OTRANTO, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in provincia di Lecce. Ha una popolazione di 187.941 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 59 parrocchie servite da 142 sacerdoti diocesani e 30 regolari, un seminario minore, 7 comunità religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 305). Ha per suffragance Lecce, Gallipoli e Ugento. La Cattedrale è sacra all'Annunciazione di Maria Vergine.
I. STORIA
La rinascita di O., dopo la decadenza del periodo romano ad opera della vicina Brindisi, è dovuta alle disperate condizioni politiche di Bisanzio, che, ridotta nella propaggine estrema del Salento, elevò la città a capoluogo politico, militare e religioso della regione omonima. La diocesi idruntina è tuttavia anteriore all'età bizantina, e potrebbe essere assegnata alla fine del IV o ai primi del V sec., quando si pensi alla grande autorità di cui appare rivestito il primo vescovo storicamente noto, quel Pietro (595; Jaffé-Wattenbach, 1400), al quale Gregorio Magno affida la cura di visitare le diocesi vacanti di Brindisi, Lecce e Gallipoli (595 e 601; op. cit., 1696; 1727; 1849) e di assistere all'elezione dei relativi prelati. Seguono poi: Andrea (649), che intervenne al Concilio Lateranense di Martino I, e Giovanni I (680), presente al III Concilio di Agatone I tenuto a Costantinopoli. Nel sec. IX, come si è detto, la Chiesa idruntina entra nell'orbita di Costantinopoli e la sua cattedra annovera vescovi scismatici, dei quali è noto appena qualche nome. È certo però che in questo periodo O. acquista una preminenza decisiva su tutte le sedi vicine e accumula diritti e privilegi, che nessuno poi ardirà più revocare. Fu certamente il patriarca di Costantinopoli a conferire la dignità arcivescovile alla cattedra idruntina, ma è dubbio che sia stato Marco (870), il dottissimo autore dell'Ufficio greco quaresimale, ad esserne investito per primo. Più verosimile sembra che ciò debba attribuirsi, tralasciando qualunque nome di prelati, all'imperatore Niceforo Foca, per ordine del quale nel sec. X il patriarca Poliutto dichiarò metropolitana la sede, con giurisdizione sulle città vicine e sullediocesi di Acerenza, Gravina, Matera, Tricarico e Tursi. L'arcivescovo di O. si ebbe così il titolo di primas Salentinorum, la Croce patriarcale, l'attributo di serenissimo e il diritto di prebende dai faudatari e dai baroni. Solo nel sec. XI O. ritornò alla Chiesa di Roma, ma il rito greco restò tenacemente vivo per lungo tempo. Tra i presuli più eminenti di queste vicende si ricorderà Pietro II (956), che legò la sua Chiesa a Bisanzio; Ugone (1068), che partecipò al Concilio dei vescovi tenuto a Salerno da Alessandro II; Guglielmo, che consacrò la Cattedrale (1088); e Gionata (1163), il primo arcivescovo di rito latino, committente del musaico pavimentale del Duomo.

e fanciulli e trucidarono selvaggiamente tutti gli 800 uomini che, insieme all'arcivescovo Stefano Pendinelli, si erano rifugiati nella Cattedrale (v. ANTONIO PRIMALDO E COMP. B. M). Da allora, la città, pur onusta di gloria, decadde miseramente. Dei presuli che da quell'anno resero la Cattedrale idruntina, si menzioneranno soltanto: Pietro Antonio De Capua (1536-79), che intervenne al Concilio di Trento; Michele Orsi (1722-52), che fondò il Seminario e ornò di marmi il Duomo; Vincenzo M. Morelli (1792-1812), dichiarato dalla Chiesa venerabile. Nel 1818 Pio VII unì ad Ugento anche Alessano e ad O. in perpetuo la chiesa di Castro.
II. MONUMENTI
La Cattedrale, iniziata nel 1080 per la munificenza del normanno duca Ruggiero, fu consacrata 8 anni dopo dall'arcivescovo Guglielmo. Danneggiata dall'assalto saraceno, l'anno dopo fu restaurata dall'arcivescovo Serafino da Squillace - che riposa nel monumento di M. Ferrando di Galatina (1481), autore forse del portale sul fianco sinistro della chiesa - e poi rifatta ancora malamente in forme barocche nel 1674 e nel 1764. Dopo i recenti lavori di ripristino, è riapparsa la sua linea romanica, col bel rosone della facciata costruita a lievi spioventi, gli archi a ghiera sulle 14 colonne di granito, le basi e i capitelli di classica fattura (sorgeva lì presso un tempio a Minerva), e le tre ampie luminose navate. La cripta imponente, triabsidata con cinque navatelle, appartiene al sec. XII ed è sorretta da 68 colonnine ornate di pregevoli capitelli, in cui si avvertono influenze bizantine, indigene e oltramontane. Il superbo musaico, che compose il prete Pantaleone (1163-66) per decorare l'ampia superficie del pavimento della Cattedrale, ha molto sofferto per i guasti del tempo e dei restauri. Perdute le composizioni delle navatelle e dell'abside, restano i riquadri della navata maggiore, nei quali è figurato un albero enorme che allunga i suoi rami per abbracciare scene di ogni genere, audaci e selvatiche nel disegno e nell'esecuzione. Sono mostri ed animali di tutte le specie, scene di caccia e di trionfo (Alessandro che sale al cielo), fatti biblici (Noè nell'arca, Giona, ecc.) e allegorici (i mesi), episodi del Nuovo Testamento(i Protoparenti, Caino e Abele) e leggende della Tavola Rotonda. C'è insomma tutto il mondo multiforme del medioevo, che, vibrando nel fondo bianco del vermiculatum, esprime un'epopea bizzarra di simboli, favole e miti, in un groviglio caotico, nel quale la realtà terrena sconfina e si confonde con la fantasia.
La chiesa di S. Pietro (sec. XII), a croce greca con cupola cilindrica, conserva affreschi romanici e un'architettura pesante con archi fortemente curvi su rozze colonne. Nei dintorni, a sud della città, sorgono gli
avanzì dell'antica abbazia di S. Nicola, eretta dai basiliani tra i secc. vii-viii e rimaneggiata in forme romaniche e gotiche assai eleganti. Distrutta dai Saraceni, benché fosse restaurata, perdette definitivamente il suo prestigio e andò in continua rovina. Altra superba Basilica, oggi ridotta ad un cumulo di ruderi cadenti, fu quella cosiddetta delle Centoporte, dal numero dei suoi ingress
i. Non resta che qualche arco, qualche finestra e la cripta sotterrata dalle rovine
Vedi tav. XXXI.(fot. Alinari)
OTRANTO, ARCIDIOCESI di - Cattedrale. Particolare del musaico pavimentale (1166).
pp. 51-67; X, pp. 269-
270; P.B. Gams, Series episcop., Ratisbona 1872, pp. 910-11; Moroni, L, pp. 61-65; Lanzoni, I, pp. 310-17; Eubci, I, pp. 279-80; II, 166; III, 212; D. Vendola, Rationes decimarum (Studi e testi, 84), Città del Vaticano 1939, pp. 107-10 e 372; Cottineau, II, col. 2154. - Opere particolari: W. Schultz, Denkmäler der Kunst in Unteritalien, I, Dresda 1860, pp. 260-67; S. Castromediano, La Commiss. conservatrice dei monum. stor. e di belle arti di Terra d'O., Lecce 1876, pp. 30-37; E. Aar, Gli studi storici in Terra d'O., Firenze 1888, p. 121 sgg.; L. G. De Simone, Terra d'O., Torino s. d.; anon., Illustraz. dei principali monum. di Terra d'O., Lecce 1889, pp. 19-23; L. Maggiulli, O., ivi 1893; Ch. Dichl, L'art byzantin dans l'Italie mérid., Parigi 1894, p. 170; A. Avena, Monum. dell'Italia merid., Roma 1907, p. 237; E. Bertaux, L'art dans l'Italie mérid., Parigi 1904, p. 448 sgg.; C. A. Garoli, Il pavimento a mosaico della cattedr. di O., in Studi medievali, 2 (1907), pp. 505-14; G. Gigli, Il tallone d'Italia, II, Gallipoli, O. e dintorni, Bergamo 1912, pp. 82-118; L. Maroccia, La cattedr. di O., Maglie 1912; P. Toesca, Stor. dell'arte it., II, Torino 1927, pp. 604, 1083 e passim; H. Teodoru, Eglises cruciformes dans l'Italie mérid. (S. Pietro d'O.), in Ephem. Ducoromana, 5 (1932), pp. 22-34. Pasquale Testini