MUNDUS

MUNDUS. - Con tale termine si indicava, a Roma, una piccola fossa, scavata nel Palatino, dal soffitto a volta «a somiglianza del mondo che sta sopra di noi» (Catone, presso Festo, 144), nella quale poteva scendere un solo uomo negli unici tre giorni dell'anno (24 ag.; 5 ott.; 8 nov.) in cui veniva aperta (Mundus patet; cf. Festo, s. v.).

Duplice è il significato attribuito dai moderni (come già dagli antichi) al m. Per il primo, tale fossa, scavata secondo il rito etrusco che presiedeva alla fondazione di città, era destinata ad accogliere il grano selezionato per la nuova semina (un frammento di Festo [126] dice ... Cereris qui m. appellatur); infatti esso era aperto alla vigilia degli Opiconsiva, festa del grano riposto nel granaio; ai primi di ott., consacrati alla semina del farro; ed infine nel tempo di semina del grano. Il secondo aspetto del m. è in connessione con il mondo dei morti. Varrone dice (presso Macrobio, I, 16, 18): «È come se si aprisse la porta degli dèi tristi ed inferi, allorché si apre il m.», la cui parte inferiore era consacrata agli dèi Mani (Catone, loc. cit.). Per la qual cosa, essendo il m. come il punto d'incontro tra il mondo dei viventi e quello dei morti e temendosi che nei giorni di apertura le anime dei morti tornassero sulla terra a spargere la loro azione malefica, quei tre giorni erano detti religiosi, cioè infausti per iniziare una qualsiasi azione tanto pubblica, che privata (v. MORTI, MONDO SOTTERRANEO DEI).

BIBL.: W. Wrede, Homophia, in Pauly-Wissowa, XXXI, coll. 565-68; L. Deubner, Attische Feste, Berlino 1932, p. 204.