MOLOCH. - Nome di divinità semitica, dal comune melekh « re »; i Settanta, rendendo II Reg. 23, 10.13 ὁ Μολόχ, hanno causato l'attuale pronunzia, mai esistita nel linguaggio vivo; i masoreti vocalizzarono Mólekh dal termine bōšeth « ignominia, oggetto infame »; bisogna attenersi alla pronunzia melekh o a quella dei fenici milk.
Nel Vecchio Testamento M. è sempre messo in relazione con i sacrifici umani, particolarmente dei bimbi (Lev. 18, 21; 20, 2-5; I Reg. 11, 7; II Reg. 23, 10; Ier. 32, 35); essi venivano sgozzati (Ez. 16, 21) e quindi posti su una griglia (tōpheth) a bruciare, secondo la tipica espressione ebraica: ha-ābhīr... bā'ēl lam-mōlekh (II Reg. 23, 10) o ha-ābhīr lam-mōlekh (Lev. 18, 21; Ier. 32, 35) o anche senza il nome del dio M. che è sottinteso (Deut. 18, 10; II Reg. 16, 3; 17, 17; 21, 6; Ier. 7, 31; 19, 5; Ez. 16, 21; 20, 26.31; 23, 37; ecc.).
È la divinità cananea Milk, che appare nei nomi teofori delle lettere di el-'Amārnah; ad essa si offrivano sacrifici umani, come è attestato dalle recenti scoperte, specialmente a Gezer. Milk è stato avvicinato a Melkart (« Melek della città ») di Tiro, ed a Baal-Kammōn, divinità cui Fenici e Cartaginesi, secondo gli autori classici, immolavano vittime umane, specialmente bambini. Milk, dio nazionale degli Ammoniti, è lo stesso nome Milk con mimazione.

Recentemente, O. Eissfeldt tentò spiegare M. quale nome comune, « specie di sacrificio », fondandosi su 3 o 4 iscrizioni puniche del sec. III d. C. (I). M. pertanto non sarebbe una divinità: nella Bibbia il dio cui tale sacrificio cruento veniva offerto è Jahweh. Tale tentativo, esegeticamente insostenibile, è stato direttamente confutato, per quel che riguarda il Vecchio Testamento, dal p. A. Bea.