NICCOLÒ II, PAPA. - Alla morte di Stefano X (29 marzo 1058), la nobiltà romana pretese eleggere un Benedetto X che non fu riconosciuto dalla parte migliore del clero e del popolo: questa, con la protezione di Goffredo, duca di Lorena e Toscana, fratello di Stefano, e l'intervento di Ildebrando ritornato di Germania, elesse in Toscana (genn. 1059), Gherardo di Borgogna, vescovo di Firenze, col nome di N.
In Sutri, in un'adunanza solenne cui intervennero il duca Goffredo e Guiberto cancelliere per l'Italia, Benedetto fu deposto e N. riconosciuto come pontefice. Questi entrò tosto a Roma e fu installato in S. Pietro il 24 genn.; visitò le Marche e costituì Desiderio abate di Montecassino, creato cardinale, vicario per il Beneventano e la Campania.
Nel solenne Concilio di riforma celebrato nel Laterano nell'apr. 1210 il decreto riguardante l'elezione del pontefice, in cui, pur riconoscendo l'onore ed il rispetto dovuto al re di Germania, le prime parti erano demandate ai cardinali vescovi; a questi dopo aver deliberato dovevano associarsi nell'elezione gli altri cardinali e quindi il resto del clero ed il popolo; nella scelta doveva essere preferito un membro del clero romano; in caso di tumulti l'elezione poteva tenersi anche fuori di Roma, e l'elettore aveva senz'altro i pieni poteri pontificali. Nell'estate N. si portò a Montecassino e di là a Melfi dove tenne un concilio: i principi normanni Riccardo di Aversa e Roberto Guiscardo giurarono fedeltà al Papa, gli pre-starono giuramento quali vassalli ed ottennero l'investitura: il primo quale principe di Capua, il secondo quale duca di Puglia e Calabria; Benevento rimaneva sotto il diretto dominio papale. Tenuto un nuovo concilio in questa città, N. con un esercito normanno, che lo aiutò ad assoggettare le terre ed i castelli intorno a Roma, ritornò a Roma. Per sostenere la lotta che la «Patria» (v.) di Milano aveva ingaggiato contro il vescovo Guido, simoniaco e concubinario, N. inviò il card. Pier Damiani e il milanese Anselmo di Baggio, vescovo di Lucca, riuscendo così a ricondurre la Chiesa milanese in soggezione alla romana. Mentre la reggenza alleatasi all'episcopato tedesco prendeva posizione ostile alla riforma, N. morì in Firenze il 27 ag. 1061.