MODENA, LEONE. - Rabbino, n. a Venezia il 23 apr. 1571, m. ivi il 21 marzo 1648. Molto dotato per la poesia, fece lavori di traduzione e opere originali; acquistò anche una buona conoscenza nel campo della matematica, filosofia e storia naturale. Benché autore di un opuscolo contro il gioco, non resistette tuttavia a tale passione; a causa di essa nel 1631 fu colpito da scomunica, che poi fu tolta.
Le sue opere più importanti sono: Bèth Jèhùdhàh (conosciuta anche come Hab-bòneh), in cui manifesta le sue tendenze anti-talmudiche asserendo che i rabbini hanno il diritto di modificare in ogni tempo le costituzioni del Talmud. Sferrò un attacco contro il giudaismo tradizionale in Qál sàbàl, che egli stesso sconfessò in Sa'ághath 'árjèh. Ambedue i lavori furono pubblicati nel 1852 sotto il titolo di Bèhlnàth haq-qabbàlàh. A proposito d'ambedue, ma soprattutto dell'ultimo, sorse poi il dubbio se fossero realmente dovuti a M. Un attacco alla Qabbàlàh (v. CABALA) si trova in 'Arl nùhèm. Altre opere minori sono di dubbia autenticità.