NARDÒ, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Lecce.
Ha una estensione di oltre 534 kmq. con una popolazione di 140.000 ab., tutti cattolici, distribuiti in 26 parrocchie, servite da 94 sacerdoti diocesani e 26 regolari. Ha un seminario, 5 comunità religiose maschili e 18 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 284).
STORIA. - L'origine della diocesi è confusa da leggende fiorite nei turbinosi eventi che visse la città negli anni del medioevo. Possesso bizantino fin dalla caduta dell'Impero romano, N. rimase tenacemente greca per lungo
tempo. Il suo episcopato esisteva già nel sec. VIII, allorché giunsero esuli da Costantinopoli gruppi di basiliani che nel 761 riuscirono ad ottenere da Paolo I la sospensione della nomina di un nuovo vescovo e la trasformazione dell'episcopio in monastero con tutti i diritti e i proventi della cessata sede vescovile. Dal sec. VIII all'XI, i priori greci ressero la sede neritina come suffraganea di Brindisi. Nel 1090 Urbano II li sostituì nel governo della diocesi con i Benedettini, che, poco tempo dopo, ottennero dal successore Pasquale II la nomina di un abate con giurisdizione episcopale. La concessione di questi diritti generò lunghe controversie con i vescovi vicini, in particolare con Gallipoli e Brindisi, ma sempre inutilmente: tutti i pontefici confermarono l'autorità dell'abate benedettino. L'opera di latinizzazione, iniziata con l'occupazione normanna (1055), ebbe un colpo decisivo dalla riforma del card. Rodolfo, inviato come visitatore apostolico nel 1267 da Clemente IV, in seguito ai disordini tra i seguaci dei due riti. Il risultato più notevole fu l'istituzione di una doppia arcipretura greca e latina; l'arciprete latino prese il titolo di maximus. La convivenza dei due riti durò a lungo nella chiesa e nel territorio della diocesi: durante le celebrazioni greche dell'Epifania o latine della Pentecoste, erano ora gli uni ora gli altri a prestarvi assistenza. L'armonia venne turbata dallo scisma di Clemente VII che nel 1388 nominò vescovo di N. Matteo De Castells deposto nel 1401 da Bonifacio IX. La Sede, in preda ai disordini, fu assoggettata all'arcivescovo d'Otranto, il quale tentò più volte, ma invano, di sopprimere il rito greco che pur contava nella diocesi 16 colonie. Gli stessi Benedettini concorsero ad annullare tutti gli sforzi. Nel 1413 finalmente Giovanni XXIII reintegrò la sede episcopale ed elesse primo vescovo Giovanni Epifani, l'abate benedettino difensore dei Basiliani, confermando l'indipendenza della sede e i privilegi concessi. Tra i successori, si ricorda Fabio Chigi (1634), divenuto poi Alessandro VII. La sede è immediatamente soggetta alla S. Sede.
MONUMENTI. - Il monumento più notevole è la Cattedrale dedicata alla B. M. V. ASSENZA, costruita probabilmente in epoca normanna sui resti di una distrutta chiesa basiliana. Rifatta nel 1230 dopo il terremoto, fu talmente rimaneggiata nel 1725 dal vescovo Sanfelice, da perdere del tutto l'aspetto primitivo. Solo gli ultimi restauri (1892-1900) le hanno ridato la linea romanica originaria. Da segnalare all'esterno, la serie degli archetti sul fianco destro della nave maggiore e le absidi trecentesche; all'interno, il contrasto delle arcate romaniche a destra, gotiche a sinistra, queste ultime dovute ai restauri del sec. XIII. Sono inoltre interessanti nella stessa chiesa: i pilastri compositi, ornati di affreschi trecenteschi, in cui vivono tenaci reminiscenze bizantine; due tele del Sanfelice; un S. Michele, forse del Solimena; e il Crocifisso nero, scultura in cedro che una pia leggenda vuole abbia sanguinato nel sacco saraceno (901). Gli affreschi del coro sono di C. Maccari (1899-1900).
Delle altre chiese si ricordano quelle dell'Immacolata, di S. Teresa, e specialmente quella di S. Domenico, cinquecentesca, la cui facciata, rifatta dopo il terremoto del 1743, è un tipico esempio del barocco fastoso e paradossale, che fiorì nel leccese, in quel secolo di esasperazioni artistiche. Interessante è infine l'Osanna, un'edicola ortagonale, forse del 1603, con archetti ogivali reggenti una cupoletta ornata di guglie.