ORCHESTRA NELLA MUSICA LITURGICA. - La Chiesa fu sempre contraria all'uso di strumenti musicali durante i sacri riti, nonostante che nell'alto medioevo un simbolismo alquanto bizzarro attribuisse agli strumenti e alle loro varie parti corrispondenze sottili con il mondo spirituale, per cui nelle sette corde della cetra vibrano le virtù, la tromba rappresenta il IV Vangelo, la pelle del timpano è la carne mortale e il salterio a 10 corde adombra i 10 comandamenti. S. Tommaso d'Aquino dichiara (Sum. Theol., 2, 2, q. 91) che gli strumenti contribuiscono più a divagare l'anima che a concentrarla.
L'eccezione cospicua, fatta per l'organo, è perfettamente motivata, per un lato dal carattere dello strumento e per un altro dalle restrizioni impone al suo pratico uso (v. ORGANO). Il motu proprio di Pio X sulla musica sacra (22 nov. 1903) lascia una porta aperta ai complessi strumentali: «In qualche caso particolare, nei debiti termini e con i convenienti riguardi, potranno anche ammettersi altri strumenti, ma non senza licenza speciale dell'Ordinario»; e dovranno, come l'organo, servire al canto: «semplicemente sostenerlo e non mai opprimerlo» (§§ 15-16). Al § 19 proibisce l'uso del pianoforte e della batteria e nel § 20 concede: «solo in qualche caso speciale, posto il consenso dell'Ordinario, sarà permessa una scelta limitata, giudiziosa e proporzionata all'ambiente, di strumenti a fiato, purché la composizione e l'accompagnamento da eseguirsi sia scritto in stile grave, conveniente e simile in tutto a quello dell'organo». Queste direttive erano necessarie a condanna di usanze tramandate dal sec. XVIII poiché non è «il canto con accompagnamento di strumento, quanto la voce viva quella che deve risonare nel tempio; la voce del clero, dei cantori, del popolo» (cost. apost. Divini cultus, di Pio XI, 20 dic. 1928; AAS, 21 [1929], p. 33 sgg.). In ossequio a questo principio, anche oggi nelle cappelle papali il canto corale non è mai accompagnato da strumenti, anzi nemmeno dall'organo.
Da tutto ciò è facile ricavare che l'orchestra nel senso pieno del termine, come grande complesso, è senz'altro esclusa dalla partecipazione al servizio divino. Possono invece associarsi alla liturgia complessi di archi o di fiati, quindi anche misti, senza esclusione dell'arpa, e possono i complessi di archi combinarsi con l'organo, purché sempre nei limiti di tempo e nella elevatezza di stile richiesti dalla dignità e spiritualità dell'arte sacra.
Edoardo Carducci Agostini