MONTE NEGRO

MONTE NEGRO. - Oggi una delle sei Repubbliche federate nello Stato jugoslavo.

I. GEOGRAFIA

Il M. (o Cernagora) è costituito dal lembo meridionale delle Dinariche, al limite fra Erzegovina ed Alpi albanesi, ed è paese montagnoso ed aspro, dove ampie «doline» e «campi» carsici si alternano con solchi e valli profonde (Zeta, Moraca); è perciò di regola arido e spesso brullo e desolato. La breve costa sull'Adriatico s'apre nella tortuosa indentatura delle Bocche di Cattaro e finisce alla foce della Boiana che scarica il Lago di Sentari, in parte albanese. L'economia ha carattere pastorale-agricolo (vite, olivo, frutta e tabacco). Pochi i centri abitati notevoli. Il capoluogo dell'odierna Repubblica (13.067 kmq. con 376.573 ab.; densità 27 a kmq.), Podgoriza (oggi Titograd, 12 mila ab.), ha sostituito la vecchia capitale Cettigne.
BIBL.: H. Grote, *Durch Albanien und M.*, Monaco 1913. Giuseppe Caraci.

II. STORIA CIVILE

Il M. attuale assunse tale nome e una fisionomia determinata solo nella prima metà del'400, come sviluppò di una delle prime formazioni statali dei Serbi (dei quali la maggioranza dei Monte-negrini segui lo scisma di Michele Cerulario), la cosiddetta Zeta (sec. XII), un territorio che, rimasto sostanzialmente immune per i su cui carattere impervio e montuoso - dalle invasioni, doveva poi mantenere a lungo una impronta occidentale e latina. Ed infatti il M. entra nella storia nel 1452 sotto l'egida di Vecnezia che affida a Stefano Crnojević la carica di capitano e duca della Zeta superiore. Come tale il M. rappresenta a lungo nei Balcani l'avamposto di Venezia e della cristianità contro il Turco che, dopo molteplici assalti e lotte durissime, nel 1499 ha ragione della resistenza dei Montenegro in occupa Cettigne, cacciando i Crnojević. Da questo momento e per ca. due secoli i Montenegroi vivono come isolati sulle loro montagne senza sottomettersi, di fatto, al dominio ottomano, riconoscendo la propria unità spirituale e, insieme, politica nel *vladika* (vescovo) di Cettigne, dipendente dal patriarca di Peč, e nella religione «ortodossa». I rimasti fedeli a Roma si raccoglievano intorno ad Antivari succeduta a Dioclea nel 1024 come metropolitana della Dalmazia superiore o Prevalitana, con diritto primaziale riconosciuto da Alessandro II nel 1067 e da Clemente III nel 1083. Quando, dopo Vienna (1683),

la cristianità riprende lungo il Danubio l'offensiva contro l'Impero ottomano, prime ad insorgere sono le tribù montenegrine sotto l'egida di Venezia, che però non riesce a Carlowitz (1699) a sottrarle alla soggezione ottomana.

In questa lotta, che è insieme religiosa e nazionale, i vladika emergono ormai con fisionomia e compiti anche politici e militari, oltre che religiosi ed ecclesiastici. Così, dal 1700 in poi, con l'elezione di Danilo Petrović-Niegoš a vladika ereditario - alla cui dignità religiosa viene a congiungersi anche il potere politico - il M. è retto da una specie di monarchia teocratica ereditaria da zio a nipote che prosegue, senza quartiere, a combattere contro i Turchi. Dal 1711, quando insorgono per rispondere all'esortazione di Pietro il Grande di Russia, ha inizio per i Montenegrini un collegamento sentimentale e pratico con la Russia zarista alla cui influenza si contrappone naturalmente quella veneziana, ma la decadenza di Venezia fa mettere ormai l'accento sulla grande potenza slava ed «ortodossa» che guarda ai piccoli Slavi e si presenta a contendere ai Turchi l'eredità bizantina.

Dopo figure di minor conto, fra la fine del '700 e i primi dell'800 emerge la forte personalità del vladika Pietro I, che oltre a riorganizzare l'amministrazione e rafforzare il proprio potere, riesce ad annientare il pascià di Scutari (1796); ma nonostante tutti gli sforzi non ottiene le Bocche di Cattaro, assegnate all'Austria dal Congresso di Vienna. Con il successore Pietro II (1830-51), detto Vladika Rade, il M. godette di un periodo di pace e di benessere, del quale il governo saggio del vladika - poeta ispirato, uomo colto e mecenate - approfitto per recare una ventata di modernità nella vita patriarcale della Montagna Nera, con interventi in tutti i campi. Il nipote Danilo II lasciò la dignità di vladika e per primo assunse il titolo principesco di gospodar. La lotta contro i Turchi lo vide vittorioso a Grahov (1858), ma cadde assassinato lo stesso anno per una vendetta privata. Gli successe Nicola I (1860-1918) e dal Congresso di Berlino (1878) il M. vide riconosciuta la propria indipendenza, allargandosi sino alla Bojana e al lago di Scutari, al sud, e sino a comprendere grosso modo le vallate del Lim e della Piva, sino alla Drina, ad est e a nord-ovest. Accresciuto così di territorio, il M. crebbe anche di importanza internazionale in conseguenza dei matrimoni delle figlie di Nicola che si imparentò con la corte di Russia, tramite Anastasia e Milica, spose a due granduchi; con quella serba, per il matrimonio di Zorka con Pietro Karageorgević, poi salito sul trono di Serbia; infine con quella italiana, per le nozze di Elena, nel 1896, con Vittorio Emanuele divenuto poi re d'Italia. Entrato in alleanza con la Serbia, la Grecia e la Bulgaria contro la Turchia, partecipò alla prima guerra balcanica, ottenendo con la pace di Bucarest (10 ag. 1913) una parte del Sangioccato di Novi Bazar. Nel corso della prima guerra mondiale Nicola I tenne un atteggiamento molto equivoco e piuttosto autosfillo, ciò che contribuì all'allontanamento della dinastia dal M., che il 12 nov. 1918 proclamò la sua annessione alla Serbia.

Dopo una effimera indipendenza, proclamata il 12 luglio 1941 nel corso della seconda guerra mondiale (quando il M. fu occupato dalle truppe italiane), il M. è tornato a far parte della Jugoslavia, della quale costituisce ora la sesta Repubblica federata.

BIBL.: G. Chuidina, Storia del M. da' tempi antichi sino a giorni nostri, Spalato 1882; D. Popović, Istorija Crne Gore, Belgrado 1895; C. A. Levi, Venezia e il M., Venezia 1896; J. N. Tomić, Politički odnos Crne Gore prema Turskoj 1528-1684, Belgrado 1907; V. Djordjević, Crna Gora i Austrija na 18. vijeku, 1912; id., Crna Gora i Rusija, 1914; D. B. Lazarević, Istorija Crne Gore, Belgrado 1935; L. Durković-Jaksizć, Petar II Petrović - Njegoš (1813-15), Varsavia 1938.

Angelo Tamborra

III. STORIA ECCLESIASTICA

Fra le diocesi della provincia romana Praevalitana sottomesse al metropolita di Scutari, si ricorda nel sec. VI quella di Dioclea, città distrutta poi dagli Avari nel 602, le cui rovine si trovano a 5 km. a nord di Podgoriza.

(da K.

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(da K. Hielscher, Jugoslestva, Berline 1926, rev. 12) Montenegro - Montenegrino in costume con la «Gusla».
La città diede, poi, nome al medievale regno slavo di Dioclea (in slavo Duklja), in seguito detta Zeta, i cui regnanti spesso vengono chiamati «filii carissimi beati Petri». Gli Annales presby
Illetscher, Jugoslavien, Berlino 1926, tav. 85)