ODORICO da Pordenone, beato. - N. a Villanova di Pordenone fra il 1269 e il 1272 dai Mattiussi, famiglia italiana. Ancor giovanissimo abbracciò la vita francescana nel convento di S. Francesco di Udine. Ordinato sacerdote, chiese ed ottenne di recarsi in missione nell'Estremo Oriente.
Non è facile stabilire quando egli abbia iniziato la memoranda peregrinazione che durò trentatré anni, attraversò i centri popolati dell'Asia. S'imbarò a Venezia e raggiunse Trebisonda, importantissimo scalo. Di lì iniziò il suo cammino per terra. Penetrò nell'Armenia e nella Persia, ad Ormuz si imbarcò su di una nave araba e in ventotto giorni raggiunse Tana alle foci dell'Indo, ove poco prima erano stati martirizzati quattro francescani, tra cui Giacomo da Padova. Raccolse le reliquie dei martiri e continuò il viaggio girando la punta estrema dell'India, toccò Ceylon, navigò il mare delle Indie e pervenne alle isole Nicobar, Sumatra, Giava e Borneo, primo europeo che poneva piede su quelle terre. Sbarcò poi a Kuang-ceu nella Cina meridionale e giunse a Zaiton dove trovò i primi due conventi francescani ed ivi depositò i resti dei martiri di Tana. Poi raggiunse Camsay, la Quinsay di Marco Polo, passò a Nanchino e proseguì il suo cammino per il canale imperiale e più oltre il fiume Azzurro. Nel 1326 fondò la chiesa di Sin-Ching (Shantung). Oltrepassato il Fiume Giallo, raggiunse finalmente Pechino, metà del suo viaggio, capitale dell'Impero mongolo e residenza di Giovanni da Montecorvino, metropolita dell'Oriente, dove si fermò tre anni. Con il suo zelo e con una vita mirabile riuscì a convertire oltre ventimila infedeli e a superare pericoli e disagi d'ogni specie, fino a rischiare più volte la vita. Per volontà di fra' Giovanni da Montecorvino si accinse a ritornare in Europa per riferire al Papa ogni cosa. Lasciò il Cataio attraversando il conti nte, giungendo fino al Tibot (Tibet). Percorse il Turkestan orientale, seguendo la caravaniere ben nota del bacino del Tarim e, superate le alte valli del Pamir, si calò nell'Afganistan, di là passò nella Persia settentrionale e, attraverso le valli armene, raggiunse Trebisonda. Nel 1330 arrivava a Venezia dopo aver percorso ca. cinquantamila chilometri. S'incamminò alla volta di Avignone per riferire del suo viaggio al papa Giovanni XXII ma, giunto a Pisa, ammalò gravemente; si ritirò allora a Padova, nel convento del Santo, ove nel maggio del 1330 dettò a fra' Guglielmo da Solagna la relazione dei suoi viaggi. Finalmente da Padova andò a Udine ed ivi morì santamente il 14 genn. 1331. Benedetto XIV gli riconobbe il culto di beato che gli era stato ininterrotta mentre prestato. Il suo corpo si venera ora nella chiesa del Carmine in Udine, raccolto in un ricco mausoleo.
La relazione lasciata da O. dei suoi viaggi costituisce, insieme a quelle di altri noti viaggiatori, la fonte principale delle più antiche e sicure informazioni sui paesi dell'Estremo Oriente durante il medioevo. In essa O. riferisce brevemente quanto poteva interessare religiosi e secolari, ma più i secondi che i primi, poiché le notizie meravigliose prevalgono su quelle pie. Si diffonde a parlare dei prodotti, del traffico e delle ricchezze dell'Asia, senza accennare mai a se stesso e tanto meno preoccuparsi di dare fama al suo nome. Se il latino usato è ben povera cosa, supplisce la semplicità e l'assenza assoluta di ogni forma ampollosa e iperbolica, ciò che è segno e garanzia di sincerità.

O. è giustamente riconosciuto come un pioniere della vita missionaria e uno dei più celebri viaggiatori italiani.
Innocenzo Giuliani
O. EIRAS, *Diocesi di. - Città e diocesi nello stato di Parà nel Brasile.*
Ha una superfice di 70.000 kmq., con una popolazione di 350.000 ab., dei quali 348.000 cattolici. Conta 8 parrocchie con 6 sacerdoti diocesani, un seminario, due comunità religiose femminili.
La diocesi fu creata dal papa Pio XII con la cost. apost. *Ad Domini gregis* del 16 dic. 1944, per smembramento della diocesi di Piani (v. TERRESINA); la chiesa parrocchiale di S. Maria della Vittoria fu elevata a grado di dignità di cattedrale. Il vescovo mons. F. Espedito Lopes prese possesso solo il 6 genn. 1949.
O. ENGUS (AENGUS, latinizzato *Aengusius, Aeneas*), santo. - Monaco irlandese detto «il Culedo» (v. CULDEI), n. a Cluain-Ednéch (Clonenagh, nel Leix), m. ivi l'11 marzo 824. Educato nella scuola monastica locale, dopo un periodo di vita eremitica passò a Tamalchta (Tallaght) facendosi discepolo del fonda-
tore s. Maelruan, con cui collaborò al Martirologio di Tallaght (dei santi irlandesi), ultimato ca. il 790. Dopo la morte del maestro (792) tornò al suo primitivo ritiro di Disert-Oengusa. Scrittori antichi lo dicono abate e vescovo di Clonenagh, ove ebbe sepoltura.
O. è celebre per il suo Martirologio, detto Félire (Contrologio) Oengusso, in versi celtici, di sei sillabe, raggruppati in quartine. Oltre al martirologio propriamente detto, il poema ha un prologo di 340 versi e un epilogo di 566, in cui si spiega il metodo seguito, si fanno le lodi dei santi in genere e si proclama il trionfo del popolo di Dio in Irlanda. Il Félire fu terminato verso l'800. I santi ivi commemorati, benché in parte forestieri, specie se martiri, in prevalenza sono del paese (ultimo, al 7 luglio, s. Maelruan), così che l'opera è veramente un testimonio del carattere nazionale unificato della vecchia Chiesa irlandese (Kenney). A O. è attribuito anche il Saltain na Rann (Salterio delle quartine), il più lungo poema religioso irlandese (oltre duemila quartine, in 162 compimenti), con temi desunti dal Vecchio e Nuovo Testamento; ma sembra che il verso 800, con il nome dell'autore (O. cèle Dé), sia una interpolazione; comunque il poema contiene almeno aggiunte che scendono fino al sec. X.