MURRI, ROMOLO. - Sacerdote e sociologo, n. a Montesampietrangeli (prov. di Ascoli Piceno, diocesi di Fermo) il 27 ag. 1870, m. a Roma il 12 marzo 1944. Compi gli studi teologici a Roma, dove fu ordinato sacerdote nel 1893. Nello stesso anno si iscrisse alla Facoltà di lettere dell'Università di Roma, dove in un ambiente studentesco, saturo di violente competizioni dottrinali e politiche, iniziò come propagandista la sua attività sociale con fervido ardore. Insieme con G. Salvadori, F. Ermini, F. Crispolti, G. Semeria fondò il Circolo universitario ed una propria rivista Vita nuova, gettando le basi della Federazione universitaria cattolica italiana. Democrazia cristiana (v.) aderì con entusiasmo.
Fondò la rivista Cultura sociale, il cui primo numero apparve il 19 gen. 1898, per esporre le sue idee. Queste si svilupparono ben presto in contrasto con congressi (v.), per cui il M. scagliò contro il dimissionario presidente Paganuzzi un violento articolo sulla Cultura sociale dal titolo Il crollo di Venezia (14 ag. 1902). Enormi furono il rumore, le proteste, le polemiche suscitate da questo scritto. Il Congresso di Bologna nel 1903 portò un notevole successo alla fazione muririana, ma insieme uno strascico di polemiche acerbe. Le disposizioni del nuovo pontefice Pio X sull'Azione Cattolica suscitarono la ribellione di alcuni giovani democristiani e crearono un movimento autonomo: il M. con loro fondò a Bologna la Lega democratica nazionale, che fu condannata da Pio X, il quale nella lettera Pieni l'animo del 28 luglio 1906 proibì ai sacerdoti di iscriversi ad essa. Ormai dal campo politico il contrasto si trasferiva sempre più sul piano religioso. Il M., che
già in un discorso tenuto a S. Marino il 25 ag. 1902, aveva esaltato le tendenze religiose di Tyrrel e Loisy, con questo entrava nel vivo delle controversie che si agitavano allora riguardo al modernismo e che lo portarono man mano lontano dalla retta interpretazione del dogma. Questi motivi, oltre all'atteggiamento ribelle a cui si abbandonò, determinarono il pontefice Pio X prima a sospendere a divinis (1907) e più tardi (1909) a scomparire il 1° autortà ecclesia-stica nella nuova Rivista di cultura, organo della Lega democratica nazionale. Questo movimento andò presto perdendo di estensione e intensità per cessare all'inizio della prima guerra mondiale. Nel 1909 M. fu eletto deputato nel collegio di Montegiorgio, depose l'abito ecclesia-stico, contrasse matrimonio civile e svolse attività politica in un partito di estrema sinistra. Divenne poi collaboratore di giornali liberali come Il Corriere della Sera, La Stampa, ecc., ma aveva perduto già ogni influsso sulla vita politica italiana. Rientrò in seno alla Chiesa un anno fa prima della morte.
Opere: fra i numerosi scritti del M. (oltre un centinaio di volumi ed opuscoli) sono da ricordare: Propositi di parte cattolica (Roma 1899); Battaglie d'oggi (4 voll., 1903-1904); La politica clericale e la democrazia (Milano 1903-1904); La monachia alla repubblica - Lettere portoghesi (IV, 1910); Della religione, della Chiesa e dello Stato (Roma 1910); La croce e la spada (Genova 1915); Cavour (IV, 1915); Dalla Democrazia cristiana al Partito popolare italiano (Firenze 1920); La Stato e i partiti politici in Italia nel dopoguerra (Roma 1921); La conquista ideale dello Stato (Milano 1923); L'ulivo di Santana, note sulla Conciliazione (Roma 1930); Il messaggio cristiano e la storia (IV, 1943); Democrazia cristiana (IV, 1944), opera postuma, interessante per la visione unilaterale del protagonista sul periodo 1894-1907.