Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Liturgia Libri liturgici

OMILIARIO

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Noto anche come: latino: homiliarius

OMILIARIO. - Da homiliarius, homiliarius liber doctorum, propriamente, in origine, indicava una raccolta di discorsi dei ss. Padri sui Vangeli ad uso dei concionatores: un prontuario di predicazione (nel senso e scopo con cui nel 1903 il card. G. Vives pubblicò l'Homiliarius Breviarii Romani... in usum concionatorum et scholarum sacrae eloquentiae). Sermonario, invece, era un repertorio di trattati o commenti patristici ai salmi o ad altri libri della S. Scrittura, per servire di lettura nell'Ufficio divino. Questi termini, però, non ebbero né hanno un valore assoluto; a o., abbandonato il significato primitivo, si annette quello di sermonario: « Omeliae sive tractatus beatorum Ambrosii, Augustini, Hieronymi, Fulgentii, Leonis, Maximi, Gregorii et aliorum catholicorum et venerabilium patrum legendae per totum anni circulum », si legge in un manoscritto di Montpellier del sec. IX. Il titolo degli o. è in genere assai prolisso. Al titolo segue la lista dei capitula, cioè l'indice delle materie. La divisione dell'o. in due volumi è la più frequente: il primo contiene le homiliae dalla 1ª domenica di Avvento o da Natale al Sabato Santo, il secondo da Pasqua alla fine dell'anno.

Al principio, nell'Ufficio vigilare difficilmente si ammettevano altre letture all'infuori della S. Scrittura (fanno eccessione gli Acta Martyrum, nel loro anniversario). Il Nuovo Testamento, specie le epistole paoline, aveva la preferenza. A lungo andare, per evitare ripetizioni, si aggiunse la lettura del commento dei ss. Padri. Un o. fu compilato dal vescovo ariano Massimino (sec. v; cf. B. Capelle, Un homiliaire de l'évêque arien Maximin, in Revue bénédictive, 34 [1922], pp. 81-108): ma si tratta d'una raccolta ad uso parenetico. S. Benedetto (m. nel 543) nella Regula (cap. IX) prescrive: «Legantur... expositiones earum quae a nominatis doctorum orthodoxis catholicis patribus factae sunt». Se il testo si riferisce ad una raccolta a sé stante, si avrebbe qui (inizio sec. VI) il primo accenno ad un o. Cassiodoro (m. nel 570) dispone altrettanto (De instit. divin. litt., I, praef.), al pari di s. Gregorio Magno (m. nel 604; Epist., XII, 24: PL 77, 1234), ed è noto che le sue quaranta omelie sui Vangeli si diffusero dovunque per la lettura pubblica nelle chiese. Col crescente interesse per la liturgia nei secc. VIII-IX e la codificazione dei libri liturgici queste raccolte si moltiplicarono. Le chiese più importanti, come le basiliche romane, ebbero propri o. Ne compilarono il prete romano Agimundo (m. nel 730) per la basilica dei SS. Filippo e Giacomo (oggi SS. XII Apostoli), s. Beda il Venerabile (m. nel 735) ed Alcuino (m. nell'804: G. Morin, L'homiliaire d'Alcuin retrouvé, in Rev. bénéd. 9 [1892], pp. 491-97). Anche le chiese secolari ne furon provviste (v. il cosiddetto Ordo di Giovanni archicantor che in realtà è una riutilizzazione del Capitulare ecclesiasticae [!] ordinis del sec. VIII, in M. Andrieu, Les Ordines Romani du haut moyen âge, III, Les textes, Lovanio 1951, p. 177).

OMILIARIO - O. scritto da «Agimandus presbyter basilicae SS. Apostolorum Philippi et Jacobi» (Roma); omelia di s. Agostino in Joan. Evang. Tract., 44: PL 35, 1713 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3836, f. 299 (inizi
OMILIARIO - O. scritto da «Agimandus presbyter basilicae SS. Apostolorum Philippi et Jacobi» (Roma); omelia di s. Agostino in Joan. Evang. Tract., 44: PL 35, 1713 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3836, f. 299 (inizio del sec. VIII).(fol. Enc. Catt.)
Illustration

Particolare interesse presentano due o.: quello che Paolo Diacono (m. nel 797?) compose per incarico e con prefazione di Carlomagno (PL 95, 1159-1566; cf. F. Wiegand, Das Homilianium Karls des Grossen auf seine ursprüngliche Gestalt untersucht, Lipsia 1897) diffusissimo nel medioevo, restato fino al Concilio di Trento, fonte principale dell'attuale o.; e il gruppo degli o. sbocciati presso la basilica di S. Pietro in Vaticano, studiati recentemente dal p. G. Löw, secondo cui, a S. Pietro, nel sec. IX fu fatta copia d'un sermonario di carattere arcaico e prettamente romano, esistente nel cod. Basil. C 105, in seguito più volte ricopiato (cod. Basil. C 107 [sec. XII], C 106 [sec. XIV] arch. di S. Pietro), rimasto in uso fino al sec.

XVI. Questo o. è identico a quello attribuito ad Alano di Farfa (m. nel 770), scritto ca. l'anno 760 e assai divulgato fin dal sec. VIII nella Germania meridionale, e all'altro di Eginone da Verona (m. nell'802), scritto ca. l'anno 800 e in uso nell'abbazia sveva di Reichenau-Niederzell. In realtà tutti e tre questi sermonari (il Basil. C 103, Alano ed Egino) non sarebbero che copie di un unico antico e autentico Sermonario di S. Pietro del sec. VI. Con l'inserzione delle lezioni nel corpo del Breviarium gli o. perdettero la loro importanza pratica e scomparvero dall'uso. Le lezioni patristiche si leggono nel II Notturno (sermones) e nel III (homiliae) dell'Ufficio divino utilizzando gli scritti dei più grandi Padri e Dottori della Chiesa, latini e greci, vi sono utilizzati. Tra i latini viene al primo posto s. Agostino, con 363 lezioni, prese principalmente dai Sermones e dal Tractatus in Evangelium secundum Joannem. Seguono s. Gregorio Magno (220 lezioni), s. Ambrogio (180), s. Girolamo (130), s. Leone Magno (75), s. Beda (57), s. Bernardo (47), s. Ilario (36), s. Cipriano (15). Sono inoltre rappresentati s. Bonaventura, s. Tommaso d'Aquino, s. Bernardino da Siena, s. Francesco di Sales, s. Roberto Bellarmino, s. Pietro Canisio. Tra i Padri greci tiene il posto d'onore s. Giovanni Crisostomo con 117 lezioni, seguito da s. Atanasio, s. Basilio, s. Cirillo di Gerusalemme, s. Cirillo d'Alessandria, s. Gregorio Nazianzeno, s. Efrem. La paternità delle lezioni non è sempre certa; se ne occupò ripetutamente e, dati i tempi e i mezzi scientifici disponibili, con successo, l'acribia dei revisori di s. Pio V e Urbano VIII (specialmente Bartolomeo Gavanti, 1638), senza però riuscire a restituire al vero autore o ad espungere tutte le lezioni apocrife, delle quali il Breviario ospita ancora un buon numero (v. elenco in G. Morin, Critique des sermons et homélies apocryphes du Bréviaire romain, in Anecdota Maredsolana, I, 1913, pp. 487-501, ripubblicato dal Bäumer [v. bibl.], II, pp. 452-60 e dal

(da Ephemerides liturgicae, 1917, p. 311)

OMILIARIO - Sermonario di Alano di Farfa: omelia per la vigilia di Pasqua - Monaco di Baviera, Biblioteca, ms. Clm. 14368 (cod. Emmeran. D 93 del sec. IX).

Righetti [v. bibl.], II, pp. 537-39). Dal tempo di Pio IX per i sermones è invalso l'uso di servirsi anche di testi ufficiali pontifici. Quanto alla lunghezza delle pericopi nella revisione di Pio V si tenne la misura delle lezioni del Breviario della Curia (secc. XIV-XV), ma in seguito ci fu la tendenza ad una certa prolissità.

Bibliografia6 opere
BIBL.: uno studio d'insieme sugli o. manca ancora. Per qualche nozione generale si veda S. Bäumer, Hist. du Bréviaire, trad. franc., I, Parigi 1905, pp. 409-13; M. Righetti, Man. di storia liturg., I, 2ª ed., Milano 1950, pp. 251-52, e II, ivi 1949, pp. 535-539; sul gruppo romano: E. Hosp, Il Sermonario di Alano di Farfa, in Eph. liturg., 50 (1936), pp. 375-83; 51 (1937), pp. 210-41; G. Löw, Il più antico sermonario di S. Pietro in Vaticano, in Rivista di arch. crist., 19 (1942), pp. 143-83; id., Ein stadtömisches Lehtionar des VIII. Jahrhunderts (Cod. Vat. lat. No. 3835 und 3836), in Röm. Quart., 37 (1929), pp. 15-39 (Sermonario di Agimundo).

Annibale Bugnini

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Di Annibale Bugnini

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 120–123.

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Bugnini, Annibale. “Omiliario.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 120–123. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/omiliario.

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Bugnini, Annibale. “Omiliario.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 120–123. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/omiliario.

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