MURIO LUCANO, DIOCESI DI

MURIO LUCANO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Potenza. In una superficie di 510,38 kmq., ha una popolazione di 35.000 ab., tutti cattolici, 14 parrocchie e 38 sacerdoti diocesani (Ann. Pont., 1951, p. 281).

L'istituzione della sede vescovile risale al sec. XI come suffraganea di Conza, nella cui dipendenza ancora permane. Il primo vescovo, Eustachio, è accertato nel 1059, presente alla consacrazione della chiesa di S. Angelo presso Melfi, fatta da Niccolò III. Seguono: Gaudino, accertato tra il 1100 e il 1108, che intervenne alla consacrazione della chiesa di S. Sabino a Canosa, presente Pasquale II; Roberto, che assistette a Conza alla consacrazione della Cattedrale fatta dall'arcivescovo Erberto (1169); quindi Monteguidoni (1215), Giovanni (1217), ecc.

Durante lo scisma dell'antipapa Clemente VII, il vescovo Antonio, eletto da Gregorio XI, passò dalla parte dell'antipapa e, in seguito all'assassinio della regina Giovanna I, si ritirò arbitrariamente a Polsino, sia per il timore di rappresaglie, sia per la protezione offertagli dal signore del luogo. Clemente VII naturalmente si affrettò a trasferire la diocesi (1386) e perciò Antonio si disse da allora e fino al 1389 vescovo di Polsino, ma dopo quell'anno cala il silenzio sulla sua attività e sulla sua fine. Nel 1540, dopo il trasferimento del fiorentino Matteo Grifoni, vallombrosano (eletto nel 1528), a Trivento, Paolo III affidò la diocesi di M. L. in amministrazione al card. Ascanio Parisani, che la rese per un anno. Tra i presuli successivi, spicca la figura di Alfonso Pacelli, nativo di Balvani, nella stessa diocesi (1674-1702), per il suo apostolato a favore del Capitolo, della comunità e dell'episcopio.

MONUMENTI. - Scarsi i monumenti cristiani di M. L. Notevole è solo la Cattedrale, dedicata a Maria s.m. Assunta, per la sua origine romanica (ca. 1009), ma rovi-nata dal terremoto del 1684 e da un incendio nel 1707, fu quasi del tutto rifatta nel 1725 a spese di Benedetto XIII. Di un certo pregio sono la sedia episcopale (1631), riccamente intagliata, e un quadro del 1580, detto «il quadro della regina Giovanna». Rappresenta infatti tutti i personaggi che agirono al tempo dello scisma clementino, e cioè Giovanna I, Clemente VII, Carlo V, Carlo VI, il vescovo Antonio e Ottone di Brunswick, che è in ginocchio davanti alla Vergine con il Bambino e i ss. Domenico e Caterina.

A un miglio da M. L. è la chiesetta romanica di S. Maria delle Grazie di Capitignano, opera di Magister Sarolus di M. (fine del sec. XII-principio del XIII), che serba, oltre ai notevoli avanzi della sua struttura originaria, qualche buon marmo latino, tra cui un'aria cilindrica, due leoni e vari bucrani.

BIBL.: Ughelli, VI, p. 843; Eubel, I, p. 352; II, p. 197; III, p. 251; IV, p. 250; F. Giordano, Il rinnovamento della cattedrale di M. L., Salerno 1887; C. Valente, Le città morte dell'Innio, Bologna 1925, pp. 102-104; id., Guida artistica e turistica della Basilicata, Potenza 1932, pp. 173-874; D. Vendola, Rationes decimarum Italiae nei secc XIII e XIV; Città del Vaticano Pasquale Testini.