NOVECIA - 1) Confini di Stato; 2) confine di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
| Regioni (e Province o Fylder) | Superficie in kmq. | Popolazione cens. | Densità a kmq. |
| N. settentrionale (Finmark, Troms, Nordland, Nord-Trøndelag) | 134.954 | 494.163 | 3,6 |
| N. centrale (Sør-Trøndelag, Møre og Romsdal, Sogn og Fjordane, Østland, Hedmark) | 105.670 | 797.879 | 7,5 |
| N. meridionale (Bergen, Hordaland, Rogaland, West Agder, Aust Agder, Telemark, Vestfold, Buskerud, Østfold, Akershus, Oslo) | 81.299 | 1.865.215 | 22,9 |
| Totale (con le acque interne) | 324.132 | 3.157.257 | 9,7 |
di missionari tedeschi. Sotto il regno di Olaf il Taciturno furono costituiti i vescovati di Bergen, Oslo e Nidaros (Trondheim) nel corso del sec. XI, che rimasero sotto la giurisdizione di Amburgo-Brema fino al 1104, quando passarono alle dipendenze della neo-eretta arcidiocesi di Lund. Nel 1152 la S. Sede inviò in N. il card. Breakspear, il futuro papa Adriano IV, quale legato apostolico, il quale procedette alla costituzione dell'arcivescovato di Nidaros con dieci diocesi suffraganee: Bergen, Stavanger, Oslo, Hamar, Isle Faröer, Gardar in Groenlandia, Holar e Skalholt in Islanda, Isle Orcadi e Man. La Chiesa acquistò una importanza sempre maggiore nella vita del paese.
Dal sec. XIV in poi la storia della N. si trovò assai intrecciata, a causa delle lotte per la successione, con quella della Svezia e della Danimarca. L'unione di Kalmar del 1397 unì anche esteriormente i tre Stati scandinavi: i re di Danimarca, da allora in poi, furono pure re di N. Dopo l'abdicazione di Cristiano II (1523) i legami tra Danimarca e N. furono rescissi e sembrò per un momento che la N. non dovesse più essere sottoposta al dominio danese. L'energia politica di Federico I e di Cristiano III valse tuttavia a riaffermare la sovranità danese sul paese. La riforma protestante aveva intanto cominciato a diffondersi in N. Chi vi predicò per la prima volta la nuova fede fu un monaco tedesco di nome Antonio, il quale nel 1528 a Bergen fece i primi proseliti. Alla diffusione del luteranesimo si oppose l'arcivescovo di Nidaros, Olaf Engelbrektsson, ma l'avvento al trono di Cristiano III, il quale nel 1536 introdusse la riforma in Danimarca e riaffermò, conquistandola con le armi, il suo dominio sulla N., costrinse il metropolita alla fuga in Olanda, dove morì nel 1538. La Chiesa cattolica rimase così completamente alla mercé del vincitore. Si procedette da parte di Cristiano III alla cacciata dei vescovi ed all'incameramento dei beni ecclesiastici. L'ordinanza ecclesiastica danese del 1537 acquistò vigore anche in N. Il luteranesimo fu proclamato religione di Stato. I testi liturgici danesi - la Bibbia di Cristiano Pedersen (v.), la versione danese del Catechismo di Lutero, ecc. - furono introdotti nel paese. Solo nel 1607, sotto il regno di Cristiano IV, la N. ebbe una propria ordinanza ecclesiastica la quale, sebbene in sostanza non fosse che quella danese del 1537 riveduta, teneva tuttavia conto delle particolari condizioni del paese. La rivalità politica tra la Danimarca e la Svezia, che tendevano ad affermare l'una e l'altra il loro dominio sul Mare Baltico e sugli stretti che vi adducevano, ebbe ripercussioni anche in N., il cui esercito partecipò alle campagne contro la Svezia. La N. tuttavia conservò sempre la sua integrità territoriale e rimase unità alla Danimarca fino al principio del sec. XIX. Dal punto di vista religioso la N. nei secoli successivi alla riforma presentò un'evoluzione analoga a quella della Danimarca. Anche in N., come in Danimarca, si ebbe la lotta tra i cosiddetti criptocalvinisti e gli ortodossi, i quali ebbero il predomínio verso la metà del sec. XVII. Nel Settecento si diffuse nel paese il pietismo, proveniente dalla Danimarca e dalla Germania. Le difficoltà economiche, diretta conseguenza del blocco navale delle coste europee proclamato dall'Inghilterra durante l'età napoleonica, contribuirono al risveglio nazionale, che si era venuto affermando sempre più verso la fine del Settecento. La N. trovatasi improvvisamente isolata, minacciata ad Oriente dalla Svezia alleata dell'Inghilterra, ridotta in

Norvegia - 1) Confini di Stato; 2) confine di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
condizioni oltremodo critiche per la defrenza di approvvigionamenti inesorabilmente intercettati dalla flotta britannica, si vide costretta a procedere nel 1807 alla costituzione di una Commissione governativa, che concordò un modus vivendi con l'Inghilterra. La Svezia, dopo l'abduzione di re Gustavo IV, alleatasi con la Russia e con le potenze della coalizione antinapoleonica, dichiarò guerra alla Danimarca e la costrinse con la pace di Kiel (1814) a rinunciare in proprio favore a tutti i diritti sulla N. I Norvegesi non vollero dapprima riconoscere questa cessione del loro paese e, riuniti in assemblea costituente ad Eidsvoll, elaborarono una costituzione che proclamò la N. monarchia ereditaria con regime parlamentare, ma in seguito si accordarono con la Svezia. Dal 1814 al 1905 la N. si trovò unita con la Svezia, unione che le garanti piena autonomia ed indipendenza, sulla base della legge fondamentale di Eidsvoll ma con a capo dello Stato il re di Svezia (unione personale). L'unione fu sciolta, dopo trattative tra i due Stati, nel 1905 e, dopo un referendum popolare, che fu favorevole ad una forma monarchica di governo, venne proclamato re il principe Carlo di Danimarca, che prese il nome di Haakon VII. Durante la prima guerra mondiale la N. riuscì a conservare la propria neutralità. Non fu così tuttavia durante la seconda guerra mondiale: nell'aprile 1940 essa fu infatti attaccata dai Tedeschi; il Sovrano, dopo accanita resistenza, fu costretto a cercare rifugio in Inghilterra e la Germania ne approfittò per insediare nel paese un governo collaborazionista capeggiato da Vidkun Quisling. Terminata la guerra Haakon VII ritornò in patria. Nel 1949 la N. fu uno degli Stati firmatari del Patto Atlantico.
*Vicariato e prefetture apostoliche.* — Il 23 sett. 1793 fu eretto il vicariato apostolico della Svezia che comprendeva anche la N. Questa fu eretta in missione sui turis il 7 agosto 1868 ed elevata il 17 agosto 1868 a prefettura apostolica e l'11 marzo 1892 a vicariato apostolico.
Il 19 giugno 1913 vennero annesse al vicariato la isole dello Spitzbergen (o Svalbard) e ricevette il nome di vicariato apostolico di N. e Spitzbergen. Con decreto del 15 dic. 1925 gli fu restituito l'antico nome. Nel 1931 furono distaccati i territori settentrionali e centrali per dare origine al distretto della N. centrale (7 apr. 1931) e al distretto della N. settentrionale (8 apr. 1931). Il vicariato apostolico della N. Oslo (v.). I due distretti apostolici il 10 marzo 1944 divennero prefetture apostoliche.
La prefettura apostolica della N. centrale, affidata alla Congregazione dei SS. Cuori di Gesù e Maria, ha una superfice di kmq. 56.234 e una popolazione di 500.000 ab. di cui 235 cattolici. I sacerdoti sono 5, suore 49, scuole elementari 1 con 6 alunni, cappelle 4; l'Ordinaria risiede a Trondheim.
La prefettura apostolica della N. settentrionale, affidata ai Missionari della Sacra Famiglia, ha una superfice di kmq. 176.760 e una popolazione di 360.000 ab. I cattolici sono 226 con 8 sacerdoti, 27 suore. Chiese 4, scuole elementari 1 con 72 alunni, ospedali 3 con 125 letti.
III. LETTERATURA
Difficile scindere al suo inizio la letteratura norvegese da quella islandese, tanto che è stato coniato il termine comprensivo di letteratura norrena. Materia mitologica ed eroica comune a tutto il mondo scandinavo e, in parte, anche a quello germanico si ha nelle canzoni dell'Edda, e famosi in tutto il Nord furono gli scaldi d'Islanda, che sostituirono ben presto gli scaldi locali nelle stesse corti norvegesi. Anche nelle saghe in prosa, pur così caratteristiche dell'Islanda, ricorrono frequenti echi e ricordi del mondo norvegese, e ad un islandese, Snorri Sturluson (1179-1241), si deve la prima storia dei re di N., narrata in forma di saga dalle mitiche origini al 1177 (*Heimskringla*). Islandese era anche Karl Jonsson, autore della *Sverres Saga*.
dei re di N., narrata in forma di saga dalle mitiche origini al 1177 (*Heimskringla*). Islandese era anche Karl Jonsson, autore della *Sverres Saga*.
Con la conversione al cristianesimo e l'introduzione dell'uso della scrittura sembrarono formarsi le premesse per una letteratura nazionale; ma nulla di notevole produsse durante il medioevo la N., decaduta sia politicamente che economicamente. Quando poi, verso il sec. XVI, si ha una ripresa anche nel campo culturale, non esiste più praticamente una lingua norvegese, ma solo dialetti, e la lingua letteraria è quella del paese conquistatore, la Danimarca. Per altri due secoli si avranno così singoli autori norvegesi nell'ambito della letteratura danese.
Della scarsa letteratura medievale in latino, più che alcune opere di carattere storico e raccolte di leggi e di prediche, vale ricordare alcuni begli inni religiosi, tra i quali la sequenza in onore di S. Olaf, *Lux illuxit laeta-bunda*, tuttora cantata nelle chiese cattoliche norvegesi. I numerosi *Folkveiser*, tramandati oralmente per generazioni, non sono probabilmente che una rielaborazione locale di *Folkveiser* danesi: di origine autoctona norvegese, forse, i cosiddetti *Trollveiser*, di ispirazione più fantastica. Numerose le traduzioni e i rifacimenti dei poemi cavallereschi diffusi nell'Europa medievale: più interessante un *Kongespellet* (*Specchio dei re*) del 1260 e un *Draumkvædet* (*Visione*) di tono apocalittico, composto verso il 1300. Nulla ha da dire la N. sia nel campo politico che in quello letterario durante i sec. XIV-XV e XVI: all'influenza dell'Umanesimo è dovuto un lento risveglio delle lettere e della coscienza nazionale, ma presto subentra la riforma, accolta ovunque senza opposizione e senza che si provi il bisogno di una propria traduzione della Bibbia. Tra le opere dovute ad umanisti si ricordano *Om Norges Rige* (*Del regno di N.*) di Absalon Pedersson Beyer (1528-75) noto anche per il suo *Diario*, e la *Norges Beskrivelse* (*Descrizione della N.*) del pastore protestante Peder Clausson Friis (1545-1614) traduttore delle saghe dei re norvegesi dello Snorre, che entrarono a far parte del patrimonio nazionale. Maggior diffusione fuori della N., perché scritto in latino classico, ebbe il *Chronicum regum Norvegiae* di Hallvard Gunnarsön (1545-1608). Grande popolarità acquistò il pastore protestante Peter Dass (1647-1707) con la sua opera poetica *Nordlands Trompet* (*Tromba del Nord*), ove son descritti per la prima volta la natura e gli abitanti della N. settentrionale. Barocchi e sentimentali i salmi di
Dorothea Engelbretsdatter (m. nel 1716). Se norvegese può esser considerata la lirica di Peter Christopher Stensön (1723-76) e di Christian Baumann Tullin (1728-65), alla letteratura danese appartiene invece l'opera del drammaturgo L. Holberg (1684-1754), norvegese di nascita, nonché gli scrittori della cosiddetta «Società norvegese» fondata a Copenhagen nel 1772 da studenti norvegesi (la N. ebbe solo nel 1811 una sua università) con vaghi intendimenti letterari e nazionalistici. Più che alla Germania, dalla quale giungevano le prime voci romantiche, questi giovani cercavano in Francia i loro modelli letterari: epigoni del classicismo di gusto francese, sia pure in una atmosfera di vago preromanticismo, sono considerati J. Nordal Brun e Niels Krogh Bredal, autori tra l'altro di tragedie in quel gusto classicistico che fu così bene parodiato da J. H. Wessel (1724-85) in *Kærlighed uden Stromper* («Amore senza calze»). Degli altri appartenenti al gruppo basterà ricordare Claus Fasting, Jens Zetlitz e E. Storm. La N. fu l'ultimo dei paesi scandinavi ad accogliere, non senza riserve, il nuovo verbo romantico, portato nel Nord dal norvegese H. Steffens (1773-1845). Il concetto romantico di «nazione» contribuì, però, al risveglio nazionale: non pochi membri della «Società norvegese» nel 1814 prenderanno parte attiva alla proclamazione dell'indipendenza. Tra le lotte politiche ed i nuovi problemi nazionali si formavano, intanto, anche nel campo letterario due correnti: qu.lla degli «intellettuali», riallaccianti culturalmente alla Danimarca e, attraverso essa, alla Germania e all'Europa, e quella dei «patrioti», interessati solo a quanto fosse norvegese, come dimostrano le novelle di Mauritz Hansen e le opere in dialetto norvegese di H. Anker Bierregaard. Il rappresentante più schietto del nuovo mondo norvegese in formazione è H. Wergeland (1808-45). Temperamento geniale e pieno di vitalità, dotato di grande forza di convinzione e di reali doti poetiche, ma incapace di rigore formale e di autocrítica, egli guarda con entusiasmo ai contemporanei moti nazionalistici europei, ma quello che lo interessa veramente è la N. e il suo popolo. Della sua produzione, oggi in gran parte superata, più del dramma cosmico *Skabelsen, Mennesket og Mesias* («La creazione, l'uomo, il Messia») del 1830, ove la figura di Cristo è presentata alla luce delle nuove idee politiche e sociali che porteranno in Francia alla Rivoluzione di luglio, varrà ricordare le due raccolte di poesie *Første Ring* e *Anden Ring* («Primo anello»); «Secondo anello»). Opposto il temperamento dell'altro rappresentante del romanticismo J. S. Welhaven (1807-73), il quale, in violenta polemica con Wergeland, contribuì non poco allo sviluppo della vita letteraria della N. Per lui, la rottura dei rapporti con la Danimarca e con la Germania significa la fine della N. Nonostante egli indulga al nazionalismo romantico di moda, il suo senso della misura lo fa sempre nemico di ogni esagerazione retorica riguardo ai documenti del passato nazionale, allo studio dei quali pure egli esorta i giovani. Ma anche Welhaven vale soprattutto come lirico, come dimostrano le quattro raccolte di poesie pubblicate dal 1839 al 1860.
La maggiore stabilità politica susseguita al 1840 contribuisce a mitigare l'asprezza delle polemiche letterarie; anche gli antichi documenti vengono studiati con vero interesse scientifico. Sorgono così le raccolte di fiabe e leggende nazionali di Asbjornsen e Moe (*Norske Folkeeventyr; Folkesang*), mentre i *Folkeviser*, ancora tramandati oralmente nelle campagne, vengono trascritti e pubblicati da Landstad e Bygge. Il desiderio di una lingua nazionale ed il sempre maggior interesse per i dialetti portano a contrapporre al «Riksmaal», vicinissimo al danese nonostante la sempre più estesa volontà di differenziazione, il «Landsmal» artificialmente creato come lingua letteraria, ma scientificamente basato sulla più antica tradizione dialettale del paese. Creatore e codificatore della nuova lingua Ivar Aasen (1813-96) autore della *Norske Folkesprogskrammatik* («Grammatica della lingua popolare norvegese», 1848) e del *Ordbog over det norske Folkesprog* («Dizionario della lingua popolare norvegese», 1850) e di poesie in «Landsmal». Nonostante il contributo di O. Vinje (1818-70), il «Landsmal» si afferma solo faticosamente come lingua letteraria, né ancora riuscito a sostituire del tutto il «Riksmaal». Mentre i *Ferdaminni paa Sumaren* («Ricordi di viaggio») di O. Vinje preludono già al naturalismo, un romanticismo di maniera si riscontra ancora nei drammi di A. Munch (1811-84) autore anche di belle liriche, e nelle opere di J. Moe (1813-82) il raccoglitore delle leggende popolari.
affrontò esclusivamente i problemi politici e sociali della sua epoca. Proveniente dall'alta borghesia, la sua ricchezza provoca in lui quasi un complesso di colpa che lo porta, almeno letterariamente, nel campo democratico, che però abbandona presto, deluso. Dotato di gran gusto formale, non trascura di esercitare il suo stile a contatto del naturalismo francese, sebbene usi la letteratura come mezzo di lotta: prova ne sono i due romanzi *Garnam og Worse* (1880) e *Skipper Worse* (11 marinaio Worse*, 1882), le sue opere migliori.
Più che Elster, prosecutore in N. dell'opera di Jacobsen, e di Amalie Skram, interessata anche lei ai problemi della donna e del matrimonio, vale ricordare Arne Garborg (1851-1924). Mistico e intellettuale allo stesso tempo, cresciuto in un rigido ambiente pietista e perciò ostile a Brandes ed a Bjornson, in gioventù non seppe resistere all'influsso del naturalismo europeo approdando in seguito nel simbolismo ed in una vaga religiosità estetizzante; consapevole è l'opposizione al naturalismo anche nella sua lirica.
Erede della ormai affermatasi tradizione narrativa norvegese, sebbene inizi la sua carriera letteraria protestando contro i quattro grandi (Ibsen, Bjornson, Lie, Kielland) in favore dei giovani, è Knut Hamsun (n. nel 1859). Ammiratore di Dostojevski e di Nietzsche e legato da un amore quasi fisico alla terra natale, dopo un breve viaggio in America egli unisce nella sua protesta, industriale, lazzazione, socialismo, pacifismo, feminismo ed inter-nazionalismo; ai quali contrappone uno sfrenato individualismo da una parte ed i più antichi valori della terra e degli antenati dall'altra, visti alla luce di un romantico nazionalismo. Grande è stato in tutta Europa il successo dei suoi romanzi; l'utopistico *Markens Grote* (11 sempre della terra*, 1917) gli valse il premio Nobel.
Unito ad Hamsun nella protesta contro il livellamento della vita moderna ma lontanissimo da lui nelle conclusioni, Hans E. Kinck (1868-1926), fine scrittore e intelligente indagatore dell'anima del suo popolo. Nella sua scia, o meglio in quella di Hamsun, si sono avuti negli ultimi anni in N. molti romanzi di tipo, per dire così, strapaesano: degno della sua fama europea, *Den sidste Viking* (L'ultimo Vichingo*) di Johan Bojer (1872), che descrive la dura vita dei pescatori delle Isole Lofoten.
Il medioevo norvegese profondamente cristiano, anche se in gran parte basato sulla tradizione pagana, rivive nel grandioso romanzo storico *Kristin Lavransdatter* (Kristin figlia di Lavrans*, 1920-22) di Sigrid Undset (v. 1882-1949), la prima scrittrice norvegese e la prima cattolica scandinava insignita del premio Nobel.
In un ambiente ben diverso ci portano i romanzi sociali degli scrittori proletari Johan Fahlberget (1879) e Kristofer Uppdal (1878), mentre Olaf Dunn (1876) tenta di creare con *Tuvfolk* (I Juvikingh*, 6 voll. 1918-23) una potente epopea a mo' di saga, che va dall'epoca preistorica ai nostri giorni.
Il disagio spirituale ed economico del dopoguerra è presente nelle opere sia narrative che drammatiche di Helge Krog e di Sigurd Hoel (1890), partecipi dal campo radicale alle lotte di quegli anni e presto tristemente delusi nei loro entusiasmi rivoluzionari. Uguale l'esperienza del poeta Arnold Overland (1889) che esprime in una forma di classica sobrietà la sua profetica angoscia per quanto incombeva sul mondo. Più diretta la polemica rivoluzionaria di Rudolf Nilsen (1901-29).
La lirica si è mantenuta, nel complesso, inferiore alla narrativa, nonostante l'eccellenza di alcuni poeti, non ultimi Ibsen e Bjornson. Ma nulla di essenzialmente nuovo si trova nelle sentimentali poesie di Nils Colter Vogt (1887) di ispirazione wergelandiana; più ispirate le poesie simboliste di Sigbjørn Østfelder (1866-1900), espressione di un temperamento ipersensibile di poeta, pervaso da un senso di angoscia davanti ai misteri dell'universo (di lui vanno ricordati anche i romanzi *Korset* [La Croce*] e *En Præst Dabgog* [Il diario di un pastore*]). Grande fu agli inizi del secolo l'influenza della grande lirica scandinava di Drachmann e di Jacobsen, di Fröding e di Heidenstam: diretta l'influenza dei poeti danesi su Herman Wildenweg (1885). Il maggiore dei poeti norvegesi moderni è senza dubbio Olaf Bull (1883-1933). Fra i poeti in *Landsmal*, il più grande è Olaf Ankrust (1883-1929).
Per tornare al romanzo, verso il 1830 si fa sentire anche nella letteratura norvegese l'eco della crisi mondiale: preoccupazioni sociali, psicanalisi, narrativa americana e stile giornalistico sono le esperienze di romanziere come Nils Johan Rud, Aksel Sandemose (1890) Arthur Omre, Johan Borgen, Gunnar Larsen. Meno moderni in questo senso è interessanti per le analisi psicologiche ed un senso quasi religioso della colpa, i romanzi di Sigurd Christiansen; la lunga via che porterà le donne alla definitiva emancipazione è indicata ancora una volta da Cora Sandel nel suo ciclo di romanzi intorno ad Alberta.
Dei romanziere più direttamente impegnati nella lotta sociale e, in seguito, nella lotta contro i Tedeschi invasori, il maggiore è Nordahl Grieg (1902-43) tragicamente caduto sopra Berlino prima che il suo grande amore per la patria ed il suo credo comunista potessero provocare in lui un qualche conflitto.
IV. ARTE
Delle età preistoriche (fin dall'età della pietra) esistono in N. numerose testimonianze artistiche rappresentate da incisioni e pitture rupestri con figurazioni di animali eccezionalmente vive; in epoca storica si introduce presto il bronzo e il ferro, probabilmente in età preromana. Nel periodo delle migrazioni (400-800 d. C.) e dei Vichinghi (800-1050) si manifesta più chiaramente il tipo di civiltà e di arte attraverso gli oggetti trovati nelle navi dei capi vichinghi.Particolare importanza hanno le chiese di *Stavckirkker* (la cui origine si fa risalire al tipo architettonico di quelle delle isole britanniche donde fu importato il cristianesimo da Olaf Tryggvesson che divenne re e lo introdusse per legge (sec. x). Delle chiese di legno, che nel medioevo si dice fossero 322, nel 1893 si conservavano 24 esemplari: molte di esse, dopo l'introduzione della riforma luterana (1537), erano state abbandonate. Una di queste è conservata nel Museo industriale di Bygdö, presso Oslo. Di quelle rimaste nel luogo originario si ricordano: quella di Urnes, fondata nel 1100; la chiesa di Borgund, a tre navate, fondata nel 1150; la chiesa di Torse (Hallingdal) fondata nel 1200, assai ricca di deco-razione pittorica. La tradizione delle chiese in legno prosegui anche quando sorsero chiese in pietra.
Sono di pietra, in uno stile pesante ma caratteristico: la chiesa di S. Maria a Bergen e la più importante chiesa della N.: S. Olaf di Trondjem che per secoli fu la chiesa dell'incoronazione dei re norvegesi, ora quasi diruta. Quanto all'architettura civile, i palazzi dei signori, le fortificazioni e le semplici abitazioni erano ugualmente costruite in legno; il primo palazzo reale in pietra, a Bergen, fu fatto edificare dal re Haakon Haakonsson nel sec. XIII.