 218, 1);
in altri invece il Redentore tiene con la destra la verga
taumaturgica e con questa tocca i cesti che sono ai suoi
piedi, mentre con la sinistra benedice il piatto dei pesci
presentato da un discepolo (id., ibid., tavv. 104, 6; 111, 1;
128, 2; 180, 2). In altri sarcofagi invece tocca con la
verga taumaturgica i cesti dei pani posti ai suoi piedi
(id., ibid., tavv. 127, 2).

MOLTIPLICAZIONE DEI PANI - Musaico (sec. VI) - Ravenna, chiesa di S. Apollinare Nuovo.
MOLTIPLICAZIONE DEI PANI - Musaico (sec. VI) - Ravenna, chiesa di S. Apollinare Nuovo.
(Ist. Alinari)

La folla riunita a banchetto nel deserto è rappresentata
nei frammenti policromi del Museo delle Terme; vi sono
sei cesti colmi di pani e sei convitati, tra questi due gio-
vani, l'uno in atto di bere, l'altro mentre riceve un pane
da G. Cristo che vi impone la mano benedicendolo; su
questo pane è in parte inciso, in parte dipinto, il mono-
gramma di Cristo (G. Wilpert, I due frammenti di sculture
policrome del Museo delle Terme, in Römische Quartalschrift,
35 [1927], pp. 273-85; id., Sarcofagi, p. 343, tav. 220, 1).
Nell'arte non cimiteriale la m. è rappresentata a Ravenna
in uno dei musaici del ciclo in S. Martino in caelo aureo, ora
S. Apollinare nuovo, ca. il 520 (Wilpert, Mosaiken, tav. 98).

Fin dal 1911 P. Karge aveva iniziato ri-
cerche archeologiche, poi sospese, sul luogo
stesso dove, secondo la tradizione, G. Cristo
aveva operato il miracolo della m. dei pani
e dei pesci presso il Lago di Genesareth, di-
stinto con la denominazione el-tābga dal greco
ἐντάκγιον (Χωρίον) cioè regione delle sette
fonti. Nel 1932 una completa esplorazione
mise in luce una basilica singolare a tre na-
vate e transetto lunga m. 56, larga ad ovest
m. 33 e soli m. 24,30 ad est, per l'impe-
dimento della natura del terreno e per la grande
strada di Cafarnao. Il luogo corrisponde esat-
tamente alla descrizione di Paolo Diacono
(sec. XII) desunta da quella, oggi perduta,
della Peregrinatio Etheriae della fine del sec.
IV; ivi si indicava che la pietra « super quem
dominus panem posuit » era divenuta un al-
tare e che i pellegrini ne distaccavano fram-
menti per ricordo e venerazione. Lo scavo
rimise in luce questa pietra che presenta
segni di asportazioni e presenta agli angoli
quattro fori per fissarvi i piedi dell'altare.

Il musaico pavimentale rappresenta un cesto con pani e
un pesce da ciascun lato; il resto della decorazione è
ornamentale. Il materiale costruttivo e la tecnica musiva
sono stati datati alla fine del sec. IV con restauri della
fine del V o degli inizi del VI sec.; la chiesa fu distrutta
fin dalle guerre del 614 (A. M. Schneider, Die Brotver-
mehrungskirche von el-tābga am Genesarethsee und ihre Mo-
saiken [Collectanea Hierosolymitana, 4], Paderborn 1934).

Enrico Josi

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Di Enrico Josi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), coll. 1230–1232.

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Josi, Enrico. “Moltiplicazione dei Pani.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, coll. 1230–1232. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/moltiplicazione-dei-pani.

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Josi, Enrico. “Moltiplicazione dei Pani.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1230–1232. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/moltiplicazione-dei-pani.

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