TOURS, ARCIDIOCESI DI

TOURS, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capoluogo del dipartimento dell'Indre-et-Loire in Fran-

cia. Ha una superficie di oltre 6116 kmq. con una popolazione di 350.000 ab. dei quali 274.620 cattolici, distribuiti in 295 parrocchie, servite da 321 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha due seminari, 6 comunità religiose maschili e 110 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 428). Sue suffragane sono le diocesi di Angers, Laval, Le Mans e Nantes. Patroni dell'arcidiocesi sono s. Martino e s. Gaziano.

La città che col nome di Alttonès nell'età gallica era situata sulla costa di S. Sinforiano fu trasportata sulla sinistra della Loira dai Romani che la chiamarono « Caesarodunum, oppidum Turonicum » perché capitale dei Turoni; nel 374 divenne la capitale della « Gallia Lugdunensis tertia ». Fu occupata dai Visigoti nel 473 e dai Franchi di Clodoveo nel 507; nel 545 vi morì s. a Clotilde. Nel medioevo la città di T. fu separata dal borgo costituitosi intorno alla basilica di S. Martino, detto Châteauneuf-lez-Tours; fu governato dai vescovi mentre il resto lo fu dal Capitolo; poi si ebbe il governo riunito dei conti, finché Enrico II, divenuto re d'Inghilterra, riunì la regione al suo Regno, onde le lotte tra Francia e Inghilterra fino al Trattato del 1242 tra Enrico III e Luigi IX, in cui fu riunita alla Francia. La regione fu danneggiata dalle guerre di religione, e poi specialmente il 21 dic. 1870, nel giugno 1940 e nell'ag. 1944.

Il più celebre vescovo di T. fu s. Martino (v.) che allargò la propaganda cristiana dalla città nelle campagne all'intorno rimaste ancora pagane. Suo discepolo e successore fu s. Brizio (v.) che, morendo nel 444, fu deposto nella « basilica parvula » o « cellula » da lui preparata per s. Martino (Gregorio di T., Hist. Franc., X, 31, II, 14). Il vescovo Perpetuo (461-91) sostituì quella Basilica con una più grande dove fece dipingere scene della vita del Santo e dove anche fu sepolto (il suo epitaffio in Le Blant, Inscript. chrétien. de la Gaule, I, Parigi 1856, p. 246 sgg.; cf. L. Duchesne, Pastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, ivi 1910, p. 302 sgg.). A Perpetuo che iniziò la cattedrale di S. Pietro (oggi dedicata a s. Gaziano) seguì una serie di vescovi illustri, che sono noti attraverso gli scritti di s. Gregorio (v.) vescovo di T. Così Ommazio che eresse la Basilica in onore dei ss. Gervasio e Protasio; Ingiurioso che terminò la basilica di S. Maria ed assisté ai Concili di Orléans del 533 e del 538; Eufronio che presiedette al Concilio di T. nel 567; al quale successe s. Gregorio che, ricostruita la Cattedrale distrutta da un incendio nel 561, la consacrò nel 590 e vi fece dipingere scene della vita di s. Martino. A Pelagio, s. Gregorio Magno raccomandò per lettera il monaco Agostino, apostolo dell'Inghilterra (MGH, Reg., VI, Ep. 50); Leopacaro accolse s. Colombano nel 608-609; Giuseppe, che presenziò i funerali di Alcuino nell'804. In epoca posteriore si ricordano: Rodolfo II (1108-1117), al suo tempo, nel 1107, andò a T. il papa Pasquale II; Ildeberto de Lavardin (1125-33); Stefano de Bourgueil (1323-25) che fondò a Parigi il Collegio di T.; P. Frétaud (1335-57); J. Gélu (1415-27); E. de Bourdeilles (1468-84), creato cardinale nel 1483; R. de Lenoncourt, in seguito arcivescovo di Reims; il card. de Final (1509-1514); A. Farnese (1553-54), poi cardinale; de Maillé-de-Brezé (1554-97); V. Le Bouthiller (1641-70); il card. Boisgelin de Cicé (1802-1804); De Barral (1804-15); F. Morlot (1843-57), cardinale dal 1853 e poi arcivescovo di Parigi; J.-H. Guibert (1857-71), poi cardinale arcivescovo di Parigi; G.-R. Meignan (1884-96), cardinale nel 1893.

L'arcidiocesi ebbe in passato fino ad 11 suffragane, cioè: Angers, St-Brieuc, Le Mans, Quimper, Dol, St-Pol-de-Léon, St-Malo, Nantes, Rennes, Tréguier, Vannes.

In T. si ebbero Sinodi provinciali negli anni 461, 567, 813, 858, 1054, 1060, 1096, 1163 (Hefele-Leclercq, II, p. 899 sgg.; III, pp. 184-93; 1143; IV, pp. 1108 sgg., 1202; V, pp. 446 sgg., 968-77).

La cattedrale di S. Gaziano come si presenta oggi è un edificio gotico dal coro alla facciata col coronamento delle due torri del Rinascimento. Essa è dunque ben diversa da quella fondata dal vescovo Perpetuo (461-91), rovinata dai Normanni. Nel 1054 Ildebrando (poi Gre-

gorio VII) vi diresse un Concilio; nel 1096 fu visitata da Urbano II. L'edificio venne rinnovato all'inizio del sec. XII e specialmente sotto l'arcivescovo Ildeberto (1125-33). Nel 1163 Alessandro III vi riunì un Concilio. Un incendio la danneggiò nel 1167; restaurata in parte dall'arcivescovo Bartolomeo de Vendôme, furono ripresi i lavori ca. il 1236, per una costruzione gotica; nel 1267 vi furono traslate reliquie di s. Maurizio e compagni; ca. il 1279 la Basilica era compiuta a cura di Stefano di Mortagne « magister operia ». Nel sec. XIV Simone di Mans continuò la costruzione verso occidente; sei altari furono consacrati nel 1417. Nel 1431 il papa Eugenio IV concesse indulgenze agli oblatori per il compimento dei lavori. La facciata occidentale fu eretta tra il 1427-84; la sacrestia nel 1457; i lavori furono diretti da J. de Dammartin (1431-54), J. Papin (1454-1500) e J. Durand (1483-1500). Nel 1507 fu compiuta la cupola del campanile settentrionale; i lavori terminarono nel 1547; ma nel 1562 gli ugonotti la saccheggiarono, spezzando statue, altari, mobilio liturgico, le vetrate, le tombe. Le rovine furono riparate dall'arcivescovo B. d'Echaud (1617-41). Il campanile nel transetto fu eretto nel 1736. L'artistico jubè fu demolito nel 1707. La riduzione nel 1793 trasformò la Basilica in tempio della ragione erigendovi un obelisco alla memoria di Marat, Socrate, Gesù, Rabelais, Voltaire, ecc. Nel 1794 divenne tempio dell'Essere Supremo. Furono di nuovo spezzate le statue. Fu resa al culto cattolico nel 1801 e restaurata nel 1802. Nel coro furono portate da S. Martino le tombe dei figli di Carlo VIII. L'interno è lungo m. 97, largo m. 28 e le volte si elevano a 29 m. di altezza. Le quindici vetrate del coro, pur restaurate nel sec. XVI e nel sec. XIX sono tra le più artistiche e antiche; vennero eseguite tra il 1260-70, offerte dall'arcivescovo V. de Pilruil (1257-70), da J. de Guérande, già decano di T. e vescovo di Nantes, da G. Freslon vescovo di Mans (1258-69), dai canonici di Loches (ca. il 1260). Vi sono rappresentate le leggende dell'apostolo s. Tommaso, di s. Stefano, di s. Dionigi, di s. Vincenzo, di s. Nicola, di s. Pietro, di s. Maurizio, di s. Martino, di s. Marziale, di s. Giacomo, dei ss. Giovanni Ev. e Batt., di s. Eustachio, con scene del Genesi e l'albero di Jesse. A destra della Cattedrale è il chiostro detto « de la Psallette » (secc. XV-XVI) di cui restano tre lati; su uno di essi è la sala dell'antica Biblioteca capitolare; su un altro l'oratorio del Rinascimento con affreschi, di cui resta la Strage degli Innocenti.

Nel 372 il popolo portò da Candes a T. le spoglie di s. Martino e sul suo sepolcro sorse subito un modesto oratorio. Il vescovo Perpetuo iniziò la costruzione di una basilica che fu solennemente dedicata nel 472; Gregorio di T. ne dà le dimensioni: lunga 100 piedi (ca. 30 m.), larga 60 (ca. 20 m.), alta 45 (ca. 15 m.). Clodoveo e i suoi successori arricchirono l'edificio di doni e di legati e nelle loro spedizioni portarono il celebre mantello e le reliquie di s. Martino. La Basilica divenne meta di incessanti pellegrinaggi e centro di un borgo del tutto separato dalla città; tra il 900-18 venne recinto di mura e venne chiamato prima « Martinopolis » poi e dopo il sec. XII Châteauneuf. Un incendio distrusse nel 997 la basilica di Perpetuo e nel 1175 ne fu iniziata una nuova terminata nel sec. XIII. Essa ebbe 114 m. di lunghezza per 69 al transetto, con volte alte 26 m. Fu saccheggiata dagli ugonotti nel 1562 e demolita nel 1802.

La nuova basilica di S. Martino fu eretta tra il 1887-1924 dall'architetto Laloux per opera di Leone Dupont (m. nel 1877); è divisa in tre navate da 14 colonne di granito dei Vosgi. È sormontata da una cupola sulla quale si erge la statua colossale di S. Martino opera di J. Hugues. Al disotto del coro sopraelevato si trova la cripta situata sul sepolcro di S. Martino ritrovata nel 1860; ivi la statua genuflessa del card. Meignan (m. nel 1898). Sotto la cripta sono due cappelle sotterranee dette di S. Perpetuo e di S. Gregorio, appartenenti all'antica basilica. La basilica collegiata di S. Martino venne elevata a basilica minore dal papa Pio XI con lettera apostolica del 5 giugno 1925 (AAS, 17 [1925], pp. 504-505). Nel cortile delle suore di Picpus rimane

l'ambulacro orientale del chiostro di S. Martino, ricostruito tra il 1508-19.

Alla fine del sec. v s'era costituita una comunità monastica intorno alla chiesa di S. Martino, che durante il sec. VII fu affidata ai monaci. Nel 796 Alcuino (v.) che vi morì nell'804. Prima di lui vi fioriva già una scuola ed egli stesso in un epitaffio esaltò i meriti di un monaco Paolo e di alcuni maestri (PL. 105, 800 sgg.). Per arricchire la Biblioteca e la scuola fece venire libri da York, compresa una grammatica dialogata; un gruppo di carmi fu da lui composto per i diversi luoghi del monastero e primo fra essi «de schola et scholasticis» (ibid., 744-47); giovani alunni vi furono inviati da Arno, arcivescovo di Salisburgo.

Lo scriptorium si sviluppò fino alla metà del sec. IX specialmente sotto i successori di Alcuino: Fredegio (804-34), Adelardo (834-45) e Viviano, conte e abate laico di T. (850-53) e di Marmoutiers. Tra i codici provenienti da questo scriptorium meritano di essere ricordati: l'Evangelario di Lotario (Bibl. naz., Lat., 466); la Bibbia di Carlo il Calvo (483 ff. a lettere d'oro e 8 pagine illustrate, l'ultima con l'offerta della Bibbia fatta dai monaci a Carlo il Calvo [ca. 850]; vi figura anche Aregario «custos» e «presbyter» di Marmoutier); il Virgilio di Berna (n. 165) e il Boezio di Bamberga figurato (H. J. IV, 12).

Marmoutier è il «monasterium maius» fondato da S. Martino nel 372, fu affidato ai canonici nell'850, ma fu distrutto nell'853 dai Normanni; Oddone conte di Blois nel 982 lo donò a S. Maiolo abate di Cluny, che vi collocò i suoi monaci. Gli ugonotti lo rovinarono nel 1562; ma poco dopo fu restaurato. Giunse ad avere più di 124 priorati alle sue dipendenze. Il card. Richelieu, divenutone commendatario, l'affidò alla Congregazione di S. Mauro nel 1637. Venduto nel 1791, fu distrutto nel 1818. Il luogo fu nel 1847 acquistato dalle Suore del S. Cuore che vi fecero sorgere edifici moderni (Cottineau, II, col. 1762 sgg.). La sua chiesa era stata eretta tra il 1214-1312 su disegno dello stesso architetto della Cattedrale, Stefano di Mortagne; misurava m. 112 di lunghezza ed era uno dei più insigni monumenti della regione. Un Chartularium maioris monasterii Turonensis è a Parigi nella Biblioteca nazionale (mss. lat. 5441-44); nella Bibl. di T. sono registri capitolari (ms. 1386) e altri documenti (mss. 1381, 1387-88; 1397-99) altre carte sono disperse nelle Bibl. di Angers, Avignone, Blois, Carpentras, Chartres, Le Mans, Reims (cf. D. Rabory, Histoire de Marmoutier et ses prieurés, Parigi 1910). Dallo scriptorium di Marmoutier proviene il Sacramentario detto di Autun con miniature riproducenti Viviano (f. 173v), gli ordini maggiori e minori e medaglioni con la Natività, il Battesimo di Gesù Cristo, l'Ultima Cena e il ritratto di Raganaldo (844-45).

S. Gregorio di T. fece ingrandire l'oratorio di S. Stefano, deponendovi reliquie del protomartire, fino allora nell'oratorio dell'episcopio (De gloria martyrum, 24). L'oratorio divenne poi parrocchia. La chiesa di St-Julien appartenne ad un'antica abbazia fondata da Clodoveo; il nome deriva da S. Giuliano di Brioude di cui Gregorio di T. donò reliquie ai monaci. L'abbazia nel secc. X e XI fu saccheggiata dai Normanni e dal conte d'Anjou (1043). La chiesa venne ricostruita tra il 1243-59 in puro stile ogivale a tre navate e transetto; le absidine poligonali sono del sec. XVI. Dell'abbazia resta la sala capitolare della fine del sec. XII. Ivi Enrico III riunì il Parlamento il 22 marzo 1589. La chiesa di Notre-Dame-la-Riche si trova in un'antica area cimiteriale cristiana; venne anche detta Notre-Dame-la-Pauvre; ricostruita più volte e ancora nel sec. XV, fu assai danneggiata dagli ugonotti nel 1562 e rifatta subito dopo e tra il 1860-66. Contiene reliquie di S. Francesco di Paola e cinque vetrate del secc. XV-XVI. L'antica chiesa detta Petit St-Martin del sec. XIV ha ora la facciata moderna. L'antica chiesa di St-Denis della «hostellerie de la Croix Blanche» è della fine del sec. XV.

Il monastero di S. Venanzio viene detto anche abbatiola in diplomi del 977 e 987; era prossimo alla basilica di S. Martino, ne furono abbati Licinio nel 507 (Gregorio di T., Hist. Franc., X, 31, 9) e Gauterio nel 552 (ibid.,

X, 31, 17) poi vescovi di T. L'antico convento dei Jacobins (1260) fu distrutto durante la guerra 1939-45. L'antico convento della Visitazione (sec. XVII e 1807) e oggi adibito a Palazzo della Prefettura. La cappella dei Minimi (1627) serve oggi da cappella del Liceo. L'antico Palazzo arcivescovile (secc. XI-XIV), ricostruito nel sec. XVII-XVIII, accoglie dal 1910 il Museo di Belle Arti. L'attuale sala di scultura corrisponde all'antica sala (sec. XII) del tribunale ecclesiastico, trasformata poi in cappella. Le opere d'arte più insigni provengono dai castelli d'Amboise, di Chantelaup e di Richelieu, dalle abbazie di Marmoutier, di Beaumont, di Borgueil. Il Gesù Cristo nell'orto e la Risurrezione del Mantegna provengono da S. Zeno di Verona (la parte centrale, col Calvario, è al Museo del Louvre). L'artistico antico hôtel de Philibert Babou de la Bourdaisière, del tempo di Francesco I, accoglie dal 1918 il «Musée archéologique de Touraine» con ricche collezioni archeologiche e frammenti architettonici provenienti dalle abbazie di Beaumont, di Noyers, dall'antico St-Martin, dal priorato di S. Cosma, dalle antiche chiese di S. Clemente, di Bueil, di Fleurey.

Nel giugno 1940 fu distrutto dai bombardamenti il Municipio (1777-86) che dal 1907 conteneva la Biblioteca ricca di 2030 manoscritti, 451 incunabuli e più di 165.000 voll.; costituita nel 1791 dalla fusione di antiche biblioteche ecclesiastiche, come quella della Cattedrale, di S. Martino e di Marmoutier. Anche l'edificio (1828) contenente la Scuola di Belle arti e il Museo di storia naturale andò distrutto nel 1940. Del priorato di St-Eloi resta la cappella del sec. XII. La abbazia di Beaumont-les-Tours fondata nel 1902 fu occupata da religiose benedettine fino al 1790: oggi è caserma; la chiesa di St-Jean-de-Beaumont ricostruita nel 1451 è adibita a officina. A 2 km. da T., nel castello di Plessis-les-Tours, nacque il 23 apr. 1464 s. Giovanna di Francia, figlia di Luigi XI, canonizzata il 28 maggio 1950. Il priorato di S. Cosma a 3 km. da T. fu fondato nel 1902 da alcuni canonici di S. Martino presso un'antica cappella: ne fu commendatario dal 1553-85 il poeta P. de Ronsard. Fu soppresso nel 1741, venne venduto durante la Rivoluzione. Nel 1925 fu riacquistato e restaurato dalla «Sauvegarde de l'art français» per farne un centro di studi dell'arte romanica e del Rinascimento. Sono stati ritrovati i resti dell'antica cappella, del chiostro, e del refettorio; e della chiesa, il muro meridionale della navata del sec. XV, parte del coro e del deambulatorio romanico. - Vedi tav. XL.

BIBL.: Ch. de Grandmaison, T. archéol., Parigi 1879; R. De Lasteyrie, L'égl. de St-Martin de T., étude crit. sur l'hist. et la forme de ce monum, du Ve au XIe siècle, in Mém. de l'Acad. des Inscr. et Belles lettres, 34 (1891), pp. 1-52; E. Vancelle, La collégiale de St-Martin de T. des orig. à l'avènement des Valois (397-1728), in Mém. de la Soc. archéol., 46 (1907); id., La collégiale de St-Martin de T. 397-1720, Parigi 1908; G. De Clérambault, T. qui disparaît, Tours 1912; L. J. Denis, Chartes de St-Julien de T., 2002-1300, Laval 1914; C. Boissonnet, Hist. et description de la cathédrale de T., Parigi 1920; L. Maître, Le tombeau de St Martin à T., in Revue Mahillon, 14 (1924), pp. 61-67; E. Rand, Studies on the script of T., a survey of the mis. of T., 2 voll., Cambridge Mass. 1929; D. De Bruyne, Notes sur la Bible de T. au IXe siècle, in Gâtlingische Gelehrte Anzeigen, 1931, pp. 352-59; J. Boussard, Etude sur la ville de T. du Ier au IVe siècle, in Rev. des étud. anc., 50 (1948), pp. 313-29; Guide de la France chrét. et mission. 1948-49, Parigi 1948, pp. 396-97; 778-81; 1112-13; F. Lesueur, St-Martin de T. et les origines de l'art roman, in Bull. monumental, 107 (1949), pp. 7-84.

Enrico Josi

Cite this article

“TOURS, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 261. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/tours-arcidiocesi-di.