ORMISDA, PAPA, SANTO

Image from page 238
Image from page 238

ORMISDA, PAPA, santo. - Figlio di Giusto, n. a Frosinone; già diacono di papa Simmaco, gli successe nel pontificato il 20 luglio 514. Carattere pacifico, ma energico tutore dei diritti della Chiesa e difensore della dottrina cattolica, si adoperò grandemente per estinguere i due scismi che alla sua elezione funestava la Chiesa. A Roma c'erano ancora chierici seguaci dell'antipapa Lorenzo (498-515), eletto contro Simmaco; all'avvento di O. costoro ritrattarono il loro errore e fatta pubblica ammenda furono ripristinati nei loro uffici. Ben più importante da risolvere era lo scisma accaiano che dal 484 aveva separato da Roma la Chiesa d'Oriente. Il patriarca di Costantinopoli, Acacio (v.), aveva accettato l'Eno-tico di Zenone, per cui il papa Felice III l'aveva scomunicato. L'influenza del patriarca aveva trascinato nello scisma parecchi vescovi, ligi alla politica imperiale, ed i cattolici avevano dovuto sopportare persecuzioni e maltrattamenti.

Poco tempo dopo l'elezione di O. il duca Vitaliano, comandante dell'esercito danubiano, atteggiandosi a difensore dell'ortodossia e della pace, si ribellò all'imperatore Anastasio e mosse verso Costantinopoli; l'Imperatore, spaventato, accettò le condizioni poste da Vitaliano, fra

le quali prima era quella di restituire l'unione e la pace alla Chiesa, e domando ad O. la convocazione di un concilio per comporre lo scisma. Ma quando nell'ag. 515 i legati di O. giunsero a Costantinopoli con le istruzioni necessarie ed una formola di fede da far sottoscrivere per ritornare all'unione, Anastasio rifiutò di accettare le disposizioni pontificie e rimandò i legati.

Quando questi giunsero a Roma, Anastasio aveva già spedito altre lettere al Papa ponendo le sue condizioni per la pace e cercando di sobillare il Senato contro O.; ma questi non cedette; però accondiscese ad inviare altri legati con lettere all'Imperatore, al patriarca, al clero e ai monaci. Non si approvò a nulla, anzi si tentò di corrompere i legati e poiché le lusinghe riuscirono vane, furono rimandati con lettere aspre ed ingiuriose nei riguardi del Papa.

Morto improvvisamente il 9 apr. 518 Anastasio, fu eletto a succedergli il prefetto del pretorio Giustino, convinto e fervente cattolico. Per prima cosa si affrettò a richiamare i vescovi esiliati dal predecessore, ordinò a tutti l'accettazione integrale del Concilio di Calcedonia, e bandì tutti gli eretici interdicendo loro ogni ufficio. Poi nel sett. scrisse ad O. chiedendo legati per comporre lo scisma. Il Papa spedì, nel gen. 519, una legazione diretta dai vescovi Germano e DIODORO (v.). I legati, istruiti sul modo di comportarsi, portavano seco una formola di fede, da sottoscrivere senza discussione, che imponeva la condanna di Nestorio, Eutiche, Acacio ed altri eretici più compromessi col monofisismo, e l'accettazione totale del Tomus ad Flavianum di papa Leone. Giunti a Costantinopoli nel marzo 519, i legati furono accolti con gioia e segni di rispetto e venerazione da parte di Giustino, del Senato, del clero e del popolo. Diocoro espose egregiamente i motivi della condanna di Acacio ed il patriarca Giovanni sottoscrive la formola di fede, e con lui molti altri. Ci furono però qua e là resistenze, come a Tessalonica dove il vescovo-legato Giovanni fu maltrattato dal popolo, ma l'autorità dell'Imperatore riuscì a ricondurre sulla retta via i recalcitranti.

Intanto a Roma O. dovette interessarsi della questione dei monaci accenti, che volevano si accettasse la formola Unus de Trinitate passus est carne. Quei monaci, già respinti dai legati papali a Costantinopoli, erano venuti a Roma per convincere direttamente il Papa; O., avvisato in tempo, li accolse freddamente e temporeggió, ma poiché si facevano sempre più turbolenti e seminavano zizzania, li cacciò via nell'ag. 520.

Simile sorte toccò anche ai manichei cacciati in esilio e i loro libri bruciati pubblicamente. O. morì il 6 ag. 523; il Martirologio romano lo commemora il 16 ag.

Bibl.: CSEL, XXXV, II, ed. O. Günther, Vienna 1898, p. 499 seg.; Lib. Pont., pp. 269-74; Acta SS. Augusti, II. Parigi 1867, pp. 155-61; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, ivi 1925, pp. 37-40, 48-65; E. Amann, s. V. in DTHC, VII, coll. 161-76; Martyr. Romainum, p. 326.