OPERA DEI CONGRESSI E DEI COMITATI CATTOLICI IN ITALIA. – Fu l’organizzazione principe dei cattolici italiani. Il Consiglio superiore della Gioventù cattolica italiana deliberò, il 2 ott. 1870, di fondare un’Opera che raccogliesse tutte le forze cattoliche sull’esempio del Belgio e della Germania. L’opera nacque in seguito al I Congresso cattolico, celebrato a Venezia (12-16 giugno 1874) sotto la presidenza del duca Scipione Salviati di Roma, per il centenario della battaglia di Lepanto. Allora il Consiglio superiore della Gioventù cattolica dichiarò di costituirsi in Comitato permanente, provvedendo poi al II Congresso, che seguiti dal 22 al 26 sett. 1875 e fu tenuto a Fiesole, con lo scopo di costituire un’opera stabile, governata da un comitato nazionale. Vi si pronunziò per la prima volta la Di
chiarazione dei principi (specie di professione di fede), scritta dal barone Vito D'Ondes Reggio di Palermo, patriota, deputato al Parlamento, dimissionario dopo il 20 sett. 1870. Il Comitato permanente divenne Opera dei Congressi ed organizzò i 17 successivi congressi cattolici italiani, che interpretarono e guidarono il pensiero e l'azione dei cattolici italiani per più di un quarto di secolo.
Il primo presidente dell'Opera fu Giovanni Acquarini (v.), già fondatore con Mario Fani della Gioventù cattolica, il quale dette all'organizzazione fisionomia nazionale con comitati regionali, diocesani e parrocchiali. L'Acquaderini promosse il III Congresso, aperto a Bologna il 9 ott. 1876 sotto la presidenza ancora del ducal Salvat, disciolto dopo la prima seduta, per «ordine pubblico», di fronte a molti anticlericali di piazza, ed il IV Congresso a Bergamo dal 10 al 14 ott. 1877, affidandosi la presidenza al barone Vito d'Ondes Reggio. La presidenza passò poi dall'Acquaderini al ducal Scipione Salvat (1878), il quale, dal 21 al 24 ott. 1879, convocò il V Congresso a Modena, e solo quattro anni dopo riuscì a promuovere il VI a Napoli (10-14 ott. 1883) con la promulgazione dello Statuto definitivo dell'Opera, avente lo scopo «di riunire i cattolici d'Italia in una comune e concorde azione per la difesa dei diritti della S. Sede e degli interessi religiosi e sociali degli italiani». La presidenza del Congresso fu tenuta dal principe di Bisignano.
Al ducal Salvat, nel 1885, venne sostituito nella presidenza generale dell'Opera il medico bolognese dott. Marcellino Venturoli, che la tenne per cinque anni, con la celebrazione però di un solo congresso, il VII, che fu quello di Lucca (19-23 apr. 1887), svoltosi sotto la sua stessa presidenza.
Nel sett. 1889, il Comitato permanente concentrò i suoi voti sul giovane avvocato G. B. Paganuzzi di Venezia, il quale aveva preso parte a tutti o quasi precedenti congressi ed aveva portato in seno al movimento cattolico elementi nuovi e giovanili. Si inaugurò, con la sua nomina, il periodo più florido e attivo dell'Opera. Il Paganuzzi chiamò a far parte del Comitato permanente altri uomini insigni, fra i quali il prof. Giuseppe Toniolo, che doveva portare un indirizzo sanamente sociale e tutta l'Azione Cattolica. L'VIII Congresso, a Lodi (23-27 ott. 1890), segnò un primo risveglio di attività, svoltosi sotto la presidenza del Paganuzzi stesso, con la partecipazione di giovani combattivi capeggiati da Filippo Meda (v.) di Milano, che dirigeva l'organo del Comitato delle feste centenarie di S. Luigi Gonzaga, in accordo con mons. Sarto, allora vescovo di Mantova.
Nel 1891 (14-17 sett.), sotto la presidenza ancora del Paganuzzi, il Congresso generale (IX) fu convocato a Vicenza. Era l'anno della Return novarum, punto di partenza per un'attività nuova dei cattolici di tutto il mondo, l'attività sociale, alla quale da qualche tempo lavorava il Toniolo (v.), insieme al vescovo di Padova mons. Callegari (v.) Medolago Albani (v.).
Nel 1892 vi furono due congressi, entrambi a Genova: il X dell'Opera (4-8 ott.); presidente il marchese Giannazzo di Sangineto (ed il I dell'Unione per gli studi ociali). L'XI Congresso fu tenuto a Roma dal 15 al 17 febbr. 1894, presidente il principe Francesco Massimo, e nello stesso anno (9-13 sett.); ALCUINO (v.) e il X XII a Pavia, sotto gli auspici di quel vescovo insigne, mons. Riboldi. L'Opera, ormai nel suo massimo sviluppo, nel 1895 (9-13 sett.); presidente il barone Luigi de Matteis, celebra a Torino il suo XII Congresso e nell'anno seguente (31 ag. 4 sett. 1896); presidente il conte Alberto de Moiana, il XIV a Fiesole (dove si fonda la Federazione universitaria cattolica italiana [v.]), seguito, nel 1897, dal XV (30 ag. 3 sett.); presidente il marchese Lorenzo Bottini a Milano, in occasione del centenario della morte di S. Ambrogio. In quell'anno l'Opera dei congressi contava 3982 comitati parrocchiali, 708 sezioni giovanili, 12 circoli universitari, 700 casse rurali, altrettante società operaie, 24 banche cattoliche e una società di assicurazione.
Comprendeva le seguenti sezioni o gruppi: opere religiose ed associazioni; poi, dal VII Congresso, organizzazione e associazione cattolica, azione popolare cristiana o democratico-cristiana con una sottosezione (1901) per la difesa legale delle opere pie, educazione ed istruzione, stampa, e arte cristiana. Il gruppo più importante era il secondo (chiamato all'inizio: sezione «Carità»; dal V Congresso «Carità ed economia cattolica»; dal 1902 «Azione popolare cristiana»), da cui maturò l'idea della Democrazia cristiana, che trovò in Giuseppe Toniolo il suo più geniale e competente divulgatore, specialmente con il suo celebre discorso romano sul Concetto cristiano della democrazia. La novità per altro divise inquinò gli animi dei cattolici. Nel 1898, dopo i moti rivoluzionari, la reazione liberale-masonica, accomunando in un fascio socialisti e cattolici, impose per opera del ministro Di Rudin, lo scioglimento della stessa Opera dei congressi e dei suoi comitati.
Fu però breve parentesi. Nel 1899 si poterono rielaborare le fila e celebrare a Ferrara il congresso della ripresa (il XVI: 18-21 apr.) sempre sotto la direzione del Paganuzzi che ne affidò la presidenza effettiva al marchese Filippo Crispolti.
In questo tempo, le forze giovanili militanti sotto Democrazia cristiana (v.), in gran parte capeggiate da d. Murri (v.) e moderate dal prof. Toniolo (v.), chiedevano di aver parte maggiore nell'Opera dei congressi. Non vi fu comprensione, fra le due tendenze; di modo che il XVII Congresso, celebrato a Roma nell'Anno Santo 1900 (1-5 sett.); presidente il conte Carlo Santucci, fu di scorso interesse, e non migliore esito ebbe il XVIII, celebrato a Taranto nel 1901 (2-6 sett.); presidente il cav. Giuseppe Giglio Tramonte, nonostante gli sforzi di G. Toniolo e di altri chiarovveggenti di innestare nel vecchio tronco dell'Opera i più freschi virgulti.
Un rinnovamento fu tentato con l'encic. Graves de communi di Leone XIII (genn. 1901), che riconfermando gli indirizzi sociali dell'apostolato dei laici, non consentendo però ancora l'azione nel campo politico richiamava i più accesi, con nuovi statuti (genn. 1902) e con la sostituzione del presidente dell'Opera, che per generale designazione fu il conte Giovanni Grosoli Pironi, il quale solo dopo molti mesi, e cioè nella fine del 1902, fu in grado di assumere la presidenza. La morte di Leone XIII e l'elezione di Pio X rimandarono il XIX Congresso ad autunno inoltrato, a Bologna (10-13 nov. 1903); presidente il conte Carlo Zucchini, e fu l'ultimo.
Il profondo dissidio fra le correnti dei giovani e dei veterani si acuì poi anche nel Comitato permanente, per cui S. S. Pio X ne decretò lo scioglimento, con la lettera della Segreteria di Stato agli Ordinari d'Italia (30 luglio 1904), lasciando in vita il solo secondo gruppo, delle opere economiche, al quale aderivano 744 società di mutuo soccorso, 835 casse rurali e un migliaio di istituzioni congeneri. L'anno successivo, Pio X sciolse anche il secondo gruppo, surrogandovi l'Unione economico-sociale. Istituti l'Unione popolare sul tipo del Volksverein germanica, e l'Unione elettorale (Il fermo proposito, giugno 1905). Per opera di queste unioni nazionali si svolse a Modena (nel 1910) il XX Congresso Cattolico italiano, l'ultimo, sotto la presidenza del marchese Filippo Crispolti. Per le susseguenti attività dei cattolici italiani, V. AZIONE CATTOLICA ITALIANA (A. C. I.); DEMOCRAZIA CRISTIANA.
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A. De Gasperi, Uomini e tempi che prepararono la «Rerum novarum», Milano 1946; G. Anichini, I cinquanta anni della F.U.C.I., Roma 1946, passim; A. Vian, G. B. Paganuzzi, Roma 1949; F. Fonzi, I cattolici transigenti italiani dell’ultimo Ottocento, in Convivium, 6 (1949), pp. 955-72. Guido Anichini