TOVINI, GIUSEPPE. - Organizzatore cattolico, avvocato, n. a Cividale Camuno (Brescia) il 14 marzo 1841, m. a Brescia il 16 genn. 1897.
La sua attività multiforme nell'avvocatura, nell'Azione Cattolica e nei pubblici uffici fu sempre nutrita dalle virtù cristiane coraggiosamente manifestate. Eserciò l'avvocatura come un apostolato sociale e con un rigoroso concetto cristiano della giustizia e della morale, rifiutandosi di patrocinare cause da lui ritenute ingiuste, anche se giuridicamente fondate. Per questa specchiata onestà, oltre che per la conoscenza del diritto e la sicurezza del giudizio, fu ammirato anche da colleghi di opposti principi. Fu membro della Società Avvocati di S. Pietro e del Comitato centrale per la difesa legale delle Opere Pie; è considerato una vera autorità in diritto ecclesiastico. Intensa e feconda attività spiegò nell'Azione Cattolica, e particolarmente CATTOLICITÀ (v.); presidente del Comitato diocesano di Brescia dal 1878, organizzò il movimento con la fondazione dei comitati parrocchiali - più di trecento - e di sezioni giovanili, dando impulso all'azione sociale con le Casse rurali, le Società operaie, le Unioni agricole. Per sua personale iniziativa sorsero due fiorenti banche cattoliche: il Banco S. Paolo nella provincia bresciana e il Banco Ambrosiano che, da Milano, si allargò fuori di Lombardia.
Particolare fatica dedicò alla Conservazione della Fede nelle Scuole d'Italia, approvata e raccomandata da Leone XIII che l'arricchi d'indulgenze. Per essa fondò il periodico La scuola italiana moderna; e la diffuse con anima d'apostolo in numerosi scritti e discorsi. Fu in gran parte merito suo se a Brescia sorse il Collegio ven. Luzzago che, dopo contestazioni amministrative e giudiziarie, felicemente superate, divenne il Cesare Arici, tuttora fiorente. Si prodigò anche nella fondazione dei Circoli universitari cattolici, di una Lega fra gli insegnanti cattolici e nelle petizioni per la libertà d'insegnamento. Entrato a far parte del Comitato generale dell'Opera dei Congressi e del Consiglio direttivo quale vicepresidente, godè l'alta considerazione dei vescovi con i quali ebbe rapporti e dello stesso Leone XIII.
Nei rapporti fra Chiesa e Stato propugnò i diritti della S. Sede, pur auspicando la conciliazione con espressioni di vero amor patrio. Nel Terz'ordine francescano, nella Congregazione Mariana, nella Società Vincenziana lasciò esempi edificanti di pietà e carità.