ORSOLA, santa, martire. - È commemorata nel Martirologio romano il 21 ott. insieme con altre vergini innominate, quali martiri di Colonia. La notizia proviene da un'errata interpretazione di testi, origine di una fantastica leggenda.
Un'antica iscrizione del duomo di Colonia, databile tra il sec. IV ed il V, riferisce di un certo senatore Cremazio che, in seguito a visioni, restaurò una chiesa dedicata ad alcune vergini. Queste erano sconosciute a s. Gregorio di Tours, che pur ricorda la famosa basilica dei cosiddetti «Santi aurei» di Colonia, ed alla redazione del sec. VII del Martirologio geronimiano. Da un discorso della seconda metà del sec. VIII, prima fonte che ne parla, si arguisce che fino a quel tempo le notizie sulle Sante erano poche e contraddittorie. L'autore infatti esplicitamente afferma che niente si sapeva se non che erano martiri; sulla loro origine, alcuni dicevano che erano venute dall'Oriente, altri che provenivano dalla Britannia; incerto pure il loro numero e la vita e non tutte sarebbero state vergini, ma solo la maggior parte; ed è ancor più degno di nota che a capo della schiera non compare O., ma una Pinnosa, figlia di un re della Britannia. Tra il sec. IX ed il X, la leggenda fa un passo avanti: nelle liste delle litanie dei santi, appare qua e là il nome di alcune di queste vergini, ancora però fluttuanti nell'Ordine, finché nel sec. X si registrano undici nomi con a capo O. Il cambiamento tra Pinnosa ed O. può derivare da una iscrizione molto antica e ritrovata nel 1893 che stava nella chiesa dedicata alle vergini, nella quale si parla di una bambina di 8 anni a nome O.; in mancanza di altro si ricorse a quel nome, ed O. divenne la prima della schiera di undicimila compagne. Un numero così

(fot. Brockwell)
(da Catalogo dei Muro)
ICONOGRAFIA. - La leggenda di s. O., fiorita a Colonia, ispirò numerose opere d'arte sia con la figura della Santa, accompagnata per lo più da alcune compagne, sia con la descrizione in più scene della sua romantica storia. Le prime rappresentano variamente la giovane principessa con la freccia, strumento del suo martirio o con il vessillo crociato, o con il manto aperto a protezione dei devoti. Da ricordare il trittico di Stefano Lochner (1440 ca.) con la Glorificazione dei ss. O. e Gereone patroni di Colonia (Colonia, Cattedrale), e fra i dipinti italiani quello attribuito a Niccolò di Pietro (Metropolitan Museum, Nuova York), quello di Antonio Vivarini (Seminario, Bre-

ORSOLINE - S. Angela Merici, fondatrice delle O. (1474-1540). Ritratto di Moretto da Brescia preso dalla salma della Santa nel 1540 - Roma, Casa generalizia delle O. dell'Unione Romana.
scia), altro di artista pisano del '300 (Museo, Pisa), il dipinto del Moretto (Museo del Castello, Milano), la pala del Tintoretto (s. Lazzaro dei Mendicanti, Venezia). I cicli in più episodi seguono le diverse redazioni della leggenda, arricchendosi anche talvolta della personale fantasia degli artisti. Le prime illustrazioni pare siano quelle incise su due coppe di bronzo per uso liturgico, di arte renana (secc. XI-XII), conservate l'una in raccolta privata, l'altra al Museo di Aix-la-Chapelle; importanti sono pure le incisioni illustrative al testo della «legenda» di Jacopo da Varagine o a quello delle varie «Sacre rappresentazioni» (Bibl. Marciana, Venezia). Però gli esempi di maggior interesse si trovano soprattutto nell'arte pittorica.
Dei cicli principali tre sono dovuti alla scuola di Colonia tra la seconda metà del sec. XV e i primi del sec. XVI: le 15 tavole (ora al Kunstgewerbe Museum, Colonia), i 30 dipinti di J. e G. van Scheuwen, datati 1456 (chiesa di S. O., Colonia), e le 18 tavolette (not. Il Sogno) di anonimo detto il «Maestro della leggenda di s. O.» (Museo Wallraf-Richartz ed altri musei e collezioni). Nel Belgio si ha il reliquiario di S. Odilia a Kerniel, dipinto ca. il 1292 con storie che si ricollegano alla nostra leggenda; a Bruges due opere di grande importanza: otto riquadri dipinti da un maestro locale del '400 (convento delle Soeurs Noires) e la celebre cassa-reliquiario (Hôpital St-Jean), con i mirabili pannelli dipinti da H. Memling verso il 1489. Ma la leggenda s'era già nel '300 diffusa nel Veneto: così, oltre ad un paliotto attribuito a Maestro Paolo (già collezione Queiroy, Parigi) ed agli affreschi di modesto valore della chiesetta di Vigo di Cadore, due grandi pittori trattarono questo tema, seguendo la versione della Leggenda aurea e trasferendolo con estro fantastico nel loro ambiente: Tommaso da Modena, sulla metà del '300, negli affreschi della chiesa di S. Margherita a Treviso (ora al Museo della città); Vittore Carpaccio, nell'ultimo decennio del '400, nei nove teleri dipinti per la scuola di S. O. a Venezia (ora alle Gallerie dell'Accademia). Anche nella Spagna si trovano riflessi della nostra leggenda, in opere di maestri
catalani del '400: p. es., Retablo (s. Lorenzo, Lerida), tavola a più comparti dipinti (parrocchiale di Cardona); e in un dipinto di un pittore di Valenza (J. Rexach, ca. 1450) ora al Museo di Barcellona. Non mancano anche oggetti ispirati alla leggenda, p. es.: due rilievi tedeschi del '500 in legno colorato con O. e i pellegrini stipati nella nave (Stoccarda, Altertumersammlung), una piccola nave in argento, detta la nave di s. O. (Reims, Cattedrale). In Norvegia, un trittico ligneo con bassorilievi vari della seconda metà del '400, già nella chiesa di Slagen, ora all'Università di Oslo. - Vedi tav. XXIV.