OBOLO DI SAN PIETRO (DENARO DI S. PIETRO)

OBOLO DI SAN PIETRO (DENARO DI S. PIETRO). — Nel medioevo per denaro di S. Pietro si intendeva il canone annuale pagato alla S. Sede dagli Stati e Signorie, postesì sotto la sua particolare protezione. Questo denaro era o portato direttamente a Roma o depositato nelle mani dei legati pontifici.

Riconobbero questa particolare forma di sudditanza della S. Sede, e quindi pagarono il denaro di S. Pietro: l'Inghilterra (sec. VII), ove il pagamento fu abolito nel 1534, restaurato da Maria Tudor ed abolito di nuovo da Elisabetta; il Regno delle Due Sicilie (1059), la Danimarca (1063), i Regni spagnoli (1073), la Boemia (1075), la Croazia e Dalmazia (1076), il Portogallo (1144), i Regni scandinavi dove il denaro di S. Pietro fu riscosso fino alla Riforma.

Dopo la spogliazione progressiva fatta al Papa dei territori dell'ex-Stato pontificio, l'espressione «denaro di S. Pietro» o, come fu detto, «O. di S. P.» servì a sostituire le entrate, assicurate prima col gettito dei contributi dello Stato della Chiesa.

Nel 1859 la S. Sede si trovava a chiudere il bilancio con 80.000 scudi di deficit; bastò lanciare l'idea (dovuta, come pare, al Montalembert), perché i vari popoli della terra facessero a gara per dare il loro contributo al S. Padre: in prima linea il clero e l'episcopato. Si pensò allora ad organizzare l'afflusso di denaro, creando un discastro, che prese il nome di amministrazione dell'O. di S. P. A Roma fu fondata un'arciconfraternita sotto il titolo di S. Pietro (lett. apost. 31 ott. 1860) presieduta dal cardinal vicario, con tutte le affiliazioni autorizzate da appositi statuti, approvati dalla S. Congregazione dei Vescovi e Regolari. Scopo della confraternita era di trovare chi raccogliesse le offerte e le facesse pervenire al romano pontefice. Le diocesi, con nobile gara, o crearono organizzazioni e regolamenti particolari (a Parigi, ad es., l'or-ganizzazione prese il nome di Oeuvre du denier de St-Pierre, creata sull'esempio dell'Opera della Propagazione della Fede) o costituirono associazioni sul tipo di quella di Roma. Il risultato confermò l'utilità di questa organizzazione capillare e delle relative prescrizioni. Comitati speciali sorse nelle singole parrocchie, presieduti dal curato (o parroco), a cui veniva versato il ricavato delle collette, con la distinta degli oblatori, perché fosse rimesso al vescovo.

Così le finanze pontificie poterono rifarsi di quanto veniva loro tolto dalle successive occupazioni.

Con l'encic. Saepe, Venerabiles Fratres (5 ag. 1871) Pio IX diede la consacrazione ufficiale all'istituzione.

Dopo il 20 sett. 1870 si mantenne la stessa organizzazione: l'O. di S. P., fuso con la Tesoreria, passò alle dipendenze del card. Antonelli, segretario di Stato. Asceso al pontificato, Leone XIII istituì una Commissione cardinalizia, che coadiuvasse il cardinale segretario di Stato nella carica di amministrazione dell'Obolo e dei Beni della S. Sede. Prima cura di essa fu di rendere l'amministrazione palatina e dell'O. di S. P. maggiormente indipendente dalla Segreteria di Stato e dalla Prefettura dei SS. Palazzi Apostolici, ordinando ai nunzi e delegati apostolici che quanto riguardava l'O. di S. P. fosse trattato in corrispondenza separata. A tale scopo il S. Padre emanò i due motu proprio dell'11 dic. 1880 e del 23 maggio 1882. Il 1 luglio 1882 anche la cassa della Datoria Apostolica passò al patrimonio dell'amministrazione dell'O. di S. P. e dei beni della S. Sede. Il 1° apr. 1887 fu dato alla cassa dell'O. di S. P. anche un regolamento interno di 27 articoli; nuovo regolamento fu emanato nel 1891 e nel 1894.

La cost. apost. Sapienti Consilio del 29 giugno 1908, che riordinò la Curia Romana, non portò novità nell'amministrazione dell'O. di S. P. (AAS, I [1909], pp. 7-108), rimasta immutata anche sotto Benedetto XV e Pio XI fino al dic. 1926, quando la prefettura dei SS. Palazzi Apostolici fu unita all'Amministrazione generale dei beni della S. Sede (motu proprio del 16 dic. 1926). Da allora in poi non è più nominata un'amministrazione dell'O. di S. P. distinta, ma anche essa, con i propri impiegati, entrò a far parte della Amministrazione generale dei beni della S. Sede.

BIBL.: F. G. Cancellieri, Lettera a S. E. Rev. ma mons. don Carlo de' Principi Odescalchi... sopra la visita de' sacri limini... e sul denaro di S. Pietro, Roma 1821; O. di S. P. - Manifesto ai Romani, Roma 1860; Programma ai Romani, 1 ag. 1860; Obolo e Patrimonio della S. Sede, Regolamento 1887; P. Fabre, Etude sur le Liber censum de l'Eglise romaine, Parigi 1892, p. 113; C. Daux, Le denier de St Pierre, 11 nov. 1907; R. Naz, Denier de St Pierre, in DDC, IV, coll. 1121-23. Giuseppe Palazzini