
ascetico, n. probabilmente ca. il 1460 a Bruxelles, m. alla fine del 1501. Entrò presso i Canonici Regolari (Congregazione di Windsheim) di Agnetenberg, vicino a Zwolle, dove, presto incaricato di governare i suoi confratelli, mostrò attitudini non comuni. Nel 1496 fu chiamato in Francia per introdurvi la riforma in vari monasteri del suo Ordine. La sua attività conobbe successi e amare contrarietà. Eletto abate di Livry nel 1501, M. vide i suoi grandi progetti di riforma interrotti da morte prematura.

Il lavoro esterno di M. era elevato e compenetrato da un metodo di rinnovamento spirituale del quale si trova la dottrina nelle sue opere stampate o manoscritte: Rosetum, Venatorium, ecc. Grande erudito, essenzialmente eclettico, positivo e pratico, molto riservato nei confronti di ogni mistica, M. raccoglie tutto ciò che la letteratura ecclesiastica tramanda intorno alla pratica della preghiera, dell'ascesi e della virtù, e formula ciò in scalae, divisioni, settenari, schemi, versi mnemotecnici, ecc. Devotio moderna (v.), deformato da tendenze troppo meccanizzate e schematizzate, M. vuol sostenere lo sforzo intenso della vita interiore, ma spaventa le migliori volontà con la sua rigidezza, il suo verbalismo, la sua complessità. La grandezza di M. risiede nel suo lavoro di riformatore quasi dimenticato, piuttosto che nei suoi scritti, che si citano e si lodano più che non siano gustati o letti. M. rappresenta la spiritualità del suo tempo con le sue possibilità e le sue lacune.