OTTATA - Prolungamento di una festa liturgica per otto giorni.
I. IDEA E ORIGINI
Il prolungamento di una qualsiasi celebrazione solenne, civile o religiosa, è una cosa naturale; basti pensare, ad es., alle celebrazioni per i defunti le quali, presso molti popoli, e indipendentemente dalla forma di religione, si protraggono, soprattutto trattandosi di defunti raggiunti, devoli, per più giorni (tre, sette, nove; novendici), come pure alle celebrazioni nuziali prolungate per tutta una settimana. Anche le dedicazioni al culto dei templi, specialmente se di grande importanza religiosa o patriottica, erano protratte per più giorni.Anche il Vecchio Testamento presenta alcuni esempi di celebrazioni rituali, protratte per una settimana: come la festa di Pasqua, che in realtà si componeva di due solennità: la Pasqua in senso stretto (14 nisán), e la festa delle capanne, che constava della festa stessa, che durava dal 15 al 21 tistrì, e di un giorno di feste popolari, il 22 tistrì. Così pure le dedicazioni del Tempio di Gerusalemme furono sempre protratte per otto giorni: al tempo della prima dedicazione del Tempio di Gerusalemme sotto Salomone (II Reg. 8, 62 sgg.); come sotto Zorobabel dopo l'esilio (Esd. 3, 8 sgg.; 6, 13 sgg.) e all'epoca dei Maccabei (Mach. 4, 36 sgg.; 10, 1 sgg.) che incontrò il favore delle spiegazioni simbolico-mistiche, tanto in voga presso gli Orientali di cultura ellenistica, dai quali passò ai Padri e poi agli scrittori antichi e medievali. Il numero otto fu considerato, per limitarci ad un solo punto, come il numero perfetto (v. dignità). I Padri, che si erano considerati come una qualche anticipazione della Beatitudine eterna, prefigurava anche la misticamente nel fatto che l'apostolo Tommaso, mandante nella prima apparizione del Signore, dopo la sua Risurrezione era presente e fu convertito e divenne partecipe della gioia di Cristo dopo otto giorni.
II. SVILUPPI
Le prime notizie precise intorno alla celebrazione di un'ora liturgica si hanno nell'anno 335, in occasione della solenne dedicazione delle basiliche costantiniane di Tiro e di Gerusalemme (Eusebio, Vita Const., III, 30). Dall'Itinerarium Aetheriae (attribuito agli a. 393-94) si ha inoltre che allora a Gerusalemme si celebravano l'ora di Pasqua e di Epifania (ed. H. Pétre, Parigi 1948, pp. 241, 205-207). S. Agostino, per tralasciare altre testimonianze, parla spesso delle ore, soprattutto di quella di Pasqua (a octava infantiun), Sermo de temp., 228, 1: PL 38, 1101; «Celebrao feriamur octavarum», in De serm. Diti in monte, 4, 12: PL 34, 1235; «In diebus sanctis octavarum», in De divinatione daem., I, 1: CSEL, XLI, 3, p. 599). L'ora di Pasqua è intimamente legata alla prassi del Battesimo, conferito nella veglia pasquale, e alla partecipazione quotidiana dei neofiti alla liturgia, fino alla deposizione delle vesti bianche del Battesimo. Pertanto anche la Pentecoste, parimenti solennità batte-simale, ebbe un'ora che divenne generale soltanto nel basso medioevo; sebbene la Chiesa romana l'accettasse prestissimo. L'ora di Pasqua, nel Codice teodosiano, divenne festiva anche agli effetti civili (Cod. Theod., II, 8, 2). La festa del Natale, romana d'origine, ebbe presto una ora, sui generis però, dato che vi si intrecciò sin dagli inizi la celebrazione dei «comites Christi», mentre l'ora di Pasqua, ebbe un carattere proprio, come celebrazione mariana. L'ora dell'Epifania è entrata nell'uso occidentale dell'Oriente, ove, al pari di Pasqua, si amministrava il Battesimo. Felice IV (III, 526-30) fu creduto autore di una decretale che ordinava la celebrazione dell'ora della dedicazione di ogni chiesa, basandosi sull'uso della sinagoga; ma la decretale, entrata nel Decretum Gratiani (De consec., dist. I, c. 17), che serve anche di lezione del II Notturno del giorno ottavo della dedicazione, è apocrifa. Il Concilio di Magonza dell'813 (Mansi, XIV, 73 sgg.) accenna in tutto a tre ora, due con otto giorni festivi: Pasqua e Pentecoste e quella del Natale con 4 giorni festivi più l'ottavo. Amalario (v.), oltre all'ora di Pasqua, Pentecoste, Natale e Epifania, ricorda quelle di alcune feste di santi «eorum scilicet quorum festivitas apud nos clarior habetur» ed accenna alla festa dei s. Pietro e Paolo. Egli propone anche l'idea, ripetuta poi dai liturgisti medievali, che la festa stessa di un santo si riferisca alla «requies sanctorum», l'ora invece alla «resurreccio corporum» (Amalario, Liber officialis, IV, capp. 29, 32, 34, 35, ed. I. M. Hannsens [Studi e testi, 139], Città del Vaticano 1938). Il Micrologus (capp. 44), assicura che allora, secondo la prassi romana, si celebravano solo le ore, «di autorità romana», e queste soltanto nel giorno ottavo, non negli altri giorni, eccettuate quelle dell'Assunta e di s. Pietro (PL 151, 1010). Onorio di Autun, nella celebre Gemma animae (I. III, cap. 17: PL 172, 647) sviluppa le idee allegoriche di Amalario circa le ore, ma senza date concrete. Sicardo da Cremona, nel suo magistrale Mitrale (I. V, cap. 7: PL 213, 225-33) inserisce in seguito all'ora del Natale un trattato sulle ore, e enumera quelle del Natale, Epifania, S. Stefano e compagni, Pasqua e Pentecoste. Radolfo da Rivo, nel De canonum observantia, prop. 19 (ed. C. Mohlberg, Rad. de R., der letzte Vertreter der altröm. Liturgie, II, Münster 1915, p. 116 sgg.) informa che si osservarono allora, secondo la prassi romana, due specie di ore, maiores e minores; le prime con celebrazione festiva il primo e ottavo giorno, e nella domenica che cadeva in questo tempo; mentre le altre erano celebrate soltanto nell'ultimo giorno come festa semplice con tre lezioni. Le maggiori erano quelle di Natale, Epifania, Ascensione, Trinità, Corpus Domini, Assunta e Natività di Maria, Pietro e Paolo; le minori quelle di Andrea, Lorenzo, Martino e, presso alcuni ordini (Certosini), Giovanni Battista. Ma al suo tempo gli ordini mendicanti e non poche chiese particolari avevano già incominciato l'uso di ore, per un numero sempre crescente di feste particolari, e non solo a modo di quelle minori, ma con celebrazione piena, almeno con commemorazione quotidiana. Non fa meraviglia quindi che s. Pio V nella riforma dei libri liturgici (Messale e Breviario) abbia limitato severamente le ore; oltre le grandi feste principali, le permise solo per la dedicazione della chiesa per la festa del titolare e del patrono principale canonicamente scelto. Il calendario monastico, approvato sotto Paolo V, non ha alcuna ora. Propria. Nell'edizione del Breviario di Urbano VIII le ore furono escluse dal 17 e 23 dic. (la seguente festa del Natale con la sua ora, portò questa limitazione fino al 2 genn.) e da tutta la Quaresima. Certe ore, (Pasqua, Pentecoste, Epifania, Corpus Domini, Natale, Ascensione) ebbero praticamente una posizione privilegiata di fronte alle altre, però il termine tecnico «ora», privilegiata» appare soltanto durante il sec. XVIII presso alcuni liturgisti, mentre entrò nella fraseologia ufficiale soltanto con Pio X (1911-13).III. STATO ATTUALE
Attualmente si distinguono tre specie di ore: privilegiate, comuni, e semplici. Le privilegiate sono alla loro volta di tre ordini; il privilegio consiste nel fatto che devono essere almeno commemorate e non possono mai essere tralasciate. Le ore comuni invece cedono a feste di grado elevato, le ore semplici, introdotte da Pio V, alla maniera delle ore, minori del medioevo, comportano solo una celebrazione al giorno ottavo. Sin dal secolo passato invase l'uso di chiedere anche per chiese o famiglie religiose particolari, per qualche festa importante, una ora, privilegiata; così, p. es., per Venezia il Corpus Domini (1815); per Roma la festa dei s. Pietro e Paolo (1883; S. Congr. dei Riti, Decr. auth., n. 3581).Il Calendario universale ha attualmente 7 ore, privilegiate, e cioè di 1° ordine: Pasqua e Pentecoste; di 2° ordine: Epifania e Corpus Domini; di 3° ordine: Natale, Ascensione e Cuore di Gesù; 6 comuni: Concezione e Assunzione di Maria; s. Giovanni Battista, Patrocinio di s. Giuseppe, s. Pietro e Paolo, Ognissanti; e finalmente 5 semplici: Natività della Madonna, s. Stefano, s. Giovanni Evangelista, Innocenti e s. Lorenzo. Inoltre le ore,
particolari per le dedicazioni, titolari e patroni principali, e, presso i religiosi, per il fondatore canonizzato.
In ordine cronologico di introduzione (per le o. più recenti) si ha: 1243 (Innocenzo IV), o. della Natività di Maria; 1264 e 1317, Corpus Domini; 1471-84 (Sisto IV), Ognissanti; 1691-1700 (Innocenzo XII), Concezione immacolata di Maria; 1911 (Pio X), solennità di s. Giuseppe; 1929 (Pio XI), s. Cuore di Gesù.