MONTE FELTRO, DIOCESI DI

MONTE FELTRO, DIOCESI di. - Suffraganea di Urbino; dal 1563 la residenza vescovile è in Penna- billi, provincia di Pesaro.

La diocesi si estende per 800 kmq. con una po- polazione di 70.000 ab., tutti cattolici, distribuiti in 123 parrocchie servite da 125 sacerdoti diocesani e 32 regolari; ha un seminario, 10 comunità religiose maschili e 20 femminili (1949).

La regione indicata con questo nome storico non risponde ad alcuna circoscrizione civile poiché fa

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(da Correale Ricci, Il M., Bologna III, (an. B) Montefeltro, diocesi di - La pieve di S. Leo (sec. xi).

parte delle Marche, della Romagna e della Repubblica di S. Marino; più fedelmente vi corrisponde il territorio dell'attuale diocesi, detta precisamente Feretrana.

Secondo la vita leggendaria dei ss. Leo e Marino, il primo avrebbe fondato una chiesa e un monastero nel M., il secondo sul Monte Titano. Se non è facile riportare l'origine di questi due monasteri-santuari al sec. IV, la fondazione sul Monte Titano (S. Marino) è sicuramente del sec. V (Eugippio, Vita Severini, I, MGH, Auct. antig., I, 1), mentre le prime memorie del monastero di s. Leo sono del sec. IX. Quest'ultimo fu fatto credere vescovo nella Vita di s. Mercuriale (BHL, 5932) tardivo documento del sec. XI; in verità i primi sicuri presuli di M. non sono più antichi del sec. IX. Fatti suffragane di Ravenna da papa Gregorio V nel 997 (Jaffé-Wattenbach, 3878) risiedevano a S. Leo dove fecero erigere la Cattedrale dedicata al medesimo. Più tardi la residenza si trasferì in altri centri, come risulta da varie carte vescovili: Valle S. Anastasio (S. Anastasius de Valle) e Talamello; qui si fermarono per più di un secolo e il vescovo Giovanni Sclani (1413-44) costruì una sede ed un artistico oratorio, affrescato da Antonio da Ferrara (sec. XV) e tuttora conservato (O. F. Tenacioli, La cella dipinta da A. da Ferrara a Talamello nel M., in Urbium, 2 [1928], pp. 171-84). Durante l'esposito di G. F. Sormani (1565-1601), Gregorio XIII, con la bolla Aequum reputamus del 23 maggio 1572, trasferiva la sede a Pennabilli, erigendo la chiesa collegata di S. Bartolomeo in cattedrale e unendola in perpetuo con l'antica cattedrale di S. Leo. Il Sormani va ricordato per la grande attività svolta in ossequio ai decreti del Concilio di Trento, per i sinodi diocesani celebrati a Pennabilli, S. Marino, Macerata Feltria e nell'abbazia di Valle S. Anastasio e per aver fondato il Seminario. Un francescano di questa terra, Matteo da Bascio (1495-1537) diede il primo impulso alla riforma religiosa dei Cappuccini.

Al primo costituirsi dello Stato pontificio, il castellum S. Marini vi apparteneva (756); nel sec. XI gli imperatori riconobbero il M. alla Chiesa Romana. L'ulteriore storia politica della regione è strettamente unita a quella della nota famiglia che ne prese il nome: i Montefeltro. Discendenti da un ramo della più antica famiglia dei Carpegna, i conti di M. nel sec. XII, già indipendenti, occuparono S. Leo, e Urbino nel sec. XIII. Nelle lotte tra ghibellini e guelfi tennero per i ghibellini (cf. Dante, Purgatorio, V, 85-129). Pacificati con la Chiesa, furono riconosciuti come signori nel riordinamento dello Stato pontificio fatto dall'Albornoz (1355) e la regione dei M. conservò un parlamento e autonomie amministrative. Nel sec. XV la signoria acquistò grande splendore per opera di Federico, divenuto duca di Urbino (1474), ma il M. seguì le tristi vicende di guerra e mutamenti politici propri di quel periodo: secc. XV-XVI. Spenta la dinastia dei M. con la morte di F. Maria della Rovere (1508), il M. seguì le sorti del Ducato di Urbino che tornò definitivamente alla S. Sede nel 1631. In quest'ultimo periodo divenne famosa S. Leo per la prigione di stato dove, tra gli altri, fu detenuto e morì il conte Giuseppe Balsamo (Cagliostro, m. nel 1796).

MONASTERI: antico quello di S. Trinità; S. Agata del Monte Ercole, fondato nel 997 e dal 1153 passato ai Camaldolesi; S. Anastasio de Valle, trasferito in commendam nel sec. XV ai vescovi del M. che ne assunsero il titolo; S. Salvatore (sec. IX); S. Severino annesso alla mensa vescovile nel sec. XII.
MONUMENTI: l'antica pieve di S. Leo: intitolata a S. Maria Assunta, abbellita dalla munificenza del duca Orso, custodiva il corpo di s. Leo e forse fu l'antica cattedrale. Fu costruita e compiuta negli anni 881-82, come ne fa fede una iscrizione proveniente dai resti del ciborio fatto erigere da «Ursus peccator dux», ai tempi di Carlo il Grosso (881-87) e Giovanni VIII (872-82). L'esterno, ben conservato, presenta una decorazione a lesene ai lati, ad archetto e lesene nelle tre absidi. Tipici i capitelli del ciborio, a due ordini di volute, che sono i migliori esemplari del genere.

La costruzione attuale della Cattedrale, secondo una iscrizione, andrebbe assegnata al 1173; ma poiché l'epigrafe sembra posteriore ed è chiara l'impronta gotica del

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MONTEFIASCONE, DIOCESI di - Facciata del Duomo e cupola del Fontana (1674).

I continui ritrovamenti hanno attestato che, ove sorge M., vi sarebbe stata una città etrusca non ancora individuata. Come pure non è stata precisata l'etimologia di M., che da una origine della più alta classicità si abbassa ad una prosaica allusione ai fiaschi del suo rinomato vino. Nel medioevo l'abitato si svolgeva maggiormente nella parte bassa, adiacente alla Via Cassia, attorno alla chiesa di S. Flaviano, che nelle parti romaniche risale al sec. XII. Il suo interno, sottoposto di recente ad un riuscitissimo restauro dalla Soprintendenza dei Monumenti del Lazio, consta di due chiese sovrapposte ed è di alto interesse architettonico.

La notizia più antica che si riferisce a M. è un privilegio di Leone IV al vescovo Virbono di Tuscania, dell'anno 852, che Innocenzo III inserì in una sua lettera del 12 ott. 1207 (PL 215, 1234).

Urbano IV (1261-64) fece costruire la rocca per la villeggiatura, che fu oggetto di cure anche da parte dei papi suoi successori, e, durante l'esilio d'Avignone, fu sede del rettore del Patrimonio di S. Pietro.

Fino al 1369 M. fece parte della diocesi di Bagnoregio, quando Urbano V, il 30 ag. di quell'anno, con bolla cum illius, costituì la diocesi di M. con territorio tolto alle diocesi circostanti di Castro, Viterbo, Tuscania e Bagnoregio. Ma il primo vescovo fu nominato solamente sette anni dopo, nel 1376, per le precarie condizioni della S. Sede in Italia. Fu l'agostiniano Pietro Arzensi che ebbe la disgrazia di seguire l'antipapa Clemente VII e, per conseguenza, due anni dopo, fu deposto da Urbano VI. Nel 1436, Eugenio IV, staccando la città di Corneto dalla diocesi di Viterbo e Tuscania, risuscitò l'antica sede vescovile di Tarquinia e l'unità M. Tale unione rimase fino al 1854, quando Pio IX unì Corneto (Tarquinia) a Civitavecchia.

Tra i vescovi di M. primeggia la figura del card. Marcantonio Barbarigo (1687-1706), fondatore del celebre Serainario «Barbarigo» e promotore dell'Istituto delle Scuole delle maestre pic. M. è immediatamente soggetta alla S. Sede. - Vedi tav. XCIII.

BIBL.: Ughelli, I, coll. 50-51; G. Garampi, *Codice diplomatico di M. città, vescovi, diocesi* (Arch. Vat., fondo Garampi, cod. 198 del sec. XVIII); G. De Angelis, *Commentario storico-critico su l'origine e le vicende della città e chiesa cattedrale di M.* Montefiascone 1841 (e un vero sbladone di notizie inesatte); Cappelletti, V., pp. 627-86; L. Pieri-Buti, *Storia della città di M. e dei paesi della diocesi di essa città*, Montefiascone 1874; P. F. Kehr, *Italia Pontificia*, II, Berlino 1907, pp. 201, 204; E. Martinori, *Le vie maestre d'Italia. Via Cassia e sue deviazioni*, Roma 1930, pp. 74-79; T. G. Ricca-M. Antonelli, *S. Flaviano e S. Maria di Montedoro in M.*, ivi 1938. Benedetto Pesci.