MERLETTO. - M. o merlo, trina, pizzo, è un tessuto trasparente lavorato a mano con l'ago, con i fuselli, con l'uncinetto e anche con la spola, usando filo di ogni qualità, lino, cotone, refe, seta, oro e argento.
Di questa piccola ma preziosa arte, di cui i primi esemplari sicuri risalgono alla fine del '400, e che può agevolmente conoscersi attraverso gli esempi rimasti, eccellono quasi esclusivamente i lavori ad ago e quelli a fuselli. Sia gli uni che gli altri hanno una notevole storia che dalla fine del sec. XV giunge ai giorni nostri con origini e sviluppi diversi.
Le trine ad ago sono ormai quasi unanimemente considerate di origine italiana, o meglio veneziana, e si può precisare la loro derivazione dagli antichi ricami eseguiti su tessuti sfilati, sia su quelli a « fili tirati », detti comunemente « reticelli », che sul buratto o sul modano. Compare il vero « punto tagliato », che discende dall'antico « reticello », nel volume di Matthieu Pagan, L'ornamento delle belle et virtuose donne (Venezia 1543), in altri libretti, per lo più editi a Venezia e a Bologna, in quello di Aurelio Passarotti, del 1560, con tavole bellissime, in cui già si trova il « punto in aria ». I volumetti si susseguono sempre più fitti, da Cesare Vecellio a Isabetta Catanea Parasole e Bartolomeo Danieli fin verso il 1630, a testimoniare la ricchezza dei punti, la varietà dei modelli e il diffondersi di quest'arte, divenuta in tal epoca sommamente raffinata. Dal « punto tagliato » (point coupé) al « punto in aria », al punto a fogliame fatto a rilievi (gros point de Venise), a quello leggerissimo a roselline, si è aperta la via alle trine più evolute e preziose, che da palazzi e conventi, loro prima sede, passano ai laboratori, prendendo uno sviluppo che è sempre maggiore, in diretta relazione con lo smodato lusso del tempo.
In Francia, dove molto si diffonde l'arte delle trine veneziane, dal 1598, quando per la prima volta si scrive il nome dentelles nei Nouveaux pourtraicts de point coupé, di Jacques Foillet, al 1665 (editto di Colbert) la fioritura è intensissima. Col Colbert, si fondano gli importanti centri di manifatture di lavori ad ago, che, pur imitando i m. italiani di Venezia, Ragusa, Bologna, Milano o Genova, prendono il nome di point de France. E i nomi francesi verranno da allora in parte adottati anche in Italia, e in Italia stessa i nomi italiani francesizzati. Alençon diverrà il centro più importante, seguito da Sédan, Argentan, Aurillac ecc., tutti dipendenti da una perfetta organizzazione statale, interrotta solo dalla Rivoluzione, mentre in Italia e in Fiandra si cercherà nel '700 di imitare le squisite raffinatezze dell'arte francese; così Venezia creerà nel '700 il « punto di Venezia col fondo » a larghi fogliami e nervature segnate a giorno, per superare in preziosità il bellissimo punto di Alençon, e il punto di Burano, un altro celebre tipo di m. a piccole maglie rotonde e motivi minuti, che incontrerà molta fortuna e che perdura anche dopo la ripresa ottocentesca (1872)
di quest'arte locale e popolana tuttora fiorente. Altri centri vivi in Italia sono quello di Val Sesia, Vallevogna e soprattutto Bologna con la Società dell'« Aemilia Ars ».
L'Italia e le Fiandre si contendono ancora oggi l'origine delle trine a fuselli, ma anche studiosi stranieri, quali il Seguin (La dentelle, Parigi 1875), propendono per l'Italia. Comunque anche nelle Fiandre si sparsero rapidamente e così in Spagna e in Francia, dove si pensò pervenissero tramite pellegrini spagnoli. In quanto alla tecnica, i m. a fuselli, forse di uso molto antico, sono una trasfor-
mazione degli antichi galloni o « passamani » (passements) eseguiti con stoffe in oro e seta o oro e lana, spesso tempestati di gemme; lavorati a guisa di nastri venivano applicati alle stoffe per guarnizione. Coll'andar del tempo si cercò di renderli di un tessuto sempre più rado e da un lato vennero ornati con dentelli via via sempre meno semplici e più esili finché si passò ai fuselli, facendo a meno del supporto di tessuto. La tecnica è una: ad un'estremità i fili si fissano su un cuscino con gli spilli che vengono spostati a mano a mano che procede il lavoro, e all'altra i fili si intrecciano e annodano variamente coi piccoli fusi

Quest'arte, anche nel suo miglior periodo che è il primo Seicento, non raggiunge mai le preziosità di quella ad ago, né a Genova, suo principale centro - dove è in uso un punto un po' spesso detto le rosaces de Gênes e il guipure, né a Portofino, Rapallo, S. Margherita, Chiavari, Albissola, piccoli vivaci centri seminati per le due riviere, a Pescocostanzo, all'Aquila, a Napoli. Le varietà dei punti sono tante: in Italia il « punto in trezzola » (Venezia), il « punto di Milano », caratterizzato da uno stretto nastrino che segna senza interruzione lunghissime volute a disegni floreali, specialmente adatto per camici liturgici, che ha dato modelli di grande valore; fuori d'Italia il punto Malines e il Valenciennes, il punto di Bruxelles, di Parigi, d'Arras, lo Chantilly, in seta nera, il punto di Lilla, di Fiandra, di Bruges, d'Inghilterra, celebre anche la trina d'Irlanda eseguita ad uncinetto. Esiste inoltre un tipo di m. eseguito con le spolette detto « frivolità ». Già nell'800 e specialmente in tempi moderni si è sviluppata in Italia e fuori una ricca produzione meccanica che imita soprattutto i lavori a fuselli. - Vedi tavv. XLIV-XLV.

Zelantissimo, di vita piissima, egli è noto principalmente per i suoi libri di devozione, tutti pubblicati a Colonia, in latino, il più noto dei quali è il Paradisus animae (1650, spesso ristampato fino al 1898), tradotto in varie lingue. Notevoli inoltre: Enchiridion Officii divini (1623); Monita sapientiae christianae (1629); Fasciculus myrrhae et thuris (1630); Viaticum quotidianum (1633); Apharismi eucharistici (1638; trad. ted., Colonia 1828, 1902). M. curò anche nuove edizioni delle opere di s. Bernardo (1641, 6 voll.), di Tommaso da Kempis (1643) e di altri autori ascetici (Septem tubae orbis christiani, 1635).