ODERZO (OPITERGIUM)

ODERZO (Opitergium). - Antica diocesi del patriarcato di Aquileia, oggi in diocesi di Ceneda, ora denominata Vittorio Veneto. Città della Venezia Eucariana, provincia di Treviso, a 16 m. sull'livello del mare, sulla destra del fiume Monticano. Il comune ha una popolaz. di 17.000 ab., il capol. di 7.000: fiorentissima l'agricoltura e ricca la produzione di grano e bozzoli; una linea ferroviaria l'unisce a Treviso-Portogruaro.

Di origine preromana, O. si stabilì su un lieve ri-piano quadrangolare, divenendo presto centro importante sul percorso della Via Postumia; nell'88 a. C. fu colonna romana e poi municipio appartenente alla tribù Papiria; verso il 44 a. C. fu ricaduta da Cesare dopo la distruzione dei pompeiani (49). Nodo di strade vitale, durante l'epoca imperiale fu distrutta dai Quadri e Marconi, mannì (169 d. C.), sofferse gravi danni a causa delle invasioni barbariche, per cui nuceli cospicui d'abitanti, particolarmente durante il saccheggio di Attila e l'occupazione longobarda, trasferirono la loro residenza nelle lagune, dando origine ad Eraclea.

Il cristianesimo penetrò relativamente tardi, come negli altri centri della «Venetia et Histria»; con buona probabilità (epigrafe paleocristiana di Sabiniana, vescovo Epodio degli inizi del sec. v.), era bene organizzato nella seconda metà del sec. IV, quando si costituì la sede vescovile, che, dopo Marciano, continuò fino al sec. VII.
Nel 667 Grimoaldo distrusse O. e ne divise il territorio tra il Friuli, Treviso e Ceneda. Da questo momento Ceneda, che era centro di ducato, divenne probabilmente sede vescovile, mentre O., dopo un periodo di abbandono, lentamente risorse per rifiorire nei tempi migliori della Repubblica Veneta.

Arte. - Il Museo civico, disposto in locali del Municipio, raccoglie monumenti e suppellettili d'epoca romana, un discreto medagliere del periodo imperiale, capitelli, colonne, esemplari di scultura funeraria con buoni ritratti; i tappeti di pavimenti musivi a bianco e nero, e particolarmente altri con scene di caccia (fine del sec. II d. C.), sono stupendi di vita e movimento, armoniosi di colore in una gamma vivida di gusto impressionistico. Altri musei con resti di casa romana sono riapparsi recentemente (1951) ad opera dell'«Associazione amici di Opitergium», sodalizio che si propone di ricostruire la storia e la topografia dell'antica città con scavi sistematici. Del Rinascimento sono alcune case a portici, affrescate, che danno ad O. un aspetto caratteristico, determinando nella piazza principale una zona pittoresca e monumentale. Il Duomo quattrocentesco, da poco ri-pristinato, con unica navata dall'ampio respiro spaziale e con zona absidale rialzata triforme ed agile cupola, sorge su precedenti costruzioni paleocristiane e medicinali, ha le pareti affrescate (sec. XV) e conserva un tappeto musivo romano con cornici a gialli, reimpiegato nel presbiterio, dipinti di Palma il Giovane, di Pomponio Amalteo (portelle dell'organo), del Bellunello (Madonna), bassorilievi con la Vergine su cattedra e in tabernacolo (arte veneta del sec. XIV della scuola di De Sanctis e con influssi psiani).

BIBL.: G. Mantovani, Museo opitergino, Bergamo 1874; D. Visentin, Il duomo di O., 11/1942; A. Maschietto, S. Tiziano, Oderzo 1932; id., S. Magno, 11/1933; P. Paschini, Storia del Friuli, I, Udine 1934; id., Le origini della Chiesa di Ceneda, in Miscell. Mercati, V (Studi e testi, 126), Città del Vaticano 1946, pp. 145-59.