MONOPOLI, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Bari, immediatamente soggetta alla S. Sede.
Ha una superficie di 1000, 500 con una popolazione tutta cattolica di 84.000 ab.; conta 17 parrocchie, 84 sacerdoti diocesani e 29 regolari (Ann. Pontificio, 1951, p. 274).
Si vuole che la diocesi monopoliana, sorta nel sec. XI come suffraganea di Brindisi e poi di Bari, abbia avuto origine dopo la distruzione della celebre Egnatia romana, del cui episcopato si ha notizia fin dagli albori del sec. V. L'ipotesi, seppure logica, ha bisogno ancora di prove storiche. Il primo vescovo di M. fu Adeodato (1059), quindi Smaragdo (1067), Pietro, che intervenne alla consacrazione della chiesa di Monte Cassino e sottoscrisse la bolla di Alessandro II (1071), e Romualdo (1073), che gettò le fondamenta della nuova cattedrale. Nel 1091 Urbano II rese indipendente la Chiesa e la dichiarò soggetta immediatamente alla S. Sede. Più volte, nella storia della diocesi, si accentuò il dissidio tra Capitolo e Pontefice per l'elezione del nuovo vescovo. Nel 1227, p. es., Onorio III consacrava Giovanni, annullando l'elezione di un abate di S. Maria Amalfitana fatta dal Capitolo; e, dopo la morte di Giulio (tra il 1271 e 1275), lo stesso Capitolo si divise in due parti, una fautrice di un certo Ugone e l'altra di un Guarino, arcivescovo di Brindisi. Martino IV allora tagliò corto e ordinò di porre fine alla già lunga vacanza della sede. Così finalmente poté essere eletto Pasquale, confermato anche dal Papa. Altri dissidi si ebbero per la nomina di N. Boccasigni (1309) e di F. Dionisio (1336), mentre fra Giovanni de' Minori, eletto nel 1375, passava dalla parte dell'antipapa Clemente VII, essendo confessore della regina Giovanna I. Nel 1818 Pio VII, dopo aver soppresso la sede vescovile di Polignano, l'assegnava in perpetuo a M., sotto il vescovo L. Villani di Ugento.
MONUMENTI. - Grazie al suo porto naturale, M. ha tenuto fin dall'antichità, e in special modo nel medioevo, rapporti commerciali molto stretti con le più importanti città marinare. Testimonianze di questi rapporti sono ancora i nomi dei monumenti più pregevoli. La chiesa di S. Maria Amalfitana, eretta forse da una colonia di Amalfitani su una grotta basiliana alla fine del sec. XI o agli inizi del XII, conserva an-
ancora bene il suo interno a 3 navate, divise da pilastri compositi con bei capitelli romanici e le absidi terminali, delle quali bellissima quella di centro per le mezze colonnine con mensole grottesche e il finestrone ingentilito da elementi di arte lombarda. La facciata è di un modesto barocco; rifatta è pure la laura basiliana su cui sorse la chiesa.
La Cattedrale, dedicata a S. Mercurio, costruita nel 1107, ha ormai le forme barocche dell'ultimo rifacimento (1742-70), ma conserva ancora qualche buon dipinto: un S. Michele, forse di Palma il Giovane, al quale si attribuiscono anche la Madonna in gloria e i SS. Rocco e Sebastiano (da altri a Palma il Vecchio); una Circoncisione di Marco da Siena, un S. Girolamo, conteso tra Gentile Bellini e L. Bastiani, ed altre opere di F. De Mura, G. Bonito e P. Finoglio. Frammenti dell'antica chiesa sono nella sacrestia, tra i quali di notevole valore sono due archivolti e un architrave: il primo adorno di 12 busti di angeli, l'altro di motivi floreali, il terzo di ruvide sculture fortemente impregnate di modi nordici, rappresentanti varie scene in bassorilievo (Deposizione; Marie al sepolcro; Discesa al Limbo, ecc.). L'archivio è ricco di ben 307 pergamene, a partire dall'anno 1180.