NEEMIA (ebr. Nēhemjāh, Settanta Neemla [c], Volg. Nehemias). - Restauratore di Gerusalemme (sec. v a. C.) dopo l’esilio; era figlio di Helchia (Neh. 1, 1).
La sua azione è narrata da memorie autobiografiche entrate a Esdra (v.) e N. e s’in-contra parzialmente con quella di Esdra, in un rapporto cronologico discusso dagli studiosi. È molto probabile la priorità di N. su Esdra (v. ARTASERSE).
N. era giudeo vivente alla corte di Artaserse I di Persia, con l’ufficio di coppiere del re: certo era laico, forse eunuco. Informato (fine del 445 a. C.) da suo fratello Hanani degli ostacoli che si frapponevano alla piena ripresa della vita religiosa e civile di Gerusalemme, ottenne dal re di potersi recare personalmente sul posto, con l’incarico di governatore (pehāh) della città e ampi poteri. La ripresa della vita di Gerusalemme era arrestata da interessi di estranei, tali Sanaballat (ebr. Sanahallat, accad. Sin-uballit), Tobia (Tōbhiyāh) e Sossem (ebr. Gesem), signorotti e razziatori, con sede in località verso il deserto arabico, che spadroneggiavano nella città. Il primo provvedimento da prendere contro di loro doveva essere la ricostruzione delle mura, da essi sistematicamente impedita. Con energia mirabile e tanto diplomatico, tra le risorgenti opposizioni e i tranelli per catturarlo, N. raccolse le forze dei cittadini ed entro tre mesi dalla sua venuta ricostruita o riparò la cinta (gādhēr) di protezione della città. Da allora un servizio di guardia alle porte assicurò la vita agli abitanti. Più lungo fu il lavoro dedicato alla ricostruzione demografica e morale: ripopolamento, abbandono dei matrimonio misti, miglioramenti economici del popolo mi-nuto. Le riforme ebbero una sanzione ufficiale e solenne in un nuovo bando della legge mosaica, con rinnovamento del «patto», fatto in occasione di una festa delle Capanne (non si sa di quale anno), Esdra (v.) lo Scriba, venuto appositamente da Babilonia. N. curò la raccolta dei libri biblici (cf. II Mach, 2, 13). Ca. 12 anni dopo la sua venuta, il grande riformatore tornò a corte.
Qualche tempo dopo, avendo avuto notizie allarmanti sulla stabilità dell’opera sua, per cedimenti nei buoni propositi e abusi, tornò a Gerusalemme, ove posse mano a nuove riforme. Ma di questa seconda missione, come della fine di N., non si è informati, essendo il racconto biblico troncato all’improvviso con l’invocazione del personaggio: «Ricordati, o mio Dio, di me, per il bene» (Neh. 13, 21). Altri due influenti giudei, dello stesso periodo, si chiamarono N. (ibid. 3, 16; 7, 7).