ORAZIONE (LITURGIA)

ORAZIONE (LITURGIA). - Qui il termine o. è preso nel significato preciso, che assume nella liturgia la preghiera recitata dall'officiante (vescovo o sacerdote) come interprete presso Dio dei sentimenti di lode, di supplica, di adorazione, comuni a tutti i fedeli, indirizzati a lui in loro nome.

Prima, queste o. erano composte dall'officiante stesso (Giustino, *Apol.* 1, 67); ma già nei primi secoli se ne notarono, raccolsero e ripeterono parecchie, ben composte, (p. es., *Didaché, Eucologion* di Serapione, Sacramentari romani). In seguito l'o. si specificò nelle 4 o. della Messa: la 1ª, detta *Colletta*, prima delle letture; la 2ª, all'Officeria dei doni (*Super oblata, Secreta*), la 3ª, dopo la Comunione (*Postcommunio, Ad complendum*) la 4ª, recitata sul popolo (*Super populum*), e infine il termine o. si restringe specialmente alla prima, l'oratio per eccellenza.

I caratteri specifici dell'o., specialmente nella *Colletta*, sono: 1) di essere una supplica, riserbando la lode e il ringraziamento alle altre o. eucaristiche; questa supplica si tiene sulle generali e non discende mai troppo al minuto e quando si accenna all'intercessione dei santi od a qualche mistero, ciò avviene unicamente per appoggiare la nostra preghiera; 2) una supplica universale: cioè o. di tutti e per tutti, per un bene di tutta la comunità; il che si manifesta nel soggetto «noi» («quasumus», «preces nostras»), nell'oggetto («ut... serviamus», «ut... vivere valeamus»); 3) una supplica assolutamente spirituale nelle sue domande; si domandano sempre beni spirituali e soprannaturali («sic transeamus per bona temporalia, ut non amittamus aeterna» [domenica 3ª di Pentecoste]).

Secondo un principio liturgico tutte le o. vengono

nei giorni commemorativi o festivi sia del Signore, sia dei Santi. Si può dividere l'o. anche in due parti: preludio e tema, o invocazione e petizione, più o meno ampiamente o brevemente svolte. Il preludio comprende l'indirizzo con l'ampliamento, cioè il fondamento della nostra domanda; il tema contiene la domanda stessa (Preludio: Deus qui nos in tantis periculis... non posse subditare, tema: da nobis... ut... vincamus). L'invocazione può precedere la petizione, ma anche seguirla (Exciita... Largire...). Altre particolarità delle antiche o. classiche sono la conveniente disposizione dei vari membri, ben proporzionati fra loro e arricchiti di complementi, di paralleliismi e di antitesi, e l'eufonia basata sull'euritmia delle clausole, sia incidentali che finali, sulle successioni armoniche di parole e di sillabe, cioè nell'uso del «cursus», in tal modo, le Collette romane mostrano in generale un carattere di sobrietà e d'eleganza.

BIBL.: J. A. Jungmann, Die Stellung Christi im liturg. Gebet, Münster 1925, pp. 102-107, 186-87; J. Cochez, La structure rythmique des orations (Cours... Semaines liturg., VI), Lovanio 1927, pp. 139-50; P. Alfonso, L'Ecologia rom. antica. Lineamenti stilistici e storici, Subiaco 1931; P. Salmon, Les protocoles des orations du Missel romain, in Eph. lit., 45 (1931), pp. 140-47; H. Rheinfelder, Zum Stil der latein. Orationen, in Jahrb. für Liturgiewissensch., 11 (1931), pp. 20-34; O. Casel, Beiträge zu röm. orationen, ibid., pp. 35-45; G. De Stefani, La S. Messa nella lit. r., Torino 1935, pp. 420-42; M. G. Haessly, Rhetoric in the Sunday Collects of the Roman Missal, Saint Louis 1938; P. Alfonso, I riti della Chiesa, III, Roma 1945, pp. 40-44; G. Brinkman, La S. Messa, ivi 1945, pp. 75-81; J. A. Jungmann, Misurum Sollemnia, I, Vienna 1949, pp. 460-74; M. Righetti, Man. di st. lit., I, Milano 1950, pp. 202-209; F. Di Capua, Currus, in Enc. Catt., IV, coll. 1083-92.