NERIGLISSOR - Quarto re neobabilonese (babil. Nergal-šar-uşur «Nergal protegga il re»; ebr. Nérghal Sar'şer), secondo successore del grande Nabuchodonosor II; regnò dal 560 al 556 a. C.
Era figlio di un certo Běl-šar-škun, grande babilonese poco identificabile, «principe sapiente ed eroe perfetto, tutore di Esagila e della (città di) Babilonia», ciò che denota la sua origine nobile. Documenti cuneiformi privati lo designano proprietario di terre estese nelle province di Babilonia, Opis ed altrove. Seppe aggiungere alla ricchezza l'influenza politica e Nabuchodonosor gli diede una figlia in sposa. Documenti ufficiali danno notizia di una sua missione ad Aktak (più tardi Seleucia) ed a Tokrītān, sul Tigri. Nel «calendario aulico», pubblicato da Unger, è elencato fra gli amēlu mademnim, i più alti dignitari della corte e dell'Impero. C'è l'aggiunta amēlu «Sin-magir» (che si è forse introdotto nel testo corrotto di Ier. 39, 3, come Samgar), il che dà una solida probabilità all'opinione che sia stato governatore di Bit-Sin-magir, a nord di Babilonia, posto delicato sul confine della Media.
Supponendo l'identificazione (soltanto probabile) con Nérghal Sar'şer (Volg. Neregel, Sereser), N., benché subordinato a Nabuzardan, sarebbe stato fra quei dignitari babilonesi che dopo la presa di Gerusalemme nel 586 riorganizzarono il paese e che, secondo Ier. 39, 13, diedero la libertà al profeta Geremia. N., nominato qui fra i «principi del Re di Babilonia», è rabh māgh, titolo equivalente a quello datogli nel «calendario aulico», rab māgh, carica che certamente non importa l'essere «prefetto dei magi», ma che, secondo i testi raccolti da Manitius, implica una relazione con i «carri» e la cavalleria, senza escludere mansioni civili.
N. ascese al trono dopo l'ag. 560, in seguito ad una rivoluzione, nella quale il re Amēl-Marduk (figlio di Nabuchodonosor, che graziò Ianchin: cf. Ier. 52, 31-34) fu ucciso. Come tutti gli usurpatori, N. mette in rilievo, nelle sue iscrizioni, i destini degli dèi grandi, che gli diedero la regalità sui «capineri» e che «posero sui suoi sopraccigli la corona di Marduk».
Si adoperò a riguadagnare le simpatie dei sacerdoti con restauri dei templi; inoltre diede in sposa la sua figlia Gigitum ad un sacerdote di Sippar. Riuscì a mantenere intatti i confini del vasto Impero, e persino dal Gutium, provincia vicina alla Media, ricondusse a Sippar la dea Annunitum. Ma, avendo usurpato il trono in età già avanzata, gli rimasero soltanto quattro anni per governare e per fortificare il suo palazzo in Babilonia. Gli succedette per 9 mesi il figlio minorenne Labāš-Marduk, che, secondo Nabonedo, non seppe comportarsi nel Regno, essendosi seduto sul trono «contro la volontà degli dèi».