NICOTERA, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Catanzaro.
Insieme con la diocesi di Tropea ha una popolazione di 85.000 ab. dei quali 84.905 cattolici. Conta 74 parrocchie, con 122 sacerdoti secolari e 15 regolari, un seminario, 3 comunità religiose maschili e 14 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 288).
Appare già come statio e con il nome di «Medma» nell'Itinerario di Antonino (sec. iv). Il cristianesimo vi fu introdotto fin dai primi secoli e dovette risentire della vicinanza di Tropea e di Tauriano, due nuclei cristiani di grande importanza. In una iscrizione di Tropea del sec. iv-v si parla di una conductrix massae Tropeas, in cui evidentemente si allude al patrimonio della Chiesa romana nel Bruzio. Al tempo di s. Gregorio Magno affiora anche una massa nicoterana; il che fa pensare che le due massae, vicinissime e confinanti, abbiano avuto origine alla stessa epoca, cioè nel sec. iv-V. Tuttavia, come sede vescovile N. compare per la prima volta nel Regesto di s. Gregorio Magno, il quale si vide costretto a punire il vescovo Proclo per la trascuratezza con cui amministrava la sua chiesa. Poi lo riabilitò e lo fece anche arbitro delle contese tra il vescovo e il clero di Reggio. Sono noti poi un Sergio, che prese parte al Concilio Niceno II nel 787, e un Cesario, che la tradizione locale considera come martire, perché ucciso dai Saraceni nell'884 o 941. Segue un periodo di profonda oscurità, in cui sembra che la città, distrutta dai Saraceni, non avesse più il suo vescovo. La sua ricostituzione si deve ai Normanni alla fine del sec. XI. Tuttavia il nome del primo vescovo, chiamato Pellegrino, compare nel 1173 in un diploma greco edito dal Trinchera; ma l'Ughelli inizia addirittura la serie dei vescovi con il 1392. In questo anno però la diocesi di N. fu ricostituita per una seconda volta da Bonifacio IX, per interessamento del feudatario Enrico Sanseverino, dopo un'interruzione di 90 anni, in seguito ad un attentato sacrilego al suo vescovo nel 1304. Per quel tempo il suo territorio restò prima aggregato a Mileto (bolla di Clemente V [27 maggio 1308] che autorizza l'erezione di un convento francescano), e poi a Reggio (bolla di Bonifacio IX del 1392). Ma la ricostituita diocesi ebbe sempre vita piuttosto stentata, per il suo territorio troppo ristretto e quasi soffocato dalle vicine diocesi di Mileto e di Tropea, all'ultima delle quali finì per essere unita aequae principaliter in seguito al Concordato del 1818.