ORCAGNA, ANDREA

ORCAGNA, ANDREA - Adorazione dei Re Magi. Particolare del tabernacolo di A. O. nella chiesa di Orsanmichele - Firenze.

indirizzate a Dio, cioè al Padre, interponendo la mediazione di Cristo (I Pt. 4, 11; I Clem., 61; Tertulliano, Adv. Marcion., IV, 9). Il Concilio di Ippona, nel 393, precisa che «cum altari assistitur, semper ad Patrem dirigatur oratio». Nella liturgia romana sono rivolte a Dio Padre quasi tutte le o., provenienti dal periodo classico dei Sacramentari cosiddetti leoniano, gelasiano e gregoriano (e in origine anche le o. dell'Avvento); mentre nella liturgia gallicana le o. si rivolgono sovente al Figlio, facendo precedere alla finale la clausola «Salvator mundi». Nel Messale, Breviario, Pontificale e Rituale romano si trovano ca. 50 o. rivolte al Figlio, una sola allo Spirito Santo (nella benedizione dell'abate), ma sono tutte di origine medievale o moderna, posteriori, cioè al sec. XVI; mentre la Colletta ed il Postcommunio della Messa del «Corpus Domini», del sec. XIII, costituiscono le prime eccezioni. Nella conclusione caratteristica romana «Per Dominum...» furono aggiunte più tardi le due apposizioni «Filium tuum» e «Deus», per accentuare la divinità di Cristo.

Nella forma letteraria delle Collette si distinguono un tipo semplice e un tipo più complesso. Il tipo più semplice, ed anche più antico, esprime l'oggetto sostanziale o con forme verbali Concede... Da nobis..., Exaudi..., Praesta..., o con un sostantivo designante la grazia richiesta Auxilium..., Gratiam... Questo tipo occorre anche nelle Secreta e nei Postcommunio. Caratteristico della Secreta è di cominciare la formula con una parola allusiva all'offerta dei doni. Accepta..., Accipe..., Haec hostia..., Haec oblatio..., Haec sacrificia..., Munera... Similmente i Postcommunio riferiscono il frasario della Comunione. Haec communio..., Refecti..., Sacramenta..., Sumpta. Lo schema del tipo più complesso comprende quattro parti o suddivisioni: a) un'allocuzione a Dio, apponendovi attributi (omnipotens, sempitern, Deus) o un'intera proposizione predicativa (Deus qui abundantia pietatis tuae); b) un'invocazione (Concede..., Praesta..., Respite...), con aggiunto quaesumus; c) una domanda (ut...); d) la motivazione della domanda (Per Dominum...). Questo tipo più complesso è proprio delle Collette, non occorre mai nelle Secreta o nei Postcommunio. L'invocazione a Dio con l'aggiunta predicativa qui... viene usata specialmente

e Jacopo e ai numerosi discepoli ed aiuti. Ad ogni modo il suo nome viene insistentemente ripetuto per il frammento di un affresco con il Trionfo della Morte in S. Croce, assegnato invece da qualche studioso al fratello Nardo, pittore di larghe possibilità ed autore degli affreschi della cappella Strozzi in S. Maria Novella con la rappresentazione del Paradiso.

Opera di architettura e scultura insieme è invece il tabernacolo d'Orsannichle, tutto trafori, intagli, rilievi, tarsie, compiuto dall'O. nel suo nucleo principale nel 1359 ma ultimato nella balaustra in bronzo con palazzi, striti marmorei e statue di angeli solo qualche anno più tardi (1366). L'O. appare personalità dominante, in tutt'e tre le arti da lui professate, e se non proprio un reazionario, quegli che con maggior chiarezza e vigore riportano nella metà del '300 un'arte fiorentina avversa a quanto nei maestri della generazione successiva a Giotto poteva sembrare concessione a gusti esotici. Ciò è chiaro, oltre che nella «Pala Strozzi», soprattutto nelle sculture che decorano il tabernacolo d'Orsannichle ove anche le linee architettoniche dell'arco a tutto sesto sembravano enunciare una ragione polemica di fronte ai gioiomi sensi e i pisani che verso la metà del secolo avevano invaso Firenze.

Bibl.: E. Lavagnino, L'arte medioevale, Torino 1936, pp. 599-601, 672-675; L. Coletti, Storia della pittura italiana. I Primitivi, II, Novara 1946, pp. L-LIII; L. Becherucci, Ritrovamenti e restauri caragnesshi, in Bollettino d'Arte, 4a serie, 1 (1948), pp. 24-33; P. Tesea, Il Trecento, Torino 1951, pp. 342, 635-679. Emilio Lavagnino