TONIOLO, GIUSEPPE. - Uno dei massimi maestri del pensiero sociale cattolico, n. a Treviso il 7 marzo 1845, m. a Pisa il 7 ott. 1918, in fama di santo.
Iscritto alla Facoltà di giurisprudenza a Padova, vi si distinse per intelligenza e profitto e fu incoraggiato a « proseguire gli studi. Nel 1878 ottenne la nomina a professore straordinario di economia politica all'Università di Modena. Di lì, l'anno medesimo, fu trasferito con ugual titolo all'Università di Pisa, dove nel 1884 conseguì l'ordinariato e trascorse poi tutta la vita. Nel 1878 T., avendo ormai assolto i suoi più gravi impegni per la sistemazione dei fratelli, contrasse

Nei medesimi anni, che furono in tutti i sensi decisivi per la sua ulteriore carriera, il T. raggiunse la sua piena maturazione scientifica, scandagliando un tema che costituisce l'anima di tutta la sua attività di pensatore; l'influenza dell'etica sull'economia. Tale tema gli era stato suggerito dal clima intellettuale dell'epoca in cui egli si affacciò allo studio dell'economia, clima caratterizzato dalla reazione della prima scuola storica tedesca contro l'utilitarismo dei classici, la quale aveva trovato forti echi nell'Università di Padova. Ma egli lo sviscerò con originalità di risultati concretatisi nella compiuta dimostrazione che l'economia implica sempre una concezione morale ed è ad essa difatti subordinata. Nei primi anni pisani coltivò con successo anche gli studi storici delle dottrine e dei fatti economici della Toscana, e dai risultati delle sue ricerche - che gli rivelarono l'influenza autonoma che sul divenire dell'attività economica esercitano le concezioni etiche e religiose degli attori economici - fu indotto a sostituire il dualismo al monismo materialista che allora veniva di moda. I più importanti di questi suoi studi rimasero allo stato di abbozzo incompiuto, perché, distratto da altri interessi, il T. non ebbe il tempo di polirli. Fortunatamente però egli riuscì a far apprendere il suo metodo storiografico al giovane Warner Sombart che in quegli anni fu suo allievo a Pisa, ed il Sombart lo sviluppò e applicò poi sistematicamente in opere universalmente note. Il T. era stato presumibilmente guidato alla scelta del tema dei suoi studi anche da profondi convincimenti religiosi. Certo è che la sua religiosità trasse nuovo conforto e sussidio dai risultati di essi. Perciò quando, resosi padrone della sua materia e conseguita con l'ordinariato una base materiale sicura, egli poté intraprendere l'azione sociale più vasta dell'insegnamento, a cui era naturalmente inclinato come profondo pensatore, egli cercò la piattaforma di tale azione nelle organizzazioni cattoliche, che allora in Italia combattevano una battaglia difensiva contro il militante anticlericalismo delle classi governanti. Il T. mise a disposizione della causa prescelta con assoluto disinteresse la sua opera di pensatore, di pubblicista, di oratore e di organizzatore, cercando soprattutto di trasfor-

(da V. JALABERT, LOUIS, Les Pontificaux mss. des Bibl. publ. de France, Parigi 1897, tov. 12)
Per promuovere questa sua attività pratica il T. compose una serie di scritti divulgativi e originali sui temi della crisi sociale, del capitalismo, della strategia e tattica dell'opera di ricostruzione, di cui meritano di essere ricordate specialmente le seguenti caratteristiche: la fede nell'avvenire della democrazia, la viva insistenza sulla struttura organica della società e sul primato dell'organizzazione sociale su quella politica, sulla necessità dell'intervento pubblico nell'economia per la protezione dei lavoratori, sul patrimonio religioso-etico della società come elemento unificatore di essa, e sulla necessità della collaborazione internazionale. Da tale attività fu anche condotto a trascorrere alla sociologia, che egli, alla stregua
della moda intellettuale dell'epoca, concepì come una scienza, anziché come una disciplina scientifica, anzi come la sintesi di tutte le scienze, pur contestando il monismo dei metodi sociologici allora in voga.
Per la sua intensa attività pratica e scientifica, per la purezza del suo carattere, egli divenne il mentore dei cattolici italiani e fu considerato anche all'estero uno dei massimi maestri del pensiero sociale cattolico.
Il nome di T. scienziato si raccomanda specialmente all'«Introduzione» del suo Trattato di economia sociale e alla sua Storia dell'economia sociale toscana nel medioevo, solo recentemente edita nelle sue Opera Omnia (da vivo egli ne pubblicò solo una piccola parte!). La fama di T. come ideologo sociale è affidata specialmente agli scritti: La democrazia cristiana; Concetti e indirizzi sociali all'esordire del sec. XX, e Provvedimenti sociali popolari.
La causa di beatificazione è stata introdotta con decreto del 7 genn. 1951.