MOTON. - M. in genere o mutazione è il passaggio da un modo di essere ad un altro: πᾶσα μεταβολὴ ἔστιν ἐκ τινὸς στέχ (ibid., V, 1, 225a 8 seg.). Tenendo presente questa continuità si intende la definizione aristotelica di κίνησις: atto dell’essere in potenza in quanto tale: ἡ τοῦ δυνάμεθα ὑπὸ ἐπὶ ἀλλήλων, ἡ τοῦ ὑπὸ δυνάμεθα ἐπὶ ἀλλήλων, ἢ τοῦ ὑπὸ δυνάμεθα ἐπὶ ἀλλήλων, ἢ τοῦ ὑπὸ δυνάμεσθαι, ἢ τοῦ ὑπὸ δυνάμεσθαι, ἢ δυνάμεσθαι, ἢ δυνάμεσθαι, ἢ δυνόμεσθαι, ἢ δεδυνόμεσθαι, ἢ δεδυνόμεσθαι, ἢ δεδυνόμεθα, ἢ δεδυνόμεθα, ἢ δεδυνόμεθα, ἢ δεδυνόμεθα, ἰδυνόμεθα, ἰδυνόμεθα, ἰδυνόμεθα, ἰδυνόμεθα.
MOTON. - M. in genere o mutazione è il passaggio da un modo di essere ad un altro: πᾶσα μεταβολὴ ἔστιν ἐκ τινὸς στέχ (ibid., V, 1, 225a
Berlino 1888, p. 642). La teoria di Filopono fu ripresa da Francesco de Marchia (IV Sent., princ.) e specialmente da G. Buridano, che sostenne, in seguito a constatazione sperimentale, che l'impeto rimane immutato e quindi il m. dura indefinitamente (Phys., VIII, q. 12; ed. Parigi 1509); il che è un primo accenno alla legge d'inerzia. Questa dottrina divenne comune nella scolastica posteriore (cf. R. Masi, Intorno al movimento locale, in Divus Thomas Plac., 53 [1950], pp. 3-20, 178-208). Descarta afferma che m. locale è traslazione: «translatio unius partis materiae sive unius corporis ex vicinia eorum corporum, quae illud immediate contingunt et tanquam quiescentia spectantur, in viciniam aliorum» (Princ. Phil., II, 25, ed. C. Adam e P. Tannery, Oeuvres, VIII, Parigi 1905, p. 53). Per Descartes il m. locale è relativo e reciproco; è un attributo della materia; tutte le attività dei corpi si riducono a m. locale (meccanicismo); anche le qualità secondarie sono prodotte in noi dal m. locale. Inoltre il m. locale non è un divenire ma uno stato, come la figura di un corpo, perciò si conserva indefinitamente: così sarebbe provata la legge d'inerzia (Princ. Phil., II, 27, ed. cit., p. 55).
Caratteristica è l'affermazione di Newton di un m. locale assoluto, «translatio corporis de loco absoluto in locum absolutum» (Philosophiae naturalis principia mathematica, Amsterdam 1723, p. 6); luogo assoluto che è poi una parte dello spazio assoluto (ibid.).
E. Bergson sostiene che l'intelligenza scompone il m. in genere o cambiamento in stati immobili, come diceva Zenone. Per ristabilire la continuità del cambiamento, Aristotele ammette un sostrato di esso (L'évolution créatrice, Parigi 1912, p. 323-53). Ma l'intuizione fa vedere quello che veramente è il cambiamento, il cambiamento puro: «Il y a des changements, mais il n'y a pas, sous le changement, des choses qui changent: le changement n'a pas besoin d'un support. Il y a des mouvements, mais il n'y a pas d'objet inerte, invariable, qui se meuve: le mouvement n'implique pas un mobile»: La pensée et le mouvement, Parigi 1934, p. 185). Il cambiamento puro è la «Durata» (Durée), che è la stessa realtà.
Nella fisica il m. locale è essenzialmente relativo al termine di riferimento; le sue leggi sono studiate dalla meccanica.