MITANNI. - Stato nella Mesopotamia superiore tra gli anni ca. 1500 e 1365 a. C. che, specie sotto il suo re Saušatar (ca. 1450), Nuzu (v.) all'est del Tigri, ed anche l'Assiria, fino al regno di Alalah (Tell el-'Aṭāneh) presso l'Oronte nell'ovest, e probabilmente fino al Mediterraneo. La sua capitale era Waššukkani, che è da collocarsi probabilmente nella regione superiore del fiume Ḥabur.
Tresor dòn felibrige (1878-86), indispensabile per la conoscenza del materiale linguistico della moderna Provenza.
Il nome M. è innanzi tutto di carattere politico. Altri nomi sono sinonimi di esso: Hanigalbat, che è più antico, è piuttosto di origine geografica; Naharin, nome pure di origine geografica e spiegabile come forma originariamente duale (ma cf. Revue biblique, 57 [1950], p. 448): si usava dagli Egiziani (naharin) e dai Semiti dell'occidente (naḥrima di el-'Amārnah, nahḍrajim della Bibbia); Hurri, nome molto discusso nella formula «re di Hurri», come se volesse indicare un regno distinto da M.: ma è più probabile, come credeva già E. Meyer (Geschichte des Altertums, II, 1, Stoccarda-Berlino 1928, p. 372), che, essendo di origine etnica, si adoperasse quando il popolo di M. voleva distinguersi da stranieri. Secondo le diverse circostanze, l'uso di questi nomi variava.
Vari documenti cuneiformi fanno conoscere i seguenti re di M. con le date approssimative di fronte ai faraoni contemporanei:
Egitto (Dinsatia XVIII)
Tuthmosis I ca. 1525
Ḥatšepsut 1490
Tuthmosis III 1469-1435
Amenophis II 1435-1414
Tuthmosis IV ca. 1414-1406
Amenophis III ca. 1406-1370
Amenophis IV ca. 1370-Suttarna III Un figlio, Matiwaza ca. 1365 uccise Duš.
Come si sa da una nuova iscrizione (S. Smith, The statue of Idri-mi, Londra 1949), Barattarna era abbastanza potente, avendo quale vassallo Idrimi, il re d'Alalah. Di Saušatar si è detto sopra. I suoi tre successori diedero ciascuno una figlia in matrimonio rispettivamente ai faraoni Tuthmosis IV, Amenophis III e IV, ciò che indica i buoni rapporti che esistevano tra i due regni. Suttarna II e Dušratta dominavano ancora l'Assiria. Ma il più grave pericolo veniva dal nord-ovest da parte degli Hittiti che, sotto Suppiluliumas e dopo l'uccisione di Dušratta, riuscirono finalmente a disfare il regno di M., riducendo Matiwaza a condizioni di vassallo all'est dell'Eufrate. Con la morte di questo, la storia di M. quale grande potenza si chiude per sempre.
La struttura sociale ed etnica di M. è oggi abbastanza nota. M. era uno stato semi-feudale, come ben si sa dal titolo marjannu che indica il rango sociale dei nobili, i quali facevano servizio in tempo di guerra montati sul carro, e dai contratti d'adozione di Nuzu, che si formulavano per dissimulare la vendita di terreno tenuto dallo Stato. Poi, benché composto etnicamente di molti popoli, M. era innanzi tutto una mescolanza di
(per cortesia di Massimo Pellice)
MISURATA, PREFETTURA APOSTOLICA di - Cattedrale.

I MITHRA e MITHRAISMO. -
I. MITHRA
È divinità indoiranica, invocata come protettrice dei contratti, secondo il significato del suo nome. Negli anni vedici è connesso con Varuna, dio del cielo, e nell'Avesta lo si trova come socio di Ahura Mazda di cui è l'occhio. Mithra è un dio della luce, che dona la fertilità al mondo e aiuta i suoi seguaci nella lotta contro il principio del male.Dopo la conquista della Babilonide, teorie astronomiche e astrologiche, con speculazioni intorno ai pianeti e allo zodiaco, penetrarono nel mithraismo e Mithra, da dio della luce, divenne dio solare e fu identificato con Samaš.
Mithra entrò in Roma (67 a. C.) con i prigionieri della Cilicia, catturati da Pompeo (Plutarco, Vita Pompeii, 24). La sua diffusione aumentò sotto i Flavi e più sotto gli Antonini e i Severi. Con Aureliano il culto del Sole divenne ufficiale nell'Impero e si identificò con quello di Mithra. Frequenti sono le iscrizioni di tal periodo con l'espressione Sol invictus Mithras, deus invictus Mithras et Sol socius; l'imperatore Diocleziano nell'epigrafe dedicatoria di Carnuntum lo indica perfino quale fautor imperii sui (CIL, III, 4413) e perfino Mithras invictus Deus sol omnipotens (Notizie degli Scavi, 1909, p. 84); nel mitreo sotto il giardino Barberini si hanno
tre scene di Mithra con Helios che nel mitreo sotto S. Prisca è rappresentato a banchetto. Tracce del suo culto si trovano soprattutto nelle città marittime, lungo le vie commerciali, i grandi fiumi e i luoghi dove erano stanziate le guarnigioni romane, perché propagandisti più attivi del suo culto furono gli schiavi, i militari, spesso di origine orientale. Mitrei in Roma furono sotto il Campidoglio, presso S. Clemente, sotto le terme Antoniniane, sotto il Palazzo dei Musei di Roma, già Pantanella, presso S. Maria in Cosmedin, sotto S. Prisca, sotto il giardino Barberini alle Quattro Fontane ecc. In Italia il mitreo più notevole è quello rinvenuto a S. Maria di Capua Vetere con l'affresco del sacrificio di Mithra (A. Minto, Scopertu di una cripta mitriaca a S. Maria di Capua Vetere, in Notizie degli Scavi, 1924, p. 523 sgg.). Poi nelle province danubiane in Germania e Gallia; meno frequenti in Spagna, Britannia e Pannonia. La Grecia non presenta tracce del culto salvo a Patrasso, mentre penetrò in Dacia, Mesia, Cilicia, Cappadocia, Ponto, Armenia fino a Doura Europos in Mesopotamia.
II. DOTTRINA
I monumenti archeologici sono i più importanti per la ricostruzione della dottrina, mentre mancano le fonti scritte. Capo della gerarchia divina del mithraismo è Zervan-Akarana (il Tempo infinito), rappresentato con corpo umano ravvolto nelle spire di un serpente, alato e con testa di leone. Nelle spire del serpente sono rappresentati talvolta i segni dello zodiaco; nella mano ha un scettro, o chiavi, o il fulmine. Questo mostro leontocelafo è identificato con il Crono-Saturno e con il Destino (Heimarmene). Successore di Zervan è Iuppiter (Ahura Mazda) dal cui connubio con Giunone nascono le altre divinità. Al suo regno di luce si oppone il regno tenebroso del male, con Ahriman e i suoi perfidi demoni. Tra Ahura Mazda e Ahriman sta di mezzo Mithra (Plutarco, De Is. et Osir., 45-47; cf. Pletho, Oracula magica Zoroastris, in C. Alexandre, Traité des lois, Parigi 1858, p. 279 sgg.). Nella lotta tra i due principi il dio sarà vittorioso e salverà l'umanità.III. LEGGENDA
I bassorilievi mitriaci rappresentano la storia di Mithra che nelle sue linee principali si può ricostruire così. Mithra nasce dalla pietra, e si copre con le foglie di un albero. Segue un diluvio e poi la siccità, ma Mithra salva gli uomini facendo scaturire acqua da una pietra. Va, obbedendo ad un ordine, a caccia di un toro che prima gli sfugge, ma è poi catturato e trascinato per le zampe in una grotta (transitus) dove Mithra lo jugula con un coltello (tauroctonia). Dal sangue taurino nascono spighe di grano, dal suo seme piante e animali, produzione invano impedita dal morso dello scorpione. Segue un patto tra Mithra e il Sole; i due siedono insieme a banchetto, poi insieme salgono nel carro solare verso il cielo.IV. IL MISTERO
L'iniziazione mitriaca era segreta e preceduta dal giuramento di non rivelare il segreto del rito. Gli affreschi del santuario di Capua (A. Minto, in Not. Scavi, 1924, p. 523), rappresentano l'iniziando con gli occhi bendati e i polsi legati da lacci che con una spada vengono tagliati dal mistagogo, in funzione di « liberatore » (Pseudo Agostino, Quaest. Vet. et Novi Test.: PL 34, 2214).Divenuto confratello della comunità mitriaca l'iniziato può ascendere i sette gradi della gerarchia: corvo (corax), ninfo (nymphus), soldato (miles), leone (leo), persiano (perses), corriere del Sole (heliodromus), padre (pater). I vari gradi mitriaci in ordine gerarchico sono

(da Kurt Weitzmann, Byzantine Art and Scholarship in America, LI, 1917, rev. 103 A)
V. CULTO
I mitrei sono costruzioni sotterranee che riproducono l'aspetto di una grotta (spelaeum, antrum), simbolo del cielo. Essi presentano uno spazio centrale limitato ai lati da due podii sui quali si dispongono gli iniziati. Nel fondo del santuario sta la scena della tauroctonia e l'altare. Le varie scene relative al dio servono da esempio al fedele. Nell'agape rituale si usavano la carne e il vino e si pronunciavano formole sacre. Ai due lati di Mithra tauroctono figurano due dadori, uno ha la fiaccola alzata, l'altro rovesciata. Essi insieme con Mithra sono un simbolo del sole all'aurora, al mezzodì e al tramonto, nel cielo della giornata; e della primavera, estate, autunno nel cielo annuale. Gli inni sacri cantati in queste varie fasi solari sono andati perduti. Si commemorava soprattutto il natale del dio (Natalis Imsicki) al 25 dic. Scavi eseguiti a Dieburg, Neuheim, Dura Europa hanno dato figurazioni di Mithra solare che va a caccia a cavallo.VI. MITHRAISMO E CRISTIANESIMO
Gli apologisti cristiani combattono M. come il loro principale nemico e ritengono il rituale mitriaco una imitazione diabolica del cristianesimo (Tertulliano, De praesce, haer., 40) non solo per le lustrazioni che richiamavano il Battesimo, per la sua dottrina, per la credenza nella risurrezione dei morti e nel giudizio finale presieduto da Mithra come salvatore, ma soprattutto per il banchetto rituale. Dopo il riconoscimento ufficiale del cristianesimo nel sec. IV la lotta tra le due religioni fu decisa definitivamente in favore del cristianesimo. Con la vittoria di Teodosio su Eugenio il culto venne soppresso nel 394 a Roma, mentre nelle provincie resistì più a lungo, specie in Oriente. - Vedi tav. LXXVI.BIBLI: Fr. Cumont, Textes et monuments relatifs aux mystères de Mithra, 2 voll., Bruxelles 1896-1900; id., Les mystères de Mithra, 2e ed., ivi 1913; J. Hertel, Die Sauer und Mithra im Auwsta. Auf Grund der äwetschen Feuerlehre dargestellt, Lipsia 1927; J. Leipoldt, Die Religion des Mithra, Lipsia 1930; Fr. Soal, Mithra. Typengeschichtliche Untersuchungen, Berlino 1931; J. Bidez - Fr. Cumont, Les mages hellénisés, 2 voll., Parigi 1938; M. J. Vermaseren, De Mithraudicunt in Rome, Nimega 1931. Martino J. Vermaseren