TOVAGLIA (Tobalea). - Sin dal sec. VI, ma più frequenti dopo il sec. X sono le figurazioni di t. da tavola e da altare in musaici e pitture dell'epoca; anche negli inventari si trovano sovente citazioni di t. dette per lo più ad «opus theutonicum» o «de Alemannia».
Sembra si tratti di ricami in bianco su bianco, se non tutte di importazione nordica, certo di imitazione del tipo originario tedesco. Secondo il p. Braun la più antica t. d'altare pervenutaci e ancora conservata è quella rinvenuta nel reliquario di s. Eriberto a Deutz, che precede l'esem-

(fot. Esc. Catt.)
Particolare diffusione ha in Italia un tipo di t. che dal medioevo si estende fino a tutto il '300 e '400, fabbricato secondo la tradizione, specialmente a Perugia dalla Confraternita della Mercanzia. Larga documentazione di questo tipo è anche nella pittura (Simone Martini, S. Martino in atto di celebrare la Messa, Assisi, basilica di S. Francesco, riprodotta alla voce ELEVAZIONE; Ghirlandaio, Cena, Convento di S. Marco, Firenze, ecc.). Questi tessuti sono in bianco ad opera turchina e raffigurano animali affrontati, castelli, cavalieri, sirene, centauri, o scritte o figurazioni sacre, quali l'albero della vita, l'agnello portacroce, cervi, teste di cherubini, colombe, ecc. Si ritengono derivati da più antichi tessuti senesi e cronologicamente è possibile classificarli in base ad un progressivo predominio delle figure sulle più antiche forme geometriche stilizzate, un addolcirsi delle linee, dapprima taglienti e crude, un infittirsi e impreziosirsi del punto che negli esemplari più remoti appare lungo e irregolare.
Dal sec. xvi in poi diminuisce l'uso di t. ricamate e subentra quello di ornarle di bordi, di galloni, trine o
merletti che seguono lo sviluppo e la fioritura di questi preziosi lavori ad ago e a fusello (
V. MERLETTO; STOFFE)
Vedi tav. XLI.Prescrizioni liturgiche circa le t. - Le rubriche del Messale prescrivono che l'altare per la celebrazione della s. Messa sia ricoperto da tre t.: due (o una ma ripiegata) per coprire tutta la sacra mensa, almeno la pietra sacra negli altari mobili; la terza, superiore, per ricadere anche ai due lati dell'altare fino all'ultimo gradino. La terza serviva nel medioevo anche per coprire il calice, donde deriva il corporale. Debbono essere di lino puro in memoria della Sindone in cui fu avvolto il corpo di Gesù Cristo per la sepoltura, e vengono benedette. Sotto le tre t., immediatamente sulla mensa, si mette una forte tela incerata, detta crismale, per proteggere le t. dall'umidità; è prescritta dal Pontificale per proteggere dall'Olio dopo la consacrazione dell'altare.
La t. è uno dei paramenti più antichi, e si conviene all'altare per la nettezza, la devozione e riverenza. Si vede nel musaico di S. Vitale di Ravenna l'altare coperto da un'ampia t. bianca, orlata con frangia, decorata al centro di un rosone e si fianchi con riquadri a ricamo (v. illustrazione alla voce MELCHISEDECH). Anticamente si copriva l'altare soltanto al momento della celebrazione della s. Messa, come si fa anche oggi per le funzioni del Venerdì Santo. In origine era un'unica t., ma dal sec. VIII s'incominciò ad usarne di più. A Roma al tempo di Burcardo, cerimoniere papale (m. nel 1506), se ne usavano tre.
Per proteggerla dalla polvere o da altre impurità, prima e dopo le sacre funzioni la t. superiore viene coperta da un panno, detto vesperale o coprialtare, di qualunque materia e colore. Non si rimuove nei Vespri, neppure nei pontificali; basta ripiegarlo all'incensazione (Caer. Episc., II, cap. 1, n. 13).