OMILIARIO
OMILIARIO - O. scritto da Agimundus presbyter basilicae SS. Apostolorum Philippi et Jacobi (Roma): omelia di S. Agostino in Joan. Evang. Tract., 44: PL 35, 1713 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3836, f. 209 (inizio del sec. VIII).
preferenza. A lungo andare, per evitare ripetizioni, si aggiunse la lettura del commento dei ss. Padri. Un o. fu compilato dal vescovo ariano Massimino (sec. v; cf. B. Capelle, Un homiliaire de l'évêque arien Maximin, in Revue bénédictine, 34 [1922], pp. 81-108): ma si tratta d'una raccolta ad uso parenetico. S. Benedetto (m. nel 543) nella Regula (cap. IX) prescrive: «Legantur... expositiones earum quae a nominatis doctorum orthodoxis catholicis patribus factae sunt». Se il testo si riferisce ad una raccolta a sé stante, si avrebbe qui (inizio sec. VI) il primo accenno ad un o. Cassiodoro (m. nel 570) dispone altrettanto (De instit. divin. litt., I, praef.), al pari di s. Gregorio Magno (m. nel 604; Epist., XII, 24: PL 77, 1234), ed è noto che le sue quaranta omelie sui Vangeli si diffusero dovunque per la lettura pubblica nelle chiese. Col crescente interesse per la liturgia nei secc. VIII-IX e la codificazione dei libri liturgici queste raccolte si moltiplicarono. Le chiese più importanti, come le basiliche romane, ebbero propri o. Ne compilarono il prete romano Agimundo (m. nel 730) per la basilica dei SS. Filippo e Giacomo (oggi SS. XII Apostoli), s. Beda il Venerabile (m. nel 735) ed Alcuino (m. nell'804: G. Morin, L'homiliaire d'Alcuin retrouvé, in Rev. bénéd. 9 [1892], pp. 491-97). Anche le chiese secolari ne furono provviste (v. il cosiddetto Ordo di Giovanni archiconator che in realtà è una riutilizzazione del Capitulare ecclesiasticae [I] ordinis del sec. VIII, in M. Andrieu, Les Ordines Romani du haut moyen âge, III, Les textes, Lovanio 1951, p. 177).
Particolare interesse presentano due o.: quello che Paolo Diacono (m. nel 797?) compose per incarico e con prefazione di Carlomagno (PL 95, 1159-1566; cf. F. Wie-gand, Das Homiliarium Karls des Grossen auf seine ursprüngliche Gestalt untersucht, Lipsia 1897) diffusissimo nel medioevo, restato fino al Concilio di Trento, fonte principale dell'attuale o.; e il gruppo degli o. sbocciati presso la basilica di S. Pietro in Vaticano, studiati recentemente dal p. G. Löw, secondo cui, a S. Pietro, nel sec. IX fu fatta copia d'un sermonario di carattere arcaico e prettamente romano, esistente nel cod. Basil. C 105, in seguito più volte ricopiato (cod. Basil. C 107 [sec. XII], C 106 [sec. XIV] arch. di S. Pietro), rimasto in uso fino al sec. XVI. Questo o. è identico a quello attribuito ad Alano di Farfa (m. nel 770), scritto ca. l'anno 760 e assai divulgato fin dal sec. VIII nella Germania meridionale, e all'altro di Eginone da Verona (m. nell'802), scritto ca. l'anno 800 e in uso nell'abbazia sveva di Reichenau-Niederzell. In realtà tutti e tre questi sermonari (il Basil. C 105, Alano ed Eginio) non sarebbero che copie di un unico antico e autentico Sermonario di S. Pietro del sec. VI. Con l'inserzione delle lezioni nel corpo del Breviarium gli o. perdettero la loro importanza pratica e scomparvero dall'uso. Le lezioni patristiche si leggono nel II Notturno (sermones) e nel III (homiliae) dell'Ufficio divino utilizzando gli scritti dei più grandi Padri e Dottori della Chiesa, latini e greci, vi sono utilizzati. Tra i latini viene al primo posto s. Agostino, con 363 lezioni, prese principalmente dai Sermones del Tractatus in Evangelium secundum Joannem. Seguono s. Gregorio Magno (220 lezioni), s. Ambrogio (180), s. Girolamo (130), s. Leone Magno (75), s. Beda (57), s. Bernardo (47), s. Ilario (36), s. Cipriano (15). Sono inoltre rappresentati s. Bonaventura, s. Tommaso d'Aquino, s. Bernardino da Siena, s. Francesco di Sales, s. Roberto Bellarmino, s. Pietro Canisio. Tra i Padri greci tiene il posto d'onore s. Giovanni Crisostomo con 117 lezioni, seguito da s. Atanasio, s. Basilio, s. Cirillo di Gerusalemme, s. Cirillo d'Alessandria, s. Gregorio Nazianzeno, s. Efrem. La paternità delle lezioni non è sempre certa; se ne occupò ripetutamente e, dati i tempi e i mezzi scientifici disponibili, con successo, l'archia dei revisori di s. Pio V e Urbano VIII (specialmente Bartolomeo Gavanti, 1638), senza però riuscire a restituire al vero autore o ad espungere tutte le lezioni apocrife, delle quali il Breviario ospita ancora un buon numero (v. elenco in G. Morin, Critique des sermons et homélies apocryphes du Bréciaire romain, in Anecdota Maredsolana, I, 1913, pp. 487-501, ripubblicato dal Bäumer [V. BIBLICA.], II, pp. 452-60 e dal (da Ephemerides liturgicae, 1877, p. 21).

Righetti [V. BIBLICA.], II, pp. 537-39). Dal tempo di Pio IX per i sermones è invalso l'uso di servirsi anche di testi ufficiali pontifici. Quanto alla lunghezza delle pericopi nella revisione di Pio V si tenne la misura delle lezioni del Breviario della Curia (secc. XIV-XV), ma in seguito ci fu la tendenza ad una certa prolissità.